dal comitato cuneese per il NO al referendum
REFERENDUM – Sono circa cinque milioni le italiane e gli italiani che, per ragioni di lavoro o di studio, vivono lontano dalle loro residenze. Nella nostra regione si contano 40.000 studentesse e studenti fuori sede. Il referendum sulla giustizia che si terrà il 22 e il 23 marzo prossimi interverrà sulla Costituzione proponendo una modifica che impatterà in maniera importante e forse irreversibile sugli equilibri di potere che garantiscono la nostra democrazia.
A oggi, in assenza di un intervento del Governo, le persone che vivono fuori sede dovranno scegliere se sobbarcarsi un viaggio di centinaia di chilometri con relativo aggravio di spese per fare ritorno nelle loro regioni di origine e esprimere il proprio voto o in alternativa rinunciare al proprio diritto. Com’è possibile non permettere effettivamente a ogni singola cittadina e cittadino di far valere la propria volontà rispetto alle modifiche proposte della Costituzione?
La classe politica tutta lamenta la crescente astensione dalla partecipazione elettorale ma il Governo Meloni che avrebbe la possibilità di facilitare la vita a milioni di persone con un semplice provvedimento legislativo, così come avvenuto per i precedenti referendum di giugno 2025 su lavoro e cittadinanza, sembra più preoccupato dei sondaggi che di tutelare il diritto di voto. La democrazia si alimenta con la partecipazione e chi ha responsabilità di Governo ha il dovere di mettere in campo ogni azione per favorirne la pratica.
Oggi in tante piazza del Piemonte abbiamo consegnato al prefetto, rappresentante territoriale del Governo, una lettera in cui chiediamo alla presidente Meloni di rivedere la sua posizione e di non avere paura del voto e dell’espressione democratica delle cittadine e dei cittadini italiani. La presidente del Consiglio è ancora in tempo per dimostrare la sua convinta volontà democratica. Basta un semplice articolo di legge!
