Sanremo 2026: tra radici e libertà artistica

Nigiotti e J-Ax raccontano emozioni, cadute e visioni dal palco

Sanremo 2026: tra radici e libertà artistica
J Ax e Enrico Nigiotti - photo©Pierangelo Vacchetto

MUSICA Dal nostro inviato al 76° Festival di Sanremo, Pierangelo Vacchetto. Le dichiarazioni in conferenza degli artisti in gara, dopo la prima serata.

Dalla profondità delle radici al desiderio di libertà assoluta. La prima serata del 76° Festival di Sanremo si chiude con le parole degli artisti, che in conferenza stampa hanno raccontato non solo i brani in gara, ma anche il loro percorso umano e professionale.

Enrico Nigiotti

«Ho fatto quattro volte Sanremo ma ogni volta è sempre diverso sia per il tempo che passa e per la canzone che porti. Mi porto la mia città nei testi sono orgoglioso di essere livornese e il mare è diventato un compagno e anche ieri ho dovuto farmi una passeggiata. Il tempo passa e cambia le cose it regala e ti porta via le persone a volte vorresti fermarlo ma la canzoni hanno il potere di fare una fotografia emotiva e quella emozione riesci a sentirla quando le ascolti le ricanti. Cadere è fondamentale ho due figlioli e da fuori vedi tutto come una metafora e prima di correre sono caduti migliaia di volte e anch’io sono caduto molte volte però l’incertezza della camminata, la fragilità che vanno nascoste. E’ bello solo se vinci mi pace camminare con la resta tra le nuvole. Le nuove generazioni non hanno paura a condividere il lavoro e non sono presuntuosi. Non è Sanremo che mi ha fatto scrivere questo brano è il brano che mi ha fatto pensare a Sanremo. Questo brano è un fiore e questo è un vaso perfetto da metterlo. C’è bisogno di dolore per un po’ di felicità io ho lavorato con mio nonno in campagna e mi diceva che in campagna non c’è bisogno solo di sole ma serve anche la pioggia. Io faccio anche il vino mio, un Bolgheri doc. con duemila bottiglie come fosse un omaggio a mio nonno, è un vino schietto. Nonno Hollywood è una canzone che mi ha fatto capire tante cose. Fu una canzone bocciata da tutti invece è diventato un po’ il nonno di tutta Italia. Molti quando perdono una persona vanno a scrive un pensiero sotto il video di questa canzone. L’unico vero no che devi ascoltare per smettere è il tuo».

Un intervento denso, tra memoria familiare, territorio e consapevolezza del tempo che passa. Per Nigiotti, Sanremo non è un punto di arrivo ma un contenitore capace di amplificare emozioni già nate altrove, nella vita quotidiana e nei legami più autentici.

J-Ax

«Il country è l’ultimo genere che racconta le storie e a questa età dell’incoscienza ho trovato il coraggio di farlo. Sanremo è cambiato se vi ricordate tuti i gruppi giovani non venivano a Sanremo ora che è cambiato è giusto andarci. La canzone rappresenta mia totale libertà artistica. Se devo fare una pazzia posso farlo adesso il verso che preferisco è ti passo la canna del gas. La scelta della canzone La Vita l’è bela perché a casa mia si è sempre sentito ed ascoltato il gruppo del Derby, Cochi e Renato ed il mio amico Paolo Jannacci mi ha presentato a loro e ho chiesto di venire mi hanno detto di se e sono felice. L’evoluzione del mio stile è una colonizzazione al contrario gli americani chi hanno offerto la loro roba io l’ho masticata è fatto un prodotto nuovo. Non darei nessun consiglio alla politica perché non comanda ma amministra. Chi comanda sta sopra di loro. Chi comanda è l’America e loro fanno quello che qualcuno gli dice di fare. La politica vive di consenso e non possono farlo perché perdono consenso. Vogliono tutti che litighiamo nella fascia bassa cosi ci comandano dall’alto. Io devo rispondere con educazione. Volevo fare la parodia delle convention americana e ho preso la federazione italiana delle cheerleader e ho voluto fare vedere i colori della nostra bandiera. Il palco di Sanremo è l’unico momento rimasto dove puoi avere, in mezzo a tanta frammentazione data dalle piattaforme, l’attenzione di molte persone. Ai giovani dice di rimanere curiosi e non pensare di sapere tutto. C’è sempre da imparare tutti i giorni».

Tra provocazione e riflessione, J-Ax rivendica una libertà espressiva totale e riconosce al Festival un ruolo ancora centrale nel panorama musicale italiano: uno dei pochi spazi capaci di concentrare l’attenzione collettiva in un’epoca frammentata.

Due visioni diverse, un’unica cornice: quella dell’Ariston, che continua a essere specchio delle trasformazioni artistiche e personali dei suoi protagonisti.

Redazione

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