ALBA – Ur partigiano Johnny di Beppe Fenoglio fu pubblicato una sola volta, nel 1978, a cura di John Meddemmen, nell’edizione critica delle Opere diretta da Maria Corti per Einaudi. Il testo tornerà presto disponibile in un’edizione digitale curata da Laura Antonietti, con una nuova traduzione in italiano – l’originale è scritto quasi interamente in inglese – un ricco apparato di note e la traduzione in francese.
L’idea è di Giovanni Pietro Vitali, professore in Francia e autore, in occasione del centenario fenogliano, dell’Atlas Fenoglio. Il progetto coinvolge gli atenei di Versailles Saint-Quentin-en-Yvelines, Paris-Saclay e Torino.
«Il partigiano inglese»: due giorni di studi ad Alba
Legato alla nuova edizione critica, venerdì 23 e sabato 24 ottobre si terrà a Palazzo Banca d’Alba il convegno internazionale «Il partigiano inglese». L’iniziativa è stata organizzata dall’Università di Torino e dal Centro studi Beppe Fenoglio, con il sostegno del Comune e di Banca d’Alba, nell’ambito delle celebrazioni dedicate ai 23 giorni dell’autunno 1944.
Alla preparazione del convegno hanno partecipato Valter Boggione, Giovanni Barberi Squarotti, Gioele Cristofari e Bianca Roagna. Alla due giorni prenderanno parte studiosi provenienti da atenei britannici e americani, oltre che italiani e francesi.
Il programma di venerdì 23 ottobre
Venerdì alle 15 Valter Boggione aprirà i lavori con «Il cantiere Fenoglio», intervento dedicato a quanto resta da fare sul piano filologico.
Mario Renosio, dell’Istituto storico della Resistenza di Asti, parlerà dell’esperienza partigiana di Fenoglio nel Monferrato, mentre Philip Cook si concentrerà sull’utilizzo dell’autore da parte degli storici e della storiografia. Rosalba Biasini approfondirà l’incontro di Johnny con gli inglesi delle missioni paracadutate nelle Langhe.
L’intervento di Barbara Colli e Giulia Raboni analizzerà il rapporto tra l’Ur partigiano e il «libro grosso» della Resistenza. Chiuderà la giornata Luca Bufano, curatore della mostra fenogliana allestita alla Fondazione Ferrero nel 2022, con «Into the partisan thickness. Utopia e storia nell’Ur partigiano Johnny».
Il programma di sabato 24 ottobre
Sabato, dalle 9.30, i lavori saranno guidati da Boggione. Giovanni Barberi Squarotti aprirà la giornata con «Il boogie-woogie, a tirteian aphrodisiac». L’idealizzazione letteraria alla prova delle armi (e della cultura di massa).
Alessandro Martini parlerà dei riferimenti a Walt Whitman nell’opera fenogliana; Valentina Vetri approfondirà l’inglese di Fenoglio, dall’Ur partigiano Johnny alle traduzioni; Gioele Cristofari si occuperà dell’accoglienza riservata all’opera.
Laura Antonietti analizzerà le strategie editoriali di Einaudi e il modo in cui Maria Corti ha «costruito» Fenoglio. Chiuderà il convegno Giovanni Pietro Vitali, con una riflessione sulle possibilità di raccontare l’autore anche attraverso la digitalizzazione.
La digitalizzazione rilancia gli studi fenogliani
Riccardo Corino, presidente del Centro studi Beppe Fenoglio, sottolinea il valore del progetto: «L’interesse letterario e storico per le opere di Beppe Fenoglio è stato ravvivato grazie alla digitalizzazione degli originali dello scrittore condotta dal Centro studi con il sostegno di Banca d’Alba in occasione del Centenario fenogliano, nel 2022. Ciò ha consentito, e consentirà in futuro, una più diffusa fruizione e valorizzazione dell’opera fenogliana. Il convegno sarà il primo risultato tangibile».
