Opposizioni in Consiglio regionale: «Sull’Irpef Cirio non fa sconti e smentisce se stesso»

Il presidente Cirio: «Rispettiamo gli impegni e teniamo i conti in equilibrio. Con oculatezza della spesa e uso sapiente dei fondi europei garantiamo crescita e sviluppo al Piemonte»

Opposizioni in Consiglio regionale: «Sull’irpef Cirio non fa sconti e smentisce se stesso»

TORINO – Nell’agosto del 2025 la Regione Piemonte aumentò l’addizionale Irpef parlando di rincari temporanei e collegati alla rimodulazione degli scaglioni disposta con legge nazionale ma dalla seduta del 23 luglio della I Commissione sull’assestamento di bilancio esce un emendamento che rinvia la riduzione della tassa.

Sono i capigruppo dell’opposizione, Gianna Pentenero (Pd), Alice Ravinale (Avs), Sarah Disabato (M5s) e Vittoria Nallo (Sue), a spiegare in una nota che la promessa fatta la scorsa estate non verrà mantenuta. «La gestione dell’Irpef in Piemonte da parte della giunta Cirio si è trasformata nell’ennesima presa in giro a danno dei cittadini. Lo scorso anno si disse che l’aumento dell’addizionale regionale era rigorosamente limitato a due anni, destinato a dissolversi già a partire dal 2028, ma ora, nemmeno un anno dopo la promessa è già tradita: le riduzioni sono spostate al 2029, giusto in tempo per la campagna elettorale, mentre per il 2028 si limitano a inserire una diminuzione dello 0,06% per i redditi tra i 15mila e i 28mila euro, mentre gli aumenti resteranno invariati per lo scaglione successivo, quello fino a 50mila euro».

Si tratta di un taglio di meno di 10 euro all’anno rispetto al rincaro di oltre 70 euro avvenuto lo scorso anno per quella fascia di reddito. La fascia successiva continuerà a pagare circa 130 euro in più all’anno, spiegano le opposizioni.

«Nulla è stato fatto per recuperare l’evasione del bollo auto, per cui sono stati depennati dal bilancio, per definitiva inesigibilità, 110 milioni di euro mai riscossi. Il presidente Cirio continua ad andare a colpo sicuro con un prelievo fiscale su lavoratori dipendenti e pensionati, colpendo proprio quel ceto medio che continua a dire di voler sostenere.
Nei fatti, quello che sta succedendo è che i cittadini piemontesi pagano i tagli del Governo Meloni, che ha imposto un contributo da parte del Piemonte di mezzo miliardo di euro in cinque anni alla finanza pubblica, e le carenze di programmazione della Giunta Cirio, che ancora una volta arriva in corner e tiene in piedi il bilancio tradendo le promesse fatte ai cittadini», dicono i capigruppo.

La disamina della situazione fatta dai 5 stelle

I consiglieri regionali del Movimento 5 stelle aggiungono: «Ogni volta che si mette mano al bilancio facendo tagli sulle singole voci, l’assessore competente ha il dovere di spiegarne le ragioni. Non è una cortesia, ma la forma minima di rispetto istituzionale verso le prerogative dei consiglieri che quell’assestamento devono votarlo. In Commissione, invece, si è presentato il solo Tronzano. Il confronto e il dibattito su temi che incidono concretamente sulla vita dei territori sono stati ridotti al lumicino, per scarsa programmazione e per il mancato riconoscimento di quelle che dovrebbero essere le vere priorità di questa Giunta. Un provvedimento di questa portata avrebbe richiesto diverse settimane di lavoro, non un passaggio frettoloso che rischia di lasciare tante domande senza risposta. Avremmo voluto chiedere conto delle tante riduzioni che abbiamo letto nelle tabelle, a esempio sui fondi per aree protette e parchi naturali, sviluppo sostenibile e territorio montano e piccoli piccoli, trasporto pubblico locale. Non è stato possibile.

C’è però qualcosa che abbiamo potuto appurare con assoluta certezza: il presidente Cirio si è rimangiato la parola data ai cittadini piemontesi sul tema dell’addizionale Irpef. Ad agosto 2025, in fase di assestamento di bilancio, Cirio aveva giustificato gli aumenti temporanei degli anni 2026 e 2027 – fatti per coprire i tagli delle risorse in arrivo dallo Stato – dicendo che nel 2028, con l’arrivo del sistema a tre scaglioni, l’addizionale sarebbe stata ridotta. “Non è che promettiamo di far pagare meno nel 2028, lo facciamo già oggi con un atto vincolante”, diceva, parlando di “documenti contabili firmati e votati”, non di semplici promesse elettorali. Appena un anno dopo, quell’atto vincolante è stato smontato con un emendamento firmato dalla Giunta.

La legge regionale vigente prevede che dal 2026 al 2027 i redditi tra 15mila e 28mila euro paghino un’addizionale maggiorata dell’1,45%, con un’aliquota totale effettivamente applicata del 2,68%. Dal 2028 la maggiorazione sarebbe dovuta scendere allo 0,39% per l’intera fascia di reddito da 0 a 28mila, con un’aliquota complessiva applicata dell’1,62%.

Con l’emendamento della Giunta, invece, nel 2028 la maggiorazione per quello scaglione di reddito non scenderà allo 0,39% preventivato, ma si fermerà all’1,39%, per un’aliquota complessiva del 2,62%, un punto in più percentuale rispetto a quanto promesso. Il vero taglio, quello già scritto e votato, sarà rinviato al 2029. Quello che nell’emendamento viene definito un “alleggerimento della pressione fiscale sul ceto medio”, a conti fatti è un anno di tasse salate in più per centinaia di migliaia di piemontesi con redditi medio-bassi.

La Giunta, per giustificare il posticipo, si para dietro alla legge di bilancio 2026, che sposta al 2029 l’obbligo del passaggio da quattro a tre scaglioni Irpef. Ma, ci fosse stata la volontà politica, Cirio avrebbe potuto agire già oggi per ridurre in maniera impattante le aliquote, così come previsto fino ad ora. Semplicemente ha scelto di non farlo. Chi un anno fa giurava sugli “atti vincolanti”, oggi con un colpo di spugna li modifica. E a pagare, come sempre, sono i cittadini».

 

 

 

 

Gianna Pentenero – presidente gruppo PD Consiglio regionale del Piemonte
Alice Ravinale – presidente gruppo AVS Consiglio regionale del Piemonte
Sarah Disabato – presidente gruppo M5S Consiglio regionale del Piemonte
Vittoria Nallo – presidente gruppo SUE Consiglio regionale del Piemonte

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