Fondazione CRC: il PD chiede trasparenza sul “Modello Cuneo”

Il partito provinciale interviene su nomine mandati e possibile ingresso ne La Stampa

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POLITICA – Il Partito Democratico della provincia di Cuneo torna a intervenire sul futuro della Fondazione CRC, chiedendo trasparenza e autonomia nei processi decisionali e rilanciando il tema della tenuta del cosiddetto “Modello Cuneo”.

Già nell’agosto 2025, ricorda il partito, il PD cuneese aveva denunciato il rischio di una possibile involuzione del “Modello Cuneo” verso uno schema autoreferenziale, nel quale «conta più l’appartenenza che il merito e più l’equilibrio di potere che l’equilibrio territoriale». Allora si parlò di rivendicazioni localistiche e manovre di palazzo, con l’invito agli attori della Granda ad aprire una riflessione collettiva.

Secondo il Partito Democratico, quella voce, inizialmente isolata, troverebbe oggi conferma in un dibattito pubblico e trasversale, che ha portato alla luce una questione legata alla qualità democratica della vita pubblica cuneese.

Al centro dell’intervento ci sono i fatti delle ultime settimane. La selezione del nuovo direttore generale della Fondazione CRC sarebbe accompagnata, secondo quanto riferito dal partito, da indiscrezioni su candidature legate da rapporti familiari ai vertici della politica regionale. «Non sono in discussione competenze o percorsi professionali», precisa il PD, ma il principio secondo cui, in incarichi di tale rilievo, la percezione di indipendenza conta quanto l’indipendenza stessa.

Il comunicato richiama poi il confronto su un possibile allungamento dei mandati degli organi in carica, definito una proposta più vicina alle esigenze di chi quelle posizioni già le occupa che a reali necessità istituzionali.

A questo si aggiunge la prospettiva, definita concreta ma non comunicata direttamente dalla Fondazione CRC, di un ingresso, insieme a Confindustria Cuneo, nella proprietà de La Stampa. Un’operazione che il Partito Democratico non considera illegittima in sé, ma che, in una fase di crescente fragilità della libertà d’informazione, richiederebbe garanzie di trasparenza e autonomia al di là di ogni ragionevole dubbio.

Il PD afferma di non voler rivendicare alcuna primogenitura, ma ribadisce i principi che, a suo giudizio, devono guidare la Fondazione CRC: autonomia dalla politica, trasparenza nei processi di selezione, competenza come criterio primario e rappresentanza reale del territorio.

«Le fondazioni bancarie non sono proprietà di pochi: sono strumenti al servizio della comunità, costruiti anche con i risparmi di generazioni di cittadine e cittadini della Granda. Non possono diventare — nemmeno nelle apparenze — un tassello di equilibri che si costruiscono altrove», si legge nella nota.

La conclusione del Partito Democratico è netta: «Il “Modello Cuneo” vale la pena di difenderlo. Ma per difenderlo davvero bisogna avere il coraggio di riconoscere quando viene tradito».

L’intervento del Partito Democratico cuneese, fa eco all’articolo che abbiamo pubblicato ieri e che trovate di seguito, dove abbiamo scritto dell’interrogazione parlamentare presentata da Marco Grimaldi, vicecapogruppo di Avs alla Camera, al Ministero dell’economia e delle finanze.

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