Una nuova traduzione per restituire la lingua di Fenoglio
«Lavorare all’edizione digitale di Ur partigiano Johnny significa entrare in un cantiere aperto e accettare la sfida affascinante di dare forma a un testo che non ne ha mai avuta una definitiva, ma anche confrontarsi con la traduzione del particolarissimo inglese fenogliano, che porta in sé una forte componente di intraducibilità. Significa, infine, riportare alla luce una parte meno conosciuta della storia resistenziale di Johnny, che merita di essere letta e raccontata di nuovo», spiega Laura Antonietti.
Valter Boggione evidenzia come, finora, l’opera sia rimasta in secondo piano rispetto agli altri libri dello scrittore: «Ur partigiano Johnny è il libro di Fenoglio che, finora, ha riscosso meno interesse nel pubblico, era un po’ il brutto anatroccolo, poco amato».
«È stato così probabilmente per la difficoltà della lingua: per la nuova edizione e il convegno siamo partiti proprio dalla valorizzazione di tale aspetto. La nuova traduzione in italiano sarà più fedele rispetto a quella molto libera dell’edizione Corti».
Boggione riconosce il valore stilistico della versione del 1978, ma ne evidenzia anche i limiti: «Stilisticamente, il testo tradotto da Merry nel 1978 è molto bello, si può dire che giocasse a fare Fenoglio: traduceva dall’inglese con espressioni che lo scrittore aveva usato in altre opere. Così, però, incorse in un sacco di errori: Merry, non essendo italiano, ignorava contesto, politica e cultura del nostro Paese».
Un esempio è la traduzione di Mautinian academy in «Accademia Mautina», mentre, secondo Boggione, Fenoglio si riferiva all’Accademia di Modena, dove si formano gli ufficiali. «La nuova traduzione vuole aiutare il lettore a leggere Fenoglio».
Un apparato di note per comprendere l’inglese fenogliano
Un’altra novità sarà il ricco apparato di note, pensato per illustrare le particolarità linguistiche del testo e i numerosi riferimenti storici, culturali e sociali. «Al contrario, l’edizione Corti spiegava nulla», osserva Boggione.
Per molto tempo la critica ha utilizzato il termine «fenglese» per descrivere l’incrocio tra Fenoglio e la lingua inglese. In seguito, però, si è compreso che la definizione non era appropriata: l’autore utilizza una lingua tutta sua.
Nell’Ur partigiano Johnny si trovano termini italiani trattati come parole inglesi; l’ordine delle parole e la sintassi spesso non seguono le regole dell’inglese, mentre il lessico è estremamente composito. Tra i diversi significati di una parola, Fenoglio sceglie talvolta quello marginale, secondario o arcaico.
Un Johnny spaesato tra Langhe, Monferrato e Liberazione
Gli eventi narrati nell’Ur partigiano Johnny, dallo scontro di Valdivilla all’arrivo del protagonista nel Monferrato, fino alla fine della guerra, comprendono una fase che non viene raccontata nelle altre opere fenogliane.
«Nonostante si vada verso la Liberazione, è un Johnny spaesato e deluso, si aspettava di vedere gli inglesi come eroi di Cromwell e scopre che sono meschini come gli altri. Sente la mancanza dei suoi sulle Langhe, dove vorrebbe tornare», racconta Boggione.
Anche la battaglia di Santo Stefano Roero assume un significato particolare: «Dell’importanza della battaglia di Santo Stefano Roero, l’unica della nostra zona di cui parlò Radio Londra, leggendo Ur partigiano Johnny senza note non te ne accorgi. D’altronde, Fenoglio è lo scrittore delle battaglie perse, non di quelle vinte».
Nel testo sono presenti anche numerosi riferimenti a libri, canzoni e alla cultura popolare italiana, inglese e americana. Tra questi, la citazione di un’isola delle Hawaii, particolarmente presente nell’immaginario giovanile dell’epoca.
Un testo ancora da esplorare
La denominazione Ur partigiano Johnny, scelta da Maria Corti per richiamare l’opera prima e ispirata al modello dell’Urfaust, la prima versione della celebre opera di Goethe, sottolinea la natura di testo originario e non definitivo.
«È stato di sicuro scritto dopo il 1955, ma non sappiamo se prima o dopo Primavera di bellezza e Il partigiano Johnny. Dal convegno potrebbero uscire ragionamenti interessanti sul tema», conclude Boggione.
