di Pierangelo Vacchetto
FONTANAFREDDA – Quella tra Corrado Nuzzo e Maria Di Biase è una storia d’amore e di teatro che si nutre di caso, intuito e di una comicità che nasce dalla vita prima ancora che dalla scena. Alla fondazione Mirafiore, davanti a un pubblico attento e divertito, il duo ha ripercorso la propria storia artistica e personale, mostrando come le due dimensioni siano, per loro, inseparabili, un incontro denso di ironia e riflessioni sul mestiere del comico.
«Ci incontrammo a Bologna», racconta Maria Di Biase. «Io studiavo matematica. Ero una persona seria, prima di incontrare lui». Una battuta che anticipa bene il loro modo di raccontarsi: autoironico, tenero, mai compiaciuto. Corrado Nuzzo, invece, studiava al Dams e insegnava in una scuola di teatro. È lì che i due si sono incrociati per la prima volta.
«Io volevo fare l’attrice già dal liceo, ma non era facile», continua Maria. «Nella mia famiglia erano tutti nel ramo scientifico e quando dissi che volevo fare l’attrice mi risposero: “Ma cosa stai dicendo?”».
La svolta arrivò grazie a un’amica che la convinse a tentare l’audizione nella scuola in cui insegnava Corrado. «Quando tutti dicevano cosa avevano studiato, chi in Francia, chi in accademie prestigiose, Maria era in silenzio. Le chiesi: “E tu?”. Lei disse: “Io ho fatto il fiore nella recita delle elementari. Ma non il fiore principale… quello dietro”. Ho pensato: è un genio, bisogna prenderla».
Da quel momento è iniziata una collaborazione intensa, che i due descrivono come una costruzione quotidiana fatta di scrittura condivisa: «Scrivevamo in due stanze diverse e ci incontravamo a metà corridoio per vedere chi aveva scritto la battuta più bella». Anche i litigi, raccontano, finiscono per trasformarsi in prove di scena: «Quando discutiamo ricadiamo nei meccanismi dei nostri sketch. A volte l’altro cita proprio la battuta che usiamo a teatro».
Il rapporto professionale non intralcia le esperienze individuali. «Quando mi hanno chiamata a Lol, Corrado mi ha detto: vai», racconta Di Biase. «Io sono l’uomo più fortunato del mondo, aggiunge lui, e quando la vedo fare cose senza di me sono contento».
Alla domanda di Paola Farinetti su come si definirebbero oggi, rispondono: «Siamo sempre sfuggiti alle classificazioni: prima facevamo teatro quando gli altri facevano cabaret, poi il contrario. Abbiamo sempre seguito ciò che ci interessava». E la loro carriera lo conferma.
Pignoli, appassionati, hanno scritto e realizzato Vengo anch’io, film dedicato agli ultimi, «a chi nella vita ha perso tutto e prova a rimettere insieme una famiglia. Un film che dice che l’amore ti può salvare». Hanno sempre lavorato con dedizione: «Abbiamo fatto tanta gavetta. Non ci interessava la televisione, e infatti ci siamo finiti per caso: a casa non l’avevamo nemmeno, eravamo fissati col teatro».
La pandemia ha offerto loro una nuova consapevolezza: «Parlando alla radio ogni giorno con persone che vivevano storie drammatiche, ci siamo accorti di avere una funzione terapeutica con il far ridere». La comicità, riflettono, «sta nel mezzo tra il far ridere e il far piangere: è un equilibrio complicato».
Nel cassetto conservano una serie sull’ambiente. «Bellissima», dicono. E mentre il pubblico chiede se abbiano mai pensato a un progetto alla Sandra e Raimondo, rispondono: «Abbiamo fatto una cosa a Zelig, ma mai qualcosa di strutturale. È stata nostra nipote, che ha vissuto con noi un anno, a dirci: dovete farla, fate più ridere nella vita che sulla scena».
Tra i lavori più significativi ricordano i due anni passati a portare in scena Delirio a due di Ionesco: «Racconta la storia di una coppia che litiga tutto il giorno mentre fuori c’è la guerra, per una cosa banale. Mostra quanto siamo piccoli. Sembra scritta oggi, per quanto è attuale».
Infine, un dettaglio che strappa un sorriso ma dice molto del loro legame: «Non siamo sposati, ma stiamo insieme da trent’anni. Abbiamo i telefoni condivisi: io rispondo al telefono di Maria e lei risponde al mio. Non abbiamo segreti. E ci amiamo ancora». Una serata intensa e brillante, che ha mostrato non solo la storia di un duo comico, ma il percorso di due persone che hanno scelto di ridere insieme, e di far ridere gli altri, come forma d’arte e, forse, come atto d’amore.
Rivedi la serata
Un nuovo appuntamento

Nel corso della serata è stato annunciato un nuovo appuntamento con il Laboratorio di resistenza permanente: il 20 dicembre alle ore 18.30 l’ospite sarà Patrizia Balbo per fare un viaggio nello zodiaco 2026. Le prenotazioni sono aperte sul sito della fondazione Mirafiore.




