«La vera rivoluzione è cambiare se stessi» è il pensiero di Finardi a Mataria ‘d Langa

«La vera rivoluzione è cambiare se stessi» è il pensiero di Finardi a Mataria 'd Langa

testo, foto e video di Pierangelo Vacchetto

RODDINO – Un viaggio nella memoria, nella musica e nelle idee. È quello che ha regalato Eugenio Finardi ieri sera (24 luglio) a Mataria ‘d Langa, a Roddino, davanti a un pubblico numeroso che ha riempito lo spazio della rassegna.

Prima di lui era stato il blues di Paolo Bonfanti, ormai di casa sulle colline di Roddino, ad aprire la serata con il suo inconfondibile stile fatto di tecnica, passione e radici americane.

Poi è arrivato Finardi e quella capacità, rimasta intatta dopo oltre cinquant’anni di carriera, di alternare canzoni e racconti, riflessioni personali e ricordi di una stagione irripetibile della musica italiana. Il concerto è stato un percorso attraverso i brani del nuovo album, nel quale il cantautore milanese riscrive alcuni dei momenti più importanti della propria vita, e i grandi classici che hanno segnato intere generazioni.

Da Oggi ho imparato a volare a Katia, da Mio piccolo uomo a La radio, fino all’immancabile Musica ribelle, diventata ormai un manifesto capace di attraversare i decenni senza perdere forza. Proprio durante la serata Finardi ha aperto una finestra sui ricordi della sua lunga carriera, rendendo omaggio ai compagni di viaggio che hanno segnato la canzone d’autore italiana. «Nel mio mondo musicale c’è stato Fabrizio De André. Poi c’è stato Battiato, Bennato, che proprio oggi compie ottant’anni, uno straordinario artista, forse l’unico che in tutti questi anni non è mai cambiato. Ha sempre mantenuto lo stesso obiettivo, la stessa coerenza».

Ma il ricordo più emozionante è stato dedicato a Ivan Graziani. «Tra tutti i colleghi è quello che mi è rimasto di più nel cuore. Quando avevo 19 anni lui mi propose di dividere con lui una serata in un ristorante di Milano. Avrei accettato anche 5mila lire, invece volle dividere il compenso esattamente a metà. Con quei soldi mi comprai la mia prima chitarra seria. È stata la persona più generosa che abbia conosciuto in questo ambiente, spiritoso, folle, un grandissimo amico». Parole che hanno introdotto l’esecuzione del Il prete di Anghiari accolto dal suono del rintocco delle campane della chiesa e da un lungo applauso del pubblico.

Tra i momenti più intensi anche la presentazione de La battaglia, una delle canzoni dell’ultimo album, dedicata ai figli ormai diventati adulti. «Molti artisti scrivono canzoni quando nascono i figli. Io ho pensato di scriverne una quando sono diventati grandi, raccontando quello che si prova nel vederli affrontare la loro vita». Un concerto fatto di musica ma anche di pensiero, come da sempre appartiene al mondo artistico di Finardi.

L’intervista

Nel camerino, al termine dello spettacolo, il cantautore ha espresso la propria soddisfazione per la serata. «È stato davvero un bellissimo concerto. Ho trovato un pubblico caloroso, attento, capace di ascoltare. Qui si respira un’accoglienza speciale».

L’occasione è diventata anche il momento per riflettere sul significato di una delle sue canzoni simbolo, Musica ribelle. «Oggi c’è tanto ribellismo e poca vera ribellione. Il senso di quella canzone era che la rivoluzione comincia da noi stessi. Prima di cambiare il mondo bisogna cercare di cambiare sé stessi. Io continuo a credere nei diritti dell’uomo, nella sanità pubblica, nelle cose semplici e concrete. Sono rimasto un materialista scientifico: credo in ciò che è dimostrabile, riproducibile e condivisibile».  Uno sguardo che non rinnega gli ideali degli anni Settanta ma li rilegge alla luce del presente.

«Abbiamo conquistato diritti fondamentali, ma oggi siamo ancora schiavi della bramosia del denaro. Sappiamo già cosa dovrebbe cambiare». Non poteva mancare una riflessione sull’intelligenza artificiale, tema sempre più attuale. «Stiamo vivendo una trasformazione enorme. L’intelligenza artificiale è uno strumento straordinario, ma stiamo giocando con il fuoco. Se non ci distruggerà, impareremo probabilmente a convivere con lei. Però credo che resterà sempre curiosa di capire ciò che ci rende umani: l’amore, il piacere, la musica, la poesia, l’arte. Sono queste le cose che ci definiscono».

Il finale del concerto era quello che tutti aspettavano. Dopo una lunga cavalcata tra i brani che hanno scritto la storia della musica italiana, Finardi ha chiuso con Extraterrestre, cantata praticamente all’unisono dal pubblico di Mataria ‘d Langa. Un epilogo che ha trasformato il concerto in una grande festa collettiva, confermando come le sue canzoni continuino ancora oggi a parlare a generazioni diverse, conservando intatta la capacità di far riflettere senza rinunciare all’emozione. Questa sera attesa per Ginevra de Marco e gli immancabili Gang.

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