di Francesca Pinaffo
L’ANALISI – Quando ieri si è diffusa la notizia di tre grazie concesse dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, tra cui una parziale al gioielliere di Nicolosi Guido Gianni, è da subito scattato il paragone con la vicenda di Mario Roggero, condannato in via definitiva in Cassazione a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo all’esterno del suo negozio a Grinzane. Dal 17 luglio scorso, Roggero si trova in carcere a Bollate. La sua storia, anche per il forte sostegno ricevuto dai politici di centrodestra a livello nazionale (in testa dal leader della Lega Matteo Salvini), ha avuto un fortissimo eco mediatico. Ma le due vicende – quella di Gianni e quella di Roggero – sono in realtà diverse da più punti di vista.
I modi e i tempi
La prima differenza riguarda i modi e i tempi. Il 66enne Gianni non è appena entrato in carcere, ma ha già scontato 5 anni e 3 mesi della sua pena, che in totale ammonta a 12 anni e 4 mesi. L’uomo attualmente si trova ai domiciliari a causa di problemi di salute. Ma non è solo quest’ultima la motivazione della grazia: con il provvedimento in questione (che è parziale e non condona del tutto la pena che gli resta), il gioielliere scende al di sotto dei 4 anni da scontare. Significa che il Tribunale di sorveglianza potrebbe concedergli l’affidamento in prova ai servizi sociali, misura suggerita dal presidente della Repubblica.
Così recita la nota con cui si annuncia la grazia:
Guido Gianni, nato nel 1960, condannato alla pena di anni dodici e mesi quattro di reclusione per i delitti di duplice omicidio e tentato omicidio, commessi nel 2008, nell’ambito di un tentativo di rapina di cui è stato vittima all’interno della propria gioielleria. Il Capo dello Stato ha concesso la grazia parziale, che ha estinto anni tre e mesi due di reclusione, tenendo presente il parere favorevole formulato dal magistrato di sorveglianza ed in considerazione del periodo di pena già espiata (cinque anni e tre mesi). Per effetto del provvedimento di grazia parziale, l’interessato dovrà espiare un residuo di pena detentiva, inferiore a quattro anni, tale quindi da consentire al competente Tribunale di sorveglianza l’eventuale applicazione dell’istituto dell’affidamento in prova al servizio sociale (art. 47 dell’ordinamento penitenziario).
La richiesta di grazia è pertanto arrivata al Capo dello Stato con il parere favorevole del magistrato di sorveglianza e del ministro della giustizia, Carlo Nordio. Un’iter che, ne caso del gioielliere di Grinzane, non è ancora stato espletato.
La rapina e il pentimento
C’è poi la questione del pentimento: Gianni si è sempre dichiarato pentito di ciò che ha fatto, mentre Roggero fin dall’inizio ha rivendicato con decisione le sue azioni, anche a favore di social e telecamere, per poi ammettere un accenno di pentimento solo sulla soglia di Bollate.
