di Serena Corradi
ALBA – La vendemmia è ormai alle porte e nelle Langhe arriva un primo passo concreto – piccolo, in apparenza, ma importante – verso una nuova gestione dell’accoglienza dei lavoratori stagionali.
A Mango prende avvio una sperimentazione per affrontare uno dei nodi più delicati del lavoro agricolo stagionale: l’accoglienza dei braccianti. Grazie all’impulso della seconda edizione del “Common ground”, con risorse provenienti dall’Europa, il Comune punta a costruire un modello basato sul coinvolgimento diretto delle aziende agricole e degli enti locali.

L’iniziativa è stata presentata il 1° luglio dal sindaco del paese, Damiano Ferrero, che già in passato aveva portato all’attenzione pubblica le criticità legate alla presenza dei lavoratori stagionali e alle condizioni di accoglienza. Il percorso prevede il coinvolgimento delle aziende agricole e dei Comuni interessati a ospitare i lavoratori durante il periodo della raccolta, garantendo spostamenti più agevoli verso il luogo di lavoro e condizioni di permanenza dignitose. L’iniziativa è sostenuta dalla Regione Piemonte (che riceve i fondi europei) attraverso un bando dedicato, che copre gli interventi destinati alla sistemazione temporanea dei braccianti agricoli stagionali. Al momento una sola azienda è riuscita ad aderire concretamente, mettendo a disposizione locali attrezzati per circa sei lavoratori proprio durante la vendemmia.
Gli obiettivi
È lo stesso Ferrero a raccontare il progetto: «L’obiettivo è costruire un rapporto più diretto tra aziende e lavoratori, superando alcune dinamiche che negli anni hanno reso difficile la gestione della manodopera stagionale». Alla base dell’iniziativa c’è l’idea che una migliore organizzazione su questo fronte e un maggiore coinvolgimento territoriale possano creare strumenti di tutela per ogni addetto, affrontando anche alcune delle criticità legate al sistema del contoterzismo. Tra gli obiettivi c’è quello di favorire, dove possibile, l’assunzione diretta, superando una filiera che spesso rende più difficile individuare responsabilità e condizioni di impiego.
La questione a Mango è molto sentita: da queste colline, nel 2024, è partita l’inchiesta “Iron rod” della Procura di Asti, che ha portato alla luce un sistema di reclutamento, sfruttamento e violenze nei confronti di braccianti stranieri (i tre contoterzisti alla fine hanno patteggiato la pena).
È centrale anche il tema dell’accoglienza: ospitare i braccianti direttamente nelle strutture messe a disposizione dalle aziende significa non solo fornire una soluzione abitativa adeguata, ma creare un rapporto diretto tra chi lavora e chi organizza la raccolta. «Per esperienza, è bello poter condividere il momento della vendemmia con i braccianti, proprio come si faceva una volta», racconta Ferrero. «Si incontrano persone con esperienze e culture diverse, che possono insegnare tanto».
Modelli a confronto
La vendemmia, quest’anno prevista con un possibile anticipo alla luce del cambiamento climatico, lascia poco tempo per l’organizzazione del progetto. Piertomaso Bergesio, segretario generale della Cgil Cuneo: «Abbiamo dovuto attendere il bando regionale, perciò i tempi sono stretti», dice. L’importante è cominciare e lasciare un segno: «L’accoglienza non riguarda solo i posti letto disponibili, ma l’intero sistema di gestione della manodopera agricola stagionale. Una delle criticità principali resta il contoterzismo, che rischia di allontanare il lavoratore dal soggetto che effettivamente utilizza la sua prestazione».
Il confronto con il modello di Saluzzo evidenzia differenze che vanno prese in considerazione e che esigono ragionamenti ad hoc: nelle Langhe la vendemmia si concentra in poche settimane, mentre la raccolta frutticola consente una maggiore continuità lavorativa. Tra le ipotesi emerse c’è quella di collegare periodi diversi della stagione, come uve bianche e rosse, o altre attività agricole, per ampliare la durata dell’impiego e rendere il lavoro più attrattivo per i braccianti.
Su questa riflessione si inserisce il pensiero di Roger Davico, ex presidente di Anolf-Cisl Cuneo, che da anni segue il tema dell’immigrazione e dell’inserimento lavorativo dei cittadini stranieri. La sua proposta è quella di creare un consorzio territoriale stabile, sul modello di alcune esperienze della Franciacorta e del Bresciano, capace di mettere in relazione aziende e lavoratori e di coordinare non solo la ricerca della manodopera, sempre più carente, ma anche accoglienza, trasporti e organizzazione. Un soggetto strutturato in grado di superare la frammentazione attuale e diventare un punto di riferimento per le imprese agricole che necessitano di personale per le diverse stagioni.
«Nelle Langhe il rapporto tra azienda e lavoratore spesso passa attraverso diversi livelli di intermediazione», spiega Davico. «Bisognerebbe ragionare su uno strumento condiviso che aiuti le aziende a gestire la manodopera, l’accoglienza e la stagionalità del lavoro stesso».
Per Mango e per i soggetti coinvolti l’obiettivo è trasformare questa prima esperienza in un percorso replicabile, mettendo al centro una dinamica virtuosa, con ricadute positive per l’indotto. «Il tutto sta nel partire: sono certo che il progetto andrà in porto», conclude Ferrero.

