IL COLLOQUIO – Carlo Calenda, segretario nazionale di Azione, è arrivato nella Granda giovedì scorso, per inaugurare la sede cuneese del partito. La mattina seguente – accompagnato da diversi esponenti, tra cui la segretaria regionale Daniela Ruffino e il segretario provinciale Giacomo Prandi – ha visitato la sede di Alba, in corso Michele Coppino. Qui ha incontrato il coordinatore Massimo Giachino, vari membri del gruppo, simpatizzanti e il sindaco Alberto Gatto. Il senatore ha fatto tappa anche nella redazione di Gazzetta d’Alba. È stata l’occasione per un colloquio sull’attualità del nostro Paese e sulle sue dinamiche.
Oggi la strategia dei partiti passa ancora attraverso l’apertura di sedi territoriali, Calenda?
«Avere sedi fisiche è importante, non solo perché creano radicamento. Aprire luoghi di incontro e discussione – sui valori democratici e su ciò che accade nel mondo – è essenziale per affrontare la profonda crisi dei partiti. Di recente ho incontrato, in una trentina di università italiane, molti ragazzi e ragazze: con loro è difficile anche solo parlare di partiti. Sono curiosi e interessati, ma hanno bisogno di spazi per il confronto»
Eppure, il recente referendum sulla giustizia ha dimostrato come, sulle grandi cause, la partecipazione ci sia.
«Un conto è coinvolgere su singole battaglie e un altro costruire una partecipazione solida e strutturale. Su quest’ultimo aspetto, strettamente legato al senso di comunità, siamo al minimo storico. Spesso ci si infiamma per Gaza o per la difesa della Costituzione, ma poi non si porta avanti un discorso duraturo».
A proposito di battaglie, la scorsa settimana, alla Camera, è stata approvata la legge delega sul nucleare. Azione ha votato sì, Italia viva si è astenuta e il centrosinistra ha optato per il no. Come spiegate questa scelta dopo i referendum con i quali gli italiani hanno espresso la loro contrarietà?
«La sfida è spiegare alle persone che, secondo la scienza, oggi il nucleare è l’unica soluzione possibile per eliminare il gas – così da essere autonomi –, non usare il carbone e poter contare su una fonte modulabile. Mentre noi stiamo parlando, nel Sud Italia si sta producendo una grande quantità di energia da fonti rinnovabili, di cui una grande parte verrà buttata. Il nucleare, al contrario, è l’energia più pulita e intermittente. Del resto, in Europa, oggi il nucleare rappresenta già il 25 per cento dell’energia rinnovabile».
Il Governo ha parlato, però, di sperimentazioni molto costose e di un arco temporale piuttosto lungo.
«Noi siamo favorevoli non al nuovo nucleare, ma a quello attuale. Mi riferisco alle centrali di terza generazione avanzate, che hanno dimostrato sicurezza anche in condizioni estreme. Dobbiamo inventare nulla. E bisogna correre, perché il rischio è quello di fermare le aziende e il Paese. È evidente, se si pensa che in Italia una fabbrica come la Fiat spende 200 euro al megawattora, in Spagna 60».

Se parliamo di lavoro, il paradosso Cuneo è quello di una provincia che ha un tasso di disoccupazione al 2,8 per cento, ma stipendi al di sotto della media, senza dimenticare i lavoratori delle vigne a cui spesso non vengono garantiti diritti: che cosa è andato storto, Calenda?
«Abbiamo un problema di distribuzione di ricchezza. Personalmente sono d’accordo sull’idea di tassare maggiormente i super ricchi, ma per farlo occorre un accordo internazionale. In Italia, possono fare la differenza due strumenti: il salario minimo, per tutelare chi lavora in condizioni paraschiavistiche, e un meccanismo per decentrare la contrattazione collettiva nazionale. Mi spiego: uno stipendio per vivere dignitosamente a Reggio Calabria non sarà adeguato per chi vive a Cuneo, perché il costo della vita è diverso. Abbiamo impiegati che, pur con il fisso, non riescono ad accedere a finanziamenti e a essere autonomi. Sindacati e aziende, al contrario, sono d’accordo con questo appiattimento: gli imprenditori, in questo modo, possono continuare a mantenere gli stipendi bassi».
Un lavoro dignitoso è anche essenziale per favorire l’inclusione degli stranieri che arrivano in Italia: come vi ponete sulle politiche migratorie, Calenda?
«Oggi va di moda un termine assurdo, che è remigrazione. In Italia vivono 5,6 milioni di lavoratori stranieri, di cui gli irregolari sono circa 400mila. Che cosa accadrebbe se quasi 6 milioni di persone se ne andassero? Secondo noi, il tema va affrontato senza estremismi: chi ha un’occupazione va regolarizzato, chi delinque va espatriato, ma per davvero. L’onda di razzismo che sta crescendo pure da noi, come in Gran Bretagna, ci dice che non serve l’ideologia. Non siamo neppure d’accordo con chi sottolinea soltanto il valore di una società multiculturale: è una dimensione complessa, che non va banalizzata ed estremizzata».
Quando parla di remigrazione e di ideologia, si riferisce al leader di Futuro nazionale Roberto Vannacci? Gli ultimi sondaggi lo danno in crescita, sul 4,5%.
«Ma certo che cresce! È l’ultimo dei populisti che arriva e sono certo che durerà. Ciò che vorrei chiedere agli italiani è questo: quanti populisti siete ancora decisi a provare prima di rendervi contro che, dietro agli slogan, ci sono grandi bluff? Lo definirei un qualunquista paravento. Questo non toglie, però, che verrà votato: nonostante tutto sia crollato attorno a noi, l’italiano continua a votare chi spara la bugia più grossa».
Ma Azione va a sinistra o a destra, senatore Calenda?
«Noi puntiamo a costruire ciò che oggi il nostro Paese non ha: un vero centro, ed è qui che ci collochiamo. Per le prossimi elezioni si prefigura l’opposto del bipolarismo: una megacoalizione che va da Tajani a Vannacci, contro un’altra altrettanto estesa che va da Renzi a Potere al popolo. Non può essere la soluzione. Vogliamo proporre un’alternativa centrista, indipendente e soprattutto europeista. Di fronte al caos in cui viviamo, la soluzione è costruire per davvero gli Stati uniti d’Europa: se gli Usa, la Cina e la Russia vorrebbero smantellare l’Unione europea, è evidente che c’è un motivo. La nostra forza sta proprio in questo sistema, che oggi più che mai va protetto e rilanciato».
Si è parlato di un avvicinamento con Forza Italia e con Marina Berlusconi: è questa la strada?
«Personalmente non credo ci sia molto da dire. Ma da liberali quali siamo, sarei ben contento se il partito Forza Italia uscisse dal centrodestra». f.p.
