di Lidia e Battista Galvagno
PENSIERO PER DOMENICA – VI TEMPO ORDINARIO – 15 FEBBRAIO
Ancora per una domenica, prima dell’inizio della Quaresima, ci confrontiamo con il discorso della montagna di Gesù (Mt 5,17-37). Oggi ci vengono proposte quattro delle sei “antitesi”, in cui Gesù ha definito il suo rapporto con la legge di Mosè. La miglior chiave di lettura sono le parole di Paolo ai Corinzi (1Cor 2,6-10): siamo in presenza di una «sapienza che non è di questo mondo».

Gesù è stato un ebreo osservante. Gli studiosi del Nuovo Testamento concordano sul fatto che non c’è nulla, in Gesù, che non sia ebraico: la nascita da donna ebrea – rispettosa delle usanze ebraiche, quali ad esempio la presentazione al tempio – la formazione, verosimilmente nella sinagoga, la dimestichezza con i testi sacri da lui mostrata in tanti momenti di dibattito. Anche la legge veterotestamentaria Gesù l’ha accolta, l’ha osservata, l’ha interpretata correttamente (correggendo alcune “scorciatoie” introdotte dagli uomini, ad esempio quelle relative al divorzio!). Poi – trasgredendo in questo la regola – l’ha integrata e superata, come appare dalla pagina di Matteo su cui stiamo riflettendo.
Un salto in profondità: in questa linea vanno le novità di Gesù. Non basta il rispetto formale delle norme, non basta vigilare sui comportamenti esteriori: Dio “vede” e valuta anche i pensieri della mente e le intenzioni del cuore. Le cattive azioni partono dal cuore, passano per la mente, poi diventano azione. Nel brano di Vangelo di oggi vengono analizzate le dinamiche dell’omicidio, dell’adulterio e dei giuramenti. Gesù, con molto realismo e con acuta conoscenza della psiche umana, spiega che i tradimenti partono dal cuore, dal desiderio. È vero, in un certo senso, che “al cuore non si comanda”, ma l‘uomo può decidere se assecondare o no un sentimento o un desiderio, prima che diventi una passione incontrollabile.
Attenzione all’ira verso il fratello. Gesù mette in guardia da questo sentimento, inteso come l’anticamera dell’omicidio. L’ira, spesso combinata con l’invidia, è come un tarlo che ti rode dentro, che cresce “mangiando” il tuo cuore, per poi esplodere in gesti di violenza devastante. Se Gesù parlasse oggi certo metterebbe in guardia dall’odio diffuso via social, dagli attacchi che “distruggono” le persone, dal bullismo che si accanisce sui più fragili e che talora si configura come una vera e propria istigazione al suicidio. L’ira è un sentimento che può entrare in noi senza che lo vogliamo: l’unica terapia è controllarla prontamente, prima che diventi padrona della nostra mente e del nostro agire.
