di Roberto Aria
Fotoservizio di Beppe Malò
VERDUNO – Un impegno costante per rendere l’ospedale Ferrero un presidio bello e umano. Attrattivo sia per i professionisti della sanità sia per i pazienti. È la sfida della fondazione Ospedale Alba-Bra, che ha tagliato il traguardo dei 18 anni di attività. La ricorrenza è stata celebrata ieri, a Verduno, con il taglio del nastro della nuova area sportiva polivalente. Abbiamo tracciato un bilancio dei tanti progetti portati avanti – e di quelli in corso – con Luciano Scalise, direttore della fondazione.
Come sta la sanità del territorio, Scalise?
«Abbastanza bene, ma soffre di tutti i mali della sanità di questo Paese: domanda altissima e offerta limitata. Il nostro esempio, che è diventato un caso scuola a livello nazionale, viene emulato in altre zone del Piemonte. Stanno nascendo fondazioni simili alla nostra per aiutare gli ospedali di riferimento delle comunità. Credo che questo sia positivo in vista del progetto regionale di costruzione di undici nuovi nosocomi: nella Granda, il nuovo Santa Croce e il presidio di Savigliano-Saluzzo-Fossano».
Il nostro è un ospedale periferico: è possibile renderlo più attrattivo?
«È un tema prioritario. Uno degli ultimi e più imponenti progetti della fondazione è Casa Trevisan. Stiamo realizzando 38 alloggi a Bra, nell’ex caserma: un condominio dove i giovani medici possano vivere e socializzare, in modo da rimanere a lavorare a Verduno. L’operazione ha un valore complessivo di oltre 5 milioni di euro, che comprende l’acquisto dell’immobile e i lavori. I proventi per la raccolta del 5xmille confluiranno verso questo progetto, che prenderà forma gradualmente. Con questa e con altre iniziative, negli ultimi anni siamo riusciti a mettere Verduno al centro e non alla periferia del sistema ospedaliero regionale. I professionisti che lavorano al Ferrero sono di primo livello. Sono sempre le persone che fanno la differenza, non la tecnologia».
Il vostro impegno è a trecentosessanta gradi, dalla cultura fino allo sport.
«In ambito culturale, abbiamo promosso diverse attività: dal pianoforte al coro, fino ai ritratti con i grandi scrittori del territorio e alle gallerie fotografiche. L’area sportiva ha permesso di riqualificare i quasi 2mila metri quadri della corte interna. Cuore del progetto sono gli 800 metri quadri di campi: due per volley, tennis e calcio a cinque, uno per il basket. Le superfici in erba sintetica sono state personalizzate con tracciature colorate che delimitano le varie discipline. Ci sono anche due monoblocchi prefabbricati coibentati, dotati di spogliatoi separati per uomini e donne, con docce e servizi. Per valorizzare l’ambiente, è intervenuta l’artista Miriam Colombero, autrice di un grande tappeto dipinto a pavimento».
Quali sono le maggiori difficoltà che vi trovate ad affrontare, Scalise?
«Bisogna reperire sempre maggiori risorse per andare incontro alle esigenze della sanità. Il welfare avrà crescente importanza per tenere gli operatori ancorati ai nostri servizi. L’area sportiva rientra in questa visione. Anche il progetto di ospitalità per gli specializzandi ha avuto un grande successo: sono giovani che, nelle università, potranno parlare delle qualità del nostro nosocomio. Così come il cibo è strategico: fa parte della cura e, per i dipendenti, è un momento di grande convivialità. A tale proposito abbiamo ingaggiato Luciano Tona, chef prestigioso, per dare una mano in cucina».
Quali sono i vostri valori?
«La fiducia, la reputazione, l’entusiasmo, la moralità sono basilari per stimolare la generosità della propria comunità. Lavoriamo con amore e cerchiamo di stare accanto ai deboli. Vogliamo ringraziare tutto il territorio di Alba, Bra, Langhe e Roero, per la stima mostrata nei nostri confronti, e tutti i donatori. Oggi siamo in piena campagna per il 5×1000: chiediamo a tutti di supportarci».








