di Davide Barile
SAN BENEDETTO BELBO – Il 28 febbraio, dopo 42 anni di servizio, per Marco Fresia, dipendente del Comune, è arrivato il momento della pensione. Di lui, i compaesani mettono in risalto l’estrema disponibilità, anche nei giorni festivi, la competenza e la professionalità. A dimostrazione del suo ruolo nella vita del paese, c’è un aneddoto che risale alle elezioni del giugno 2024, quando la festa della fisarmonica dovette saltare perché Fresia, impegnato nelle mansioni elettorali, non avrebbe potuto fare, come al solito, il cuoco.
«Iniziai in Comune il primo gennaio 1984, a 22 anni. Nei primi tempi, oltre al lavoro d’ufficio, mi occupavo dell’acquedotto, facevo il cantoniere e il bidello. C’erano ancora le scuole elementari: prima di entrare in Municipio, aprivo le porte e accendevo la stufa. Negli anni Novanta sono state chiuse e ho iniziato a guidare lo scuolabus», racconta Fresia.
«Iniziai con una semplice macchina da scrivere. Poi, da un momento all’altro, mi hanno messo davanti a un computer senza aver seguito corsi adeguati. Per fortuna ho sempre potuto contare su colleghi di altri Comuni. Negli anni la burocrazia e gli adempimenti sono diventati enormi». Nel suo cuore Fresia porta gli amministratori e i sindaci con cui ha lavorato: Renato Fresia, Giuseppe Corsini, Emilio Porro e Romano Fresia Dotta, e i segretari Carlo De Nicola, Silvano Moschetti, Gianna Guglielmi, Francesca Stella e Monica Basso.
Conclude Marco Fresia: «Non ho particolari progetti per la pensione. Voglio stare più vicino alla famiglia e continuerò a dare una mano nella vita sociale del paese. Come dice un nostro storico consigliere del circolo Acli, a San Benedetto siamo quattro gatti e facciamo tutto, basta cambiarsi ogni volta la camicia».
