CUNEO – I Carabinieri lo avevano arrestato con seicento euro in una busta appena ricevuta da una commerciante di Verzuolo che ricattava. Lui aveva raccontato di averli prelevati a un bancomat: «per paura», ha spiegato in tribunale.
L’uomo, un pregiudicato di origine sinti che vive a Villafranca Piemonte (Torino), è stato condannato a Cuneo per estorsione. La pena comminata dal giudice è di 5 anni e 2 mesi, come richiesto dal sostituto procuratore.
La vicenda nasce da un prestito di 30mila euro che l’ex fidanzato della persona offesa aveva ricevuto dall’accusato per acquistare un capannone e avviare un’attività. La coppia si era poi separata e il progetto di quell’attività intanto era sfumato.
L’uomo però pretendeva che la donna gli restituisse i soldi: «Gli dissi che la cosa non mi riguardava, ma lui si fece minaccioso», ha poi raccontato lei in veste di testimone. «Non farmi diventare cattivo» avrebbe detto l’imputato, in più occasioni, sia alla donna che a sua madre, aggiungendo frasi come «so dove abiti, che bella macchina ha tuo fratello».
Dopo ripetute consegne di buste con i contanti, alla fine, era stato il padre della commerciante a fare il passo decisivo, avvertendo il comandante dei Carabinieri di Verzuolo.
Ansa
