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Le guerre e l’Europa: ne parla oggi in Banca d’Alba Franco Chittolina, ospite di Ithaca

Prosegue la rassegna di incontri organizzati dall'associazione Ithaca per analizzare la realtà che ci circonda

Franco Chittolina
Franco Chittolina

di Maria Delfino

ALBAIthaca lunedì 30 marzo, alle 18.30, ospiterà nella sala di Banca d’Alba, Franco Chittolina. “La paralisi dell’Unione europea” sarà il tema declinato dal fondatore di Apice (Associazione per l’incontro delle culture in Europa).

Cosa sta accadendo all’Ue?

«L’Unione europea ha conosciuto, nella sua storia, più di un momento di paralisi, dai quali si è però ripresa, magari ricorrendo a compromessi non sempre felici. Una seria difficoltà si registrò nel 1965-1966, quando la Francia di De Gaulle sospese la sua partecipazione al voto per dissenso sulle proposte di politica agricola affidate alla votazione a maggioranza. La paralisi durò sette mesi e rientrò con il “compromesso del Lussemburgo”, che aprì la strada al voto all’unanimità (tutti i 27 Paesi membri devono essere favorevoli per prendere una decisione, ndr), all’origine delle frequenti paralisi decisionali. Le vicende recenti ne sono un esempio pesante».

Le guerre stanno cambiando lo scenario globale. Quali sono i rischi per l’Europa?

«Oggi l’Ue deve affrontare una situazione complessa: i conflitti bellici si intrecciano con esasperate competizioni economiche e ricatti da parte di predatori globali, tanto avversari che ex alleati. L’Unione, se fosse davvero tale, avrebbe la forza di rispondere tanto sul piano commerciale quanto su quello finanziario, ma glielo impedisce la frammentazione tra i Paesi membri e la scarsa capacità di visione sui tempi medio-lunghi. Tutto questo in un quadro internazionale dove la “forza del diritto” sta cedendo al preteso “diritto della forza”. Saranno giorni decisivi per il futuro dell’Ue se riuscirà a rispondere a forte maggioranza al ricatto di Trump, non lasciandosi coinvolgere in un conflitto che non abbiamo né voluto né condiviso».

Cosa cambierà a livello sociale ed economico?

«L’onda lunga delle turbolenze provocate da guerre non lontane dai nostri confini già si fa sentire nella vita quotidiana. Rispondere no al progetto bellico di Trump avrà costi alti, anche se molto minori rispetto a un un sì che pagheremmo molto più caro nei tempi a venire. Le conseguenze negative riguarderanno non solo l’energia o il paniere degli alimentari, ma anche il futuro della nostra agricoltura (minacciata dal blocco dei fertilizzanti) o gli sviluppi del turismo internazionale. Peseranno l’aumento dell’inflazione e dei tassi di interesse. Già ora registriamo la crescita dei costi sui materiali per l’edilizia. Non andrà meglio se le esportazioni, importanti per il Cuneese, dovessero subire riduzioni.Ma è inutile bendarsi gli occhi e sperare nell’affaticato stellone d’Italia: meglio confidare nelle 12 stelle della bandiera europea, a condizione che si stringano compatte per proteggere i cittadini».

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