di Valter Manzone
BRA – Quello di domani (giovedì 1° ottobre), davanti al Gup del Tribunale di Asti, Victoria Dunn, potrebbe essere l’ultimo atto del processo a carico dei tre ex-giocatori del Bra calcio, accusati di violenza di gruppo (uno anche di revenge porn), da una ventenne torinese.
La discussione, al momento prevista in una sola giornata, annovera la requisitoria del Pubblico ministero, l’intervento della parte civile, l’arringa della difesa dei tre imputati; se rimarrà tempo, si potrebbe anche arrivare alla sentenza. I fatti contestati a Christ Jesus Mawete (ora al Livorno in C), a Fausto Perseu (Giulianova, serie D girone F) e ad Alessio Rosa (ora al Ligorna, serie D girone A) – nella passata stagione fra i protagonisti della straordinaria promozione dalla serie D alla C – risalgono alla fine del maggio scorso.
Era in città per festeggiare
La giovane studentessa, amica di un giocatore non coinvolto in questa inchiesta, era in città per festeggiare, durante una serata degli aperitivi. Con alcune amiche incontra i tre giocatori. Siedono al tavolino di un bar, trascorso un po’ di tempo, fino a quando viene invitata da uno dei tre a salire nel suo appartamento. Accetta ma non immagina che poco dopo essersi appartata con il giovane atleta, sarebbero comparsi anche i suoi due compagni.
Stando ai racconti della giovane, i tre avrebbero abusato di lei mentre uno di loro filmava con il cellulare per poi condividere le immagini sulla chat della squadra (motivo per cui è accusato di revenge porn). Poi, finalmente, la serata da incubo finisce. Lei torna a Torino, chiudendosi in casa in preda all’angoscia. Successivamente, convinta da un’amica, sporge denuncia.
Il punto dell’Ac Bra
La Procura di Asti si mette al lavoro, sente testimoni e la giovane. La società giallorossa, oltre a informare che nella serata del 30 maggio non aveva organizzato alcun tipo di festa per la promozione in serie C, aggiunge: «Nel rispetto dei principi di presunzione di innocenza e con piena fiducia nella Magistratura, l’Ac Bra si astiene da qualsiasi commento e giudizio sui fatti riportati, prendendo le distanze da ogni condotta e da episodi riferiti alla sfera privata delle persone coinvolte, che, se accertati, meritano la più ferma condanna».
Gli avvocati
La Procura sostiene che i tre abbiano approfittato delle “condizioni di inferiorità fisica e psichica” della ragazza, alterata dall’effetto di sostanze alcoliche e dunque in minorata difesa mentre l’avvocato romano Gian Luca De Bonis che difende Perseu, commenta: «A quanto ci risulta è stata la stessa ventenne a sollecitare l’esperienza di sesso di gruppo; quando si è recata nell’appartamento che il mio assistito affittava insieme a due compagni di squadra (uno coinvolto e l’altro totalmente estraneo ai fatti) era consapevole di quello che sarebbe successo e del tutto consenziente. Abbiamo raccolto molte testimonianze in questa direzione, visionato i filmati, compresi quelli delle telecamere cittadine che dimostrano i movimenti del gruppo, e siamo convinti che il processo possa chiudersi con l’assoluzione degli imputati».
Il legale della vittima Luca Cavallo continua invece a sostenere che la giovane, che sarebbe invece stata costretta e che, tuttora, versa in un profondo stato di disagio.
