di Manuela Zoccola
TRIBUNALE DI ASTI – Battute spinte e volgari, palpeggiamenti sulle natiche e un bacio sulla bocca durante l’orario di lavoro a una giovane dipendente, venticinquenne, hanno visto finire a processo il titolare di un’azienda astigiana che produce astucci e confezioni per gioielli.
Un anno e sei mesi di reclusione per violenza sessuale
Per queste condotte l’uomo (classe 1954) ha dovuto rispondere del reato di violenza sessuale presso il Tribunale di Asti. Un’accusa per la quale la giudice Victoria Dunn lo ha condannato a un anno e sei mesi di reclusione, come richiesto dalla pubblica ministera Giulia Giancola.
L’uomo potrà godere del beneficio della sospensione condizionale della pena subordinato al superamento di un percorso di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione e assistenza psicologica di soggetti condannati per questo genere di reati.
In base alla testimonianza della parte offesa, costituita parte civile con l’avvocata Piera Icardi, la situazione era degenerata la mattina del 31 marzo 2025, quando la giovane era arrivata sul posto di lavoro: il titolare l’aveva avvicinata, mettendole un braccio sulla spalla per attirarla di più a sé e dandole un bacio inaspettato sulla bocca. Il gesto le aveva provocato un forte senso di nausea e uno stato di shock.
Umiliata non era più tornata al lavoro
Un comportamento non nuovo, poiché nelle settimane precedenti l’uomo aveva avuto nei suoi confronti atteggiamenti non consoni, che lei trovava imbarazzanti e umilianti, ai quali non aveva reagito in modo brusco a causa del carattere molto timido, pur non avendo mai avuto comportamenti ambigui. Dopo quell’ultimo episodio, la giovane non era più tornata al lavoro, mettendosi prima in mutua e dando poi le dimissioni. Si era rivolta anche a una psicologa per gestire l’ansia causata dalla situazione.
Difeso dall’avvocato Andrea Furlanetto, il titolare ha chiesto il rito abbreviato condizionato all’esame della persona offesa e ha reso un interrogatorio. Come riportato negli atti processuali, l’uomo ha detto che, avendo lavorato in passato in altri contesti, aveva assunto un atteggiamento più aperto e gioviale, negando però i palpeggiamenti e di averla appellata nei modi riportati dalla giovane. Quanto al bacio, ha sostenuto di averlo dato alla dipendente sulla guancia per complimentarsi per i suoi miglioramenti professionali, aggiungendo che la ragazza, di cui ha ribadito la timidezza, non gli aveva mai fatto rimostranze circa i suoi atteggiamenti, anche perché lui non si comportava con lei diversamente rispetto alle altre dipendenti.
Dovrà risarcire i danni
Per le conseguenze morali e psicologiche causate alla giovane, l’uomo è stato condannato anche al risarcimento dei danni (da liquidarsi in separato giudizio civile), al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva di 8mila euro e alle spese legali (queste ultime due somme già versate).
L’avvocato Icardi ha commentato: «È gravissimo che a oggi ci siano donne costrette a sopportare molestie e approcci di tipo sessuale sul posto di lavoro e che molte di loro non abbiano la possibilità di sottrarsi alla situazione, per la necessità di portare a casa lo stipendio».

