di Pierangelo Vacchetto
MUSICA – Dimenticare le etichette. È questa la prima impressione che lascia il concerto dei Patax, protagonisti della serata di ieri ad Alba Jazz, dove la band madrilena ha dimostrato come il jazz possa dialogare con il flamenco, il funk, il pop e la musica latina senza perdere identità, ma anzi acquistando nuova vitalità. Una proposta originale e contagiosa che ha conquistato il pubblico, accorso numeroso nonostante il temporale del pomeriggio avesse fatto temere il peggio. Fin dalle prime note è chiaro che il gruppo non intende proporre semplici cover, ma vere e proprie ricostruzioni musicali.
A guidare la formazione è il percussionista Jorge Pérez, fondatore e anima del progetto, affiancato da una band di musicisti di altissimo livello: Daniel Morales alla batteria, Jorge Vera alle tastiere, Sabti Greco al basso, Miguel Sempere alla chitarra, Ariel Bringuez al sassofono, Raúl Gil alla tromba, Roberto Pacheco al trombone e dalla voce intensa della cantante Aurora Garcia.“Eleanor Rigby” dei Beatles apre il concerto con un arrangiamento elegante e ricco di sfumature, prima di lasciare spazio alla celebre “Rosanna” dei Toto, riletta con un linguaggio ritmico che mescola jazz fusion e colori mediterranei. L’omaggio al grande pop internazionale prosegue con “Bad” di Michael Jackson, mentre “I Shot the Sheriff” diventa terreno ideale per un lungo assolo di sassofono di Ariel Bringuez, uno dei momenti di maggiore intensità strumentale della serata. È qui che emerge tutta la qualità dei musicisti, con la sezione fiati formata da Bringuez, Raúl Gil e Roberto Pacheco, sostenuta dalla solidità ritmica di Daniel Morales, Sabti Greco e Jorge Pérez, capaci di alternare precisione tecnica e improvvisazione senza mai perdere il contatto con il pubblico. L’atmosfera cambia ancora con “Kiss” di Prince con il ritorno sul palco di Nino de losReyes, riconosciuto come uno dei più grandi interpreti del flamenco contemporaneo, primo ballerino di flamenco a vincere un Grammy Award grazie alla collaborazione nel disco Antidote di Chick Corea.
Il suo zapateado dialoga con batteria e percussioni in una sfida ritmica coinvolgente, mentre la chitarra di Miguel Sempere e le tastiere di Jorge Vera intrecciano armonie e colori tipicamente iberici. Le mani del pubblico seguono il tempo fino a quando il brano si dissolve nella celebre “Purple Rain“, trasformando il concerto in uno spettacolo dove musica e danza parlano la stessa lingua. La seconda parte è dedicata soprattutto alle composizioni originali del gruppo. “Speaker It Up” cresce lentamente fino a esplodere in una lunga sezione strumentale nella quale congas e chitarra costruiscono un crescendo irresistibile, mentre la voce di Aurora Garciaaggiunge calore e personalità al suono della band, capace di trascinare la platea in una serata finalmente rinfrescata dall’aria dopo la pioggia. Tra i brani più significativi figura “Wasted by a Boy”, tratto dall’album Us del 2024, sintesi perfetta dell’universo musicale dei Patax: jazz contemporaneo, flamenco, funk e groove convivono in un equilibrio che rende il loro sound immediatamente riconoscibile. Il finale riporta ancora una volta il pubblico dentro la storia della musica pop con la spensierata “Yellow Submarine” dei Beatles e la spettacolare “Thriller” di Michael Jackson, chiusura ideale di uno spettacolo costruito con intelligenza, ironia e una straordinaria energia, nella quale ogni componente della formazione trova spazio per mettere in mostra la propria personalità musicale senza mai perdere di vista il suono d’insieme. A dirigere la formazione è il percussionista Jorge Pérez, anima del progetto, che al termine del concerto ha voluto condividere l’entusiasmo della band: “È la nostra prima volta in Italia e siamo davvero felici di essere qui. Abbiamo scoperto un festival bellissimo e un pubblico fantastico”.
Parole di apprezzamento sono state rivolte anche al direttore artistico Fabio Barbero: “È una persona che ama sinceramente la musica e propone quella che l’associazione ritiene più interessante. Per noi è un onore essere stati invitati ad Alba Jazz”. Un complimento che fotografa bene anche lo spirito della rassegna albese, sempre più capace di affiancare grandi nomi del jazz a progetti innovativi e difficili da incasellare. I Patax ne sono l’esempio perfetto: una band che parte dal jazz, attraversa il flamenco, il funk e il pop internazionale e restituisce tutto con una personalità originale, trasformando ogni concerto in una vera esperienza collettiva.








