di Sara Canta
IL RAPPORTO – «Guardo a cosa sta accadendo in Francia in questi giorni e gioisco. Gli studenti protestano, scendono in piazza. Allora la rivoluzione è possibile, mi dico. Dovremmo fare altrettanto anche in Italia, perché la nostra scuola cade a pezzi». Così Marco, uno studente di 18 anni del liceo scientifico Leonardo Cocito di Alba, condivide il proprio sguardo sulle sommosse che in questi giorni stanno attraversando la Francia. «Il nostro sistema è troppo performativo, gli insegnanti cambiano in continuazione, studiamo materie poco aggiornate, mancano gli investimenti. Non possiamo continuare così», afferma.
Oltre metà delle famiglie sostengono spese extra
A queste problematiche si aggiungono le fatiche economiche. Ripetizioni, corsi specifici, computer, materiali didattici: la scuola è gratuita, ma il percorso scolastico dei figli comporta spese aggiuntive per quasi due famiglie su tre. È uno dei dati del Cisf (Centro internazionale studi famiglia) family report 2026, dal titolo Teniamo banco! Famiglia e scuola di fronte alla sfida educativa (in foto) pubblicato negli scorsi giorni. L’analisi indaga il rapporto tra genitori e sistema scolastico, tra aspettative, difficoltà economiche e responsabilità condivise.

L’indagine ha coinvolto 1.627 persone. Tra gli intervistati, il 62,7% dichiara di aver sostenuto almeno una spesa extra rispetto al “normale” corso scolastico: il 32,1% per ripetizioni o recupero, il 37,1% per attività di potenziamento, come lingue e musica, il 44,3% per dispositivi digitali o altri strumenti didattici. Costi che si inseriscono in bilanci spesso fragili: nell’intero campione, il 12,2 per cento dichiara di avere incontrato difficoltà economiche frequentemente nell’ultimo anno, il 33,3% qualche volta.
Sono numeri che raccontano le difficoltà di una larga parte di popolazione, che non può più contare sulla totale gratuità del sistema pubblico. Il mondo scolastico, così come quello sanitario, richiedono spese e sforzi aggiuntivi per i genitori, già schiacciati dalla precarietà e dalle basse retribuzioni del mondo lavorativo.
Se accentua le disuguaglianze
Tornando al report Cisf, il problema riguarda anche la capacità di inclusione della scuola. Tra gli intervistati, il 48,8 per cento ritiene che la scuola non riduca né accentui le disuguaglianze; circa un terzo le riconosce una funzione di riequilibrio, mentre il 17,8% pensa che contribuisca ad aumentarle. Dal report emerge infine una difficoltà psicologica ed emotiva causata in qualche modo dal mondo scolastico. Un quarto dei genitori segnala frequenti manifestazioni di calo della motivazione, ritiro sociale o somatizzazioni dei bambini o ragazzi. Il 21% riferisce tentativi dei figli di evitare le lezioni con assenze non giustificate da ragioni mediche.
Che fare dunque? La proposta del Cisf è rafforzare la collaborazione tra scuola, famiglie e territorio. Non soltanto scambi di informazioni su voti e assenze, ma un lavoro condiviso sulle difficoltà dei ragazzi, prima che diventino distacco dalla scuola o rinuncia agli studi. Le famiglie dovrebbero compartecipare in maniera più ravvicinata, in modo rispettoso e stabilendo un legame di fiducia con il corpo docente, ma in modo da costruire attorno agli studenti una struttura più stabile e capace di valorizzarli e accompagnarli nel loro percorso di crescita, che non può essere standardizzato e uguale per tutti, ma tarato sulle specificità di ognuno.
L’intervista a Francesco Belletti: «Quando i genitori chiedono aiuto»

Parliamo con Francesco Belletti, sociologo e direttore del Centro internazionale studi famiglia (Cisf) di Milano.
Belletti, qual è il risultato del nuovo rapporto Cisf che dovrebbe farci riflettere di più?
