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Elezioni Cia Cuneo: Marco Bozzolo nuovo presidente provinciale

All’assemblea di Fossano focus su aree interne e nuova Politica agricola comune

Elezioni Cia Cuneo: Marco Bozzolo nuovo presidente provinciale

AGRICOLTURA – Marco Bozzolo, 36 anni, castanicoltore di Viola, è il nuovo presidente provinciale di Cia Agricoltori italiani di Cuneo.

Laureato in Economia e Commercio all’Università di Genova, con magistrale in Economia dell’Ambiente all’Università di Siena, Bozzolo era già vicepresidente provinciale di Cia Cuneo e presidente regionale dell’Associazione Giovani Imprenditori Agricoli del Piemonte.

L’elezione è avvenuta all’unanimità durante l’Assemblea dei delegati dell’Organizzazione agricola, riunita al castello di Fossano per il rinnovo delle cariche direttive del prossimo quadriennio.

Nel suo mandato Bozzolo sarà affiancato dal vicepresidente vicario Marco Bellone, riconfermato nel segno dell’esperienza e della continuità istituzionale, e da due giovani vicepresidenti, Giacomo Damonte e Diego Botta.

Il presidente uscente Claudio Conterno, impossibilitato a ricandidarsi per aver già svolto due mandati, è stato il primo a complimentarsi con il nuovo presidente. Confermato dal Consiglio direttivo anche il direttore provinciale Igor Varrone, la cui nomina dovrà ora essere ratificata dalle sedi regionale e nazionale della Cia.

Nel ricevere il testimone, Bozzolo ha espresso parole di riconoscenza per Claudio Conterno e per i responsabili che negli anni hanno guidato la crescita strutturale e professionale dell’Organizzazione.

«Gli ultimi anni – ha detto Bozzolo, entrando nel merito dell’analisi del comparto agricolo – ci hanno messo di fronte a crisi che hanno smascherato tutte le fragilità del sistema: la pandemia, la guerra in Ucraina, l’esplosione dei costi energetici e delle materie prime, il cambiamento climatico. Tutto questo ha dimostrato una verità semplice: senza agricoltura non c’è sicurezza, non c’è economia, non c’è coesione sociale».

Tra le priorità del programma sindacale, il nuovo presidente ha indicato la necessità di un dialogo più maturo con l’agroindustria: «Dobbiamo essere aperti a un dialogo più maturo e costruttivo con l’agroindustria, al fine di generare un circuito virtuoso che collabori realmente alla crescita del settore primario. Oggi, per ogni euro speso dai consumatori per l’acquisto di prodotti alimentari, meno di 15 centesimi arrivano in media a remunerare il prodotto agricolo. Il resto del valore viene assorbito dall’industria di trasformazione e, soprattutto, dalla distribuzione commerciale. È evidente che un sistema di questo tipo non è sostenibile nel lungo periodo: il valore deve essere distribuito in modo più equo, altrimenti il modello è destinato a collassare».

Un intervento che ha ripreso i temi affrontati poco prima dal presidente uscente Conterno, soffermatosi su giusto prezzo dei prodotti agricoli, Mercosur, reciprocità delle regole internazionali, Made in Italy e modello Cia per l’Unione europea.

Nella parte dell’assemblea aperta al pubblico si è svolta la tavola rotonda “Dalle aree interne all’Europa: costruire il futuro dell’agricoltura in provincia di Cuneo”, con la partecipazione dell’assessore regionale all’Agricoltura e Cibo Paolo Bongioanni, del direttore nazionale di Cia Agricoltori italiani Maurizio Scaccia, del vicepresidente nazionale Giammichele Passarini, del presidente regionale di Cia Piemonte Gabriele Carenini e dello stesso Marco Bozzolo.

Presenti anche il sindaco di Fossano Dario Tallone, il senatore Giorgio Bergesio, il consigliere regionale Claudio Sacchetto e il presidente della Camera di commercio di Cuneo Luca Crosetto.

Nel dibattito è emersa con forza la specificità della provincia di Cuneo, dove il 90 per cento dei Comuni ha meno di cinquemila abitanti e la metà scende sotto i mille residenti, in un contesto fortemente agricolo. Una realtà che vive l’essere area interna come difficoltà, ma anche come dimostrazione concreta del ruolo dell’agricoltura nel presidio delle montagne e delle zone marginali. Un modello virtuoso, ma difficilmente replicabile altrove, che richiede – è stato sottolineato nelle conclusioni – una strategia strutturale di attenzione verso l’agricoltura delle aree interne, per evitarne l’abbandono e il conseguente degrado ambientale, economico e sociale.

Redazione

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