di Franco Chittolina per Agenzia giornali diocesani
POLITICA INTERNAZIONALE – Un Parlamento europeo double face si è manifestato nella seduta plenaria dei giorni scorsi alle prese con il rispetto dello stato di diritto, da una parte nella lotta contro la corruzione e dall’altro sul tema del respingimento dei migranti.
Per il Governo italiano una notizia cattiva e una gradita; per il rispetto dello stato di diritto un doppio standard strisciante che indebolisce la credibilità dell’Ue in un mondo dove il diritto e le regole elementari di civiltà perdono ogni giorno terreno.
Ma andiamo con ordine, cominciando dal tema umanamente più rilevante del respingimento dei migranti con la possibilità di deportarli verso Paesi terzi, non necessariamente nei loro Paesi di origine, “spazzatura” da scaricare lontano da casa nostra.
I cittadini destinatari di una decisione di rimpatrio, se non cooperano al loro respingimento con le autorità nazionali, potranno essere detenuti fino a 24 mesi e poi avviati fuori dell’Ue, anche avvalendosi di “hub di rimpatrio” come, per l’Italia, quello aperto da tempo in Albania, con la possibilità di un sostegno finanziario a carico del bilancio Ue.
Su queste misure, da negoziare in vista dell’adozione di un regolamento sui rimpatri, 389 sono stati al Parlamento europeo i voti favorevoli, 206 contrari e 32 le astensioni. Tra gli eurodeputati italiani hanno votato contro i membri del Partito democratico, dei Movimento 5 stelle e di Alleanza verdi e sinistra. Ha prevalso una maggioranza di centrodestra e di destra estrema, rompendo ancora una volta l’alleanza “europeista” formatasi con la nuova legislatura e aprendo una ferita profonda nel diritto d’asilo e nel sistema di valori declamati dai trattati Ue.
Allo stato, si tratta di misure che potrebbero confliggere con l’art.10 della Costituzione italiana quando dichiara che “Lo straniero, al quale sia impedito l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici”.
In senso opposto al rovescio del diritto verso il quale si orientano i provvedimenti contro i migranti, ha operato in favore dello stato di diritto la direttiva per prevenire e contrastare la corruzione nell’Ue, adottata dal Parlamento europeo a larghissima maggioranza con 581 voti a favore, 21 contrari e 42 astensioni. Qui la delegazione italiana al Parlamento europeo, ad esclusione del “patriota” Vannacci, ha votato compatta in favore, compresi i partiti della maggioranza di governo, gli stessi che avevano eliminato il reato di abuso di ufficio nel 2024 e che adesso la Direttiva chiede di introdurre, dando nuovi dispiaceri al ministro Nordio e alla presidente del Consiglio.
Con però differenze di non poco conto: da una parte, rafforzato il diritto a protezione del mercato minacciato dalla corruzione e, dall’altra parte, indebolito il diritto nel caso delle misure per la deportazione dei migranti che, se adottate con un “regolamento”, avranno effetto immediato, mentre nel caso del reato di abuso d’ufficio interviene una “direttiva”, una legge-quadro vincolante, ma in applicazione a due anni dalla sua adozione formale e con possibili adattamenti alla legislazione nazionale, come hanno subito ricordato Fratelli d’Italia.
Con la probabilità che la sua applicazione venga ammorbidita o rinviata, magari come sta capitando indecorosamente da tempo a proposito delle concessioni balneari, per un Paese che a fine 2025 registrava 69 procedure di infrazione aperte dall’Unione Europea: 55 per violazione del diritto Ue e 14 per mancato recepimento di direttive comunitarie.
Un fardello pesante da portare quando ci si presenta ai tavoli di Bruxelles per un Paese collocato in pessime posizioni nella graduatoria degli Stati ad alto tasso di corruzione, tanto più se nell’UE si cerca di stare tenendo il piede in due scarpe, oscillando tra una sponda e l’altra dell’Atlantico, invocando flessibilità a non finire e variando le alleanze, finendo per scegliere regolarmente quelle meno presentabili.