«Dai dati è emersa tutta la complessità (e a volte anche le contraddizioni) di un ambito in cui l’alleanza, la capacità di stare in relazione e di riconoscersi, la volontà di portare una responsabilità condivisa per costruire il futuro delle nuove generazioni sono i “fondamentali” di un cantiere costantemente aperto. L’immagine della scuola, in termini generali, è emersa con una forte accentuazione delle criticità, sia strutturali sia qualitative: in primo luogo viene sottolineata (da quasi due terzi del campione) la scarsità di risorse economiche, seguita dalla presenza di “insegnanti demotivati” o da troppa burocrazia (circa il 40% degli intervistati). Eppure, quando alle famiglie è stato richiesto di indicare con una parola cosa sia e cosa rappresenti la scuola, la missione educativa e culturale, insieme alla vocazione all’inclusione e alla socialità hanno superato le voci negative: la scuola continua a essere nominata come luogo di educazione, di cultura, di relazione e di inclusione; tuttavia, questo nucleo di riconoscimento convive con una critica diffusa, con un sentimento di inadeguatezza, con la percezione di un disallineamento crescente tra il suo mandato educativo e le sue forme concrete di realizzazione».
Nel rapporto tra famiglia e scuola, in quale ambito funziona l’alleanza educativa e dove, invece, genitori e insegnanti fanno più fatica a collaborare?
«L’alleanza parte dal riconoscimento reciproco: per una relazione solida e di fiducia ciascun soggetto deve fare la sua parte, non può esserci una “delega in bianco” né una trincea di costante conflitto. Alla base di tutto, è necessaria una comunicazione efficace tra scuola e famiglia, con un aumento sia della quantità sia della qualità del coinvolgimento genitoriale. Abbiamo visto che la partnership scuola-famiglia ha effetti positivi anche sugli insegnanti: alcuni studi dimostrano che quanto maggiore è il coinvolgimento dei docenti nelle relazioni con le famiglie, tanto più elevato è il benessere lavorativo che ne deriva. La stragrande maggioranza dei genitori (oltre l’86%) chiede alla scuola un supporto educativo su due ambiti molto sfidanti nella società contemporanea: le competenze digitali, compreso un uso consapevole dell’intelligenza artificiale, e l’educazione affettiva e sessuale, intesa come educazione al rispetto, alle emozioni e alla qualità delle relazioni. A fronte di queste aspettative, emerge una percezione diffusa di debolezza o assenza di regolazione scolastica».
Tra pressione per i risultati, smartphone e intelligenza artificiale, come sta cambiando l’esperienza scolastica dei ragazzi? Quali risposte concrete possono dare scuola e famiglia per sostenere l’apprendimento senza alimentare ansia e controllo?
«La scuola oggi è un sistema in cui si incrociano diverse complessità legate anche alle sfide della modernità. C’è l’aspetto dell’ansia dei ragazzi legata all’esperienza scolastica: un quarto dei genitori intervistati nel report ha osservato “spesso” o “molto spesso” nei figli un calo di motivazione, ritiro sociale o somatizzazioni, inoltre più del 30% dei ragazzi si sente “sotto pressione” per voti e performance. All’interno di questo panorama si inserisce, come ulteriore elemento di criticità, la relazione con i mezzi digitali: se pure il 70% delle famiglie promuove il divieto ministeriale dello smartphone in classe, d’altra parte la dimensione on-line dei ragazzi non può essere aggirata e i genitori ne sono ben consapevoli. Sul totale delle famiglie prese a campione, il 31,5 per cento vede proprio nella “modalità di uso delle tecnologie” un fattore di difficoltà nell’adempiere al proprio ruolo educativo. Di qui, allora, l’urgenza con cui i genitori chiedono aiuto nella formazione alle competenze digitali, compreso l’uso consapevole dell’Ai, che viene utilizzata abitualmente almeno una volta a settimana dal 26,5% dei loro figli».

