di Francesca Pinaffo
8 MARZO – Se si cammina per città e paesi italiani, la probabilità di imbattersi in una via, una strada o una piazza dedicata a una donna, è di cinque su cento. Il dato è stato raccolto dall’associazione Topononomastica femminile, un gruppo di lavoro impegnato dal 2012 in un censimento a tappeto da Nord a Sud, anche lanciando campagne concrete per cercare di cambiare questo divario sociale.
Perché di questo si tratta: non di semplici nomi e cognomi scritti su un cartello, ma della fotografia di una società in cui la disparità di genere esiste in tutti gli ambiti (lo dice, per esempio, il Global gender gap 2025, che colloca il nostro Paese al posto numero 87 su 148 nazioni nel mondo, guardando al contesto economico e politico, malgrado i passi in avanti compiuti).
È per questo che, per le pagine speciali che Gazzetta d’Alba dedica da sempre alla Giornata internazionale della donna, siamo partiti da qui: dallo spazio che viviamo, iniziando da quello oggettivo (vie, piazze, parchi, sale), per poi spostarci anche su altri aspetti.
La situazione albese
Concentriamoci su Alba, che non si discosta un granché dal panorama nazionale: su circa 226 toponimi, sono 13 quelli ufficialmente dedicati a donne, meno del 6%. Su queste ultime, 7 sono sante, beate o figure religiose, come la Madonna della Moretta. Le restanti sono benefattrici, donne impegnate nel sociale o legate al mondo dell’industria. È un tratto comune a tutta l’Italia: se già sono pochi i luoghi al femminile, sono ancora di meno quelli dedicati a scienziate, scrittrici, artiste o di settori diversi.
Per esempio, se guardiamo agli uomini non locali presenti nell’urbanistica albese, perché esiste una via dedicata allo scopritore della penicillina Alexander Fleming e non ne esiste una per Marie Curie, anche lei premio Nobel? A Torino, i luoghi dedicati alle donne sono quattro su cento: emerge dal progetto “Strada per strada”, presentato a inizio anno dal Politecnico. Ad Asti, ci si aggira sempre sul 5%, come a Cuneo. Nei paesi di Langhe e Roero, per quanto queste pagine non vogliano essere una mappatura esaustiva, si raggiunge quasi sempre a fatica questa cifra, con parecchi Comuni in cui i toponimi femminili sono zero.
Non solo vie e strade, anche scuole e edifici, senza colmare il gap
Il dato urbanistico a volte viene – in piccola parte – compensato da altri luoghi. Torniamo ad Alba, che in piazza Ferrero ha una scultura dedicata a una bambina immaginaria: Alba, l’omaggio alla città pensato da Valerio Berruti. I monumenti sono un altro punto molto critico: su migliaia di statue presenti in Italia, sono solo 171 quelle dedicate a figure femminili, di cui appena 94 sono realmente esistite, come ha evidenziato, per il 2021, il progetto “Mi riconosci?”, avviato dall’omonimo collettivo, che opera da Nord a Sud. Basti pensare che nel capoluogo piemontese la prima statua dedicata a una donna è stata inaugurata poche settimane fa: è Giulia Colbert, che è presente anche nella toponomastica albese e in quella di Barolo, con una piazza.

Le scuole talvolta danno il loro contributo: sotto le torri, c’è un plesso dedicato a Maria Montessori e, come superiori, l’istituto professionale Piera Cillario Ferrero. Tra i personaggi di fantasia, non possiamo non citare la materna intitolata a Pippi Calzelunghe e una a Biancaneve. Sempre in ambito scolastico, c’è la Casa dei bambini Elena e Gabriella Miroglio, l’asilo legato all’azienda – nato per offrire un servizio prezioso alle donne lavoratrici –, da anni aperto anche agli esterni.
Spazi culturali
Se guardiamo ai luoghi della cultura, importante è la dedica a Marianna Torta Morolin della sala storica del Sociale. Nata ad Alba nel 1840, figlia dei coniugi Torta, che gestivano un caffè in città, fu una grande attrice della scena veneziana, interpretando i personaggi di Goldoni e collaborando con il marito Angelo Morolin, filodrammatico veneto. Morì improvvisamente a Verona nel 1879.
Tra le intitolazioni recenti, la Cisl cuneese ha dedicato alla sindacalista Carla Passalacqua, mancata nel 2015, la sala polivalente della nuova sede in corso Europa. Tra gli incarichi che ha rivestito è stata tra le fondatrici, nonché prima responsabile, del Coordinamento donne Cisl.

Luoghi dal forte valore simbolico
Arriviamo, infine, ai luoghi che veicolano un messaggio. Non è un’intitolazione, perché il giardino continua a chiamarsi Maestri del lavoro, ma lo spazio verde a metà di corso Piave è diventato da alcuni anni la sede di un’installazione del collettivo Non una di meno per condannare la violenza contro le donne, con i nomi delle vittime, in aumento. E poi ci sono le panchine rosse presenti in diversi punti della città, che condannano sempre la violenza.
A conti fatti, anche con questa integrazione, Alba non si salva da un gap evidente. Come fare? A Firenze, per esempio, un quartiere nato in un’area industriale è stato rinominato con vie dedicate a donne: ci sono Rita Levi Montalcini, Anna Magnani, Francesca Morvillo, Gae Aulenti. Nei nostri Comuni si potrebbero avere, tra qualche tempo o prima, – la legge prevede per l’intitolazione dieci anni dalla morte, salvo la deroga per meriti particolari –, una via Marisa Fenoglio, una piazza Maria Franca Fissolo, un belvedere per Margherita Mo, la staffetta partigiana “Meghi”, solo per fare alcuni dei moltissimi esempi che attraversano paesi e pagine di storia, locali o nazionali. In fin dei conti, si ripete sempre che Langhe e Roero sono state forgiate dalla visione di uomini e donne: è il momento di dimostrarlo.
