ALBA – Alba farà di nuovo sentire la propria voce contro lo sfruttamento lavorativo in agricoltura. L’ultimo episodio è stato l’incendio della scorsa settimana nell’ex centrale del latte Cappello, al cui interno vivevano anche alcuni stagionali.
Per questo, una serie di realtà del territorio si sono unite per organizzare un corteo che, dalla zona H, raggiungerà piazza Ferrero, il prossimo 24 ottobre.
L’iniziativa sarà illustrata il 19 ottobre nell’ambito di una conferenza stampa in programma alle 10.30 presso la zona H. Hanno aderito la Caritas diocesana, Cgil, Cisl, Uil, Arci Cinema Vekkio, Arci Cuneo, Libera Piemonte e una serie di altre realtà della nostra area, che si stanno via via aggiungendo.

Scrivono i promotori: «Quello che denunciamo non sono soltanto isolati e circoscritti episodi di sfruttamento e di violazione delle leggi sul lavoro, come taluni raccontano nel tentativo di minimizzare, ma l’operato di un diffuso insieme di attività che agiscono in modo similare e coordinato. Alcune di queste, si legge nel rapporto Eurispes sulle agro mafie del 2025 nella parte relativa alle Langhe, sono configurabili come vere e proprie associazioni a delinquere e fanno dell’Albese un’area ad alto rischio per l’indice di permeabilità alle agro mafie. Le risultanze di svariate inchieste restituiscono una fotografia allarmante: intermediazione illecita, lavoro grigio, lavoro nero, contratti farlocchi non firmati dalle Organizzazioni Sindacali comparativamente più rappresentative, paghe inferiori ai minimi sindacali, oraridi lavoro lunghi ed estenuanti, mancanza di giorni di riposo e pause adeguate, assenza di misure di sicurezza, alloggiamenti fatiscenti e degradanti e anche vessazioni, soprusi e forme illecite di assoggettamento e controllo dei lavoratori. Così come sono allarmanti anche le alte percentuali di irregolarità emerse nei controlli dell’Ispettorato del Lavoro».
E ancora: «La sostenibilità ambientale e quella sociale sono i più importanti indicatori del livello di qualità e civiltà dei sistemi produttivi. Come associazioni, organizzazioni e ancora prima come cittadini ci sentiamo chiamati in causa per ribadire questo principio e per difendere quello che è un valore irrinunciabile della nostra comunità: il rispetto della dignità e dei diritti di tutte le persone».
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