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Sequestro di due milioni e mezzo ai trafficanti di rottami e ferro

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di Manuela Zoccola

L’OPERAZIONE – Eseguito un provvedimento di sequestro preventivo per circa 2,5 milioni di euro nei confronti di nove soggetti, di etnia rom e legati da vincoli familiari, ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di evasione fiscale e trasferimento fraudolento di beni.

L’avvio delle indagini

A dare esecuzione al decreto di sequestro, emesso dal Gip del Tribunale di Asti, i finanzieri del Comando provinciale locale. Le indagini, svolte dal Nucleo di Polizia economico finanziaria e coordinate dalla Procura astigiana nell’ambito dell’operazione “Iron veil – Velo di ferro”, sono scaturite a seguito di autonoma attività investigativa delle Fiamme gialle astigiane, mettendo in luce gravi irregolarità penal-tributarie dal 2018 al 2023 da due imprese, con sede nel capoluogo, operanti nel settore della commercializzazione dei rottami ferrosi.

Irregolarità contabili e fiscali

Secondo la ricostruzione delle indagini, le condotte illecite hanno riguardato significative irregolarità contabili e fiscali, consistite soprattutto nel gonfiare artificiosamente i costi deducibili, al fine di ridurre indebitamente la base imponibile e la correlata imposta dovuta, nonché nell’omessa presentazione delle dichiarazioni dei redditi per diverse annualità, integrando (in ragione del superamento delle soglie di rilevanza penale) i reati di dichiarazione infedele e di omessa dichiarazione.

Gli acquisti di lusso con i proventi

I relativi proventi, non dichiarati all’Erario per diversi milioni di euro, venivano in larga parte reimpiegati nell’acquisto di beni mobili e immobili di elevato valore e autovetture di lusso. Secondo le indagini, il capofamiglia aveva posto in essere un articolato sistema di intestazione fittizia di beni a favore di soggetti prestanome, nella quasi totalità familiari e affini. In un caso (con il chiaro intento di sottrarsi alle pretese creditorie dell’Agenzia delle entrate per un rilevante debito Ires nei confronti dell’Erario, che gravava su un’impresa gestita dagli indagati), la distrazione è consistita nel trasferimento del solo ramo d’azienda operativo (good will) a favore una nuova società (“newco”), anch’essa riconducibile agli indagati.

I sequestri

Di fatto, tutti i beni simultaneamente trasferiti rimanevano nell’esclusiva disponibilità del “dominus” degli affari di famiglia, consentendogli un tenore di vita sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati. In fase di esecuzione del provvedimento giudiziario (che ha visto l’impiego di oltre 30 finanzieri e di unità cinofile) sono state effettuate diverse perquisizioni presso i domicili e le sedi delle imprese oggetto di indagine e sottoposti a sequestro un’azienda operante nel settore della raccolta e del commercio di rottami ferrosi, uno stabile composto da tre unità immobiliari con adiacente terreno, tre autovetture di grossa cilindrata, denaro contante e disponibilità finanziarie.

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