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#8MARZO A teatro: la voce e il pensiero di Carla Lonzi con il Teatro del fiasco

L'appuntamento è per domenica 8 marzo, alle 21 al teatro Sociale: a impersonare la protagonista sarà Monica Martinelli

#8MARZO A teatro: la voce e il pensiero di Carla Lonzi con il Teatro del fiasco
Monica Martinelli con le registe Alessia Donadio e Luana Doni.

8 MARZODiritti a teatro, rassegna organizzata dal Teatro del fiasco di Alba, ha proposto spettacoli su Pinot Gallizio, Pier Paolo Pasolini, Teresa Mattei e Mia Martini. Per chiudere il ciclo, l’ultimo, Adesso sono. Carla Lonzi può essere un altro nome, è in programma domenica 8 marzo, alle 21, al teatro Sociale e sarà replicato il mattino successivo, lunedì 9, per le scuole albesi.

Occorre prenotare scrivendo a info@teatrodelfiasco.it o con una telefonata al 328-29.51.067.

Andrea Borgogno, anima della compagnia albese: «Diritti a teatro è giunto alla quinta edizione e come tema portante continua ad avere il teatro civile. È stato fornito un approfondimento su cinque personaggi del Novecento italiano che, con le loro vite e le loro battaglie, hanno dato un contributo fondamentale alla società e ai diritti di cui oggi godiamo e per cui varrebbe la pena continuare a lottare».

Dall’arte al femminismo

L’idea di dedicare uno spettacolo a Carla Lonzi «è nata dopo L’uomo del futuro: prima di diventare la più grande femminista di sempre, fu critica d’arte e allieva di Roberto Longhi. Con Pinot Gallizio instaurò una proficua collaborazione e amicizia. Ci siamo imbattuti nella sua figura durante le ricerche e la preparazione dello spettacolo su Pinot: abbiamo scoperto un personaggio incredibile che valeva la pena approfondire. In Adesso sono la protagonista sarà Monica Martinelli, la stessa attrice che la interpreta in L’uomo del futuro». Durante la replica per le scuole «ci sarà un approfondimento sui diritti delle donne organizzato insieme alla cooperativa Emmaus». Martinelli reciterà in un monologo scritto da lei, Alessia Donadio e Luana Doni, rispettivamente regista e aiuto regista. A occuparsi delle luci sarà Valentina Albanese, della parte tecnica Andrea Abellonio.

Autenticità

Aggiunge la protagonista, attrice braidese classe 1971 e autrice di opere ispirate anche alla narrativa fenogliana: «Lonzi è stata in grado di mettere in discussione tutte le gerarchie, a partire dal rapporto tra critico d’arte e artista. Alcune riflessioni sul femminismo si trovano già all’inizio degli anni ‘60; con la pubblicazione di Autoritratto, nel 1969, chiude la fase di critica d’arte e si dedica completamente al femminismo». Sulla sua figura «avevo studiato qualcosa all’università, ma non in modo approfondito. Leggendo invece i suoi testi, ho capito che la persona e la studiosa convivevano in maniera indissolubile. Grazie all’editore La nave di Teseo si stanno recuperando delle sue opere, come Taci, anzi parla».

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Carla Lonzi.

Nel 1970 «Carla fonda Rivolta femminile con due amiche: il loro era un gruppo femminista diverso rispetto a quello politicizzato di sinistra. Hanno messo in discussione concetti come la dittatura del proletariato e il socialismo, sostenendo che la grande oppressa del patriarcato resta sempre la donna. Dopo dieci ore in fabbrica, le mogli continuavano a essere soggette ai voleri dei mariti o, all’interno del partito, dei compagni». Dopo la sua morte, avvenuta nel 1982 a 51 anni, «sulla sua opera c’è stato un periodo di vuoto, colmato in seguito da alcune filosofe del gruppo Diotima dell’Università di Verona che, dal 1990, hanno ripreso il suo lavoro».

La genesi del testo

Per la stesura del testo «io, Alessia e Luana ci siamo incontrate numerose volte e, per noi, Carla Lonzi è diventata un’interlocutrice. Come si usava in quegli anni, abbiamo fatto autocoscienza: le donne si riunivano senza riferimenti autoriali alti, come filosofi o pensatori, che alla fine erano sempre dei maschi. Carla lasciò pure l’università e pubblicò soltanto su Rivolta femminile».

L’ambientazione dello spettacolo «è una sorta di grande salotto e, pur essendo da sola, dialogo con tutte le compagne di Carla. Abbiamo scelto di riportare i passaggi più significativi, ciò che più mi ha colpito è stato il discorso sull’autenticità: per lei, una vita senza relazioni mancava di profondità. E lo scopo della sua lotta non era estromettere gli uomini dalla vita, ma permettere anche alle donne di essere dei soggetti. In questi mesi mi sono chiesta se, nonostante io sia sempre stata una donna libera, nella vita il mio genere abbia condizionato inconsciamente certe scelte che ho fatto».

In Adesso sono «non ci saranno riferimenti al passato da critica d’arte, sul quale la stessa Lonzi rivide alcuni aspetti. Credo che se Pinot fosse sopravvissuto, avrebbe sicuramente approvato le sue scelte e l’avrebbe ammirata ancora di più».

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