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L’INTERVISTA Cirio: «Dopo l’Asti-Cuneo, ora ad Alba sblocchiamo terzo ponte e tangenziale»

L'intervista di inizio anno del presidente della Regione al nostro giornale, tra bilanci, obiettivi e uno sguardo al suo futuro politico

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Alberto Cirio - Presidente Regione Piemonte - foto Barbara Guazzone

di Maria Grazia Olivero

ALBACome si muove un albese alla guida del Piemonte? Mette al centro del suo impegno l’albesità, lo spirito costruttivo e unitario che induce a guardare lontano, buttando il cuore oltre l’ostacolo. Se poi l’albese è forzista come Alberto Cirio non può che fare proprio l’ottimismo della volontà appreso alla scuola di Silvio Berlusconi. Dal 2019 presidente della Giunta regionale e dal 2024 vicesegretario nazionale di Forza Italia, il governatore rivendica nell’intervista d’inizio anno con Gazzetta d’Alba la spinta che gli ha permesso di riportare vitalità a una regione del Nord con un tratto un po’ fané nei primi tempi del suo mandato.

Anche se molto è già stato raccontato nelle ultime settimane, non si può che iniziare dall’Asti-Cuneo. Che cosa ci dice, Cirio?

«Il 2025 si è chiuso con questa grande soddisfazione, anche se è mia intenzione inserire la percorribilità dell’autostrada nel quadro complessivo degli impegni legati al 2026. Posso affermare, inoltre, che le tre grandi priorità di quest’area, che mi sono state assegnate nel 2019, quando sono diventato governatore (Asti-Cuneo, ferrovia e ospedale unico) hanno trovato compimento. Il Ferrero è stato aperto nel 2020, dopo tempi di cantieri fermi e privi di finanziamenti. Abbiamo poi riavviato la strada ferrata quando, nonostante i proclami, i treni mancavano da tredici anni: Alba e Bra sono ora ben collegate a Torino e Caselle, mentre su Asti ci si muove agevolmente. Infine, l’A33 è interamente percorribile ed entro il 30 aprile 2026 saranno completati i viadotti a una sola corsia. Si tratta di tre gravi emergenze risolte, per le quali abbiamo penato per decenni».

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Una ricostruzione digitale del terzo ponte

Però, il quadro della viabilità va chiuso con gli interventi sulla tangenziale e il terzo ponte sul Tanaro. Ci sta lavorando?

«Certo! Abbiamo dato il via a 43 milioni di opere di adduzione sul tratto di Cherasco e ora dobbiamo concentrarci sulla messa in sicurezza della tangenziale di Alba. Inoltre, va messo in piedi il terzo ponte sul Tanaro, un altro problema annoso e irrisolto, che non si può più procrastinare. Per questo mi farò promotore di un tavolo permanente di concertazione per il quale chiederò ospitalità al sindaco di Alba: come abbiamo fatto per l’autostrada, occorre riunire Comune, Regione, Provincia, Anas, società Asti-Cuneo».

Che cosa proporrà?

«L’adeguamento complessivo della tangenziale di Alba, individuando con l’Anas il meccanismo di finanziamento. È anche questa l’occasione per realizzare il terzo ponte, mettendo in sicurezza i fondi Crosetto e ragionando con il mondo produttivo, in particolare con Ferrero, che credo disponibile, sul tema di un nuovo sistema logistico. La Regione ha puntato anche su progetti di mobilità sostenibile, disponendo 10 milioni di euro per il percorso che prevede la passerella ciclopedonale sul ponte Albertino. Ora serve un tavolo di coordinamento, che ci permetta di focalizzare con coerenza la programmazione».

Quanti fondi serviranno?

«Per l’adeguamento della tangenziale, ritengo siano necessari 30 milioni. Entro febbraio, possono essere avviati i primi incontri. E, se il procedimento va monitorato perché l’Italia è un Paese difficile, dobbiamo sfoderare pure in questo caso la nostra albesità. Occorre essere lungimiranti come hanno fatto le nostre aziende, restituendo dignità alla politica e operando senza guardare alle appartenenze, per progettare il futuro. In questo momento abbiamo le giuste condizioni: la centralità politica, di cui rappresento un pezzo, e un’opera come il terzo ponte sul Tanaro da portare avanti. Sono fiducioso, perché le persone comprendono che, al di là di Alberto Cirio, quando un albese si muove in politica molte cose si risolvono».

«A fine gennaio l’appalto per la casa della salute di Alba: entro l’estate i lavori»

Tuttavia, se guardiamo a certi ambiti, non mancano i problemi. La sanità è senza dubbio uno dei più evidenti: che cosa ne pensa, Cirio?

«Nel 2020, a pochi mesi dal mio insediamento, il Covid-19 ha in effetti acceso la luce della realtà su una drammatica situazione sanitaria. Si è levato il velo su decenni di tagli: si fa presto a capire che, se si riducono i posti letto e il personale, il sistema implode. La pandemia, pur pagando lo scotto di migliaia di morti, ha avuto il merito di dare una scossa alla politica, che è tornata a investire nella sanità».

Lei crede? Sono evidenti molte lacune.

«Dobbiamo smaltire la dura realtà del passato. Ma abbiamo compiuto dei passi concreti. Per esempio, con 200mila visite specialistiche erogate nei weekend e la sera, per la prima volta nel 2025 il Piemonte ha registrato una riduzione nei tempi delle liste di attesa. Inoltre, grazie a duemila persone in aggiunta, i piemontesi hanno a disposizione più posti letto e personale».

Quindi, lei difende la sanità pubblica?

«Ho mai avuto dubbi, ma la pandemia ha più che confermato la tesi. Mi ripugna l’idea di una terra in cui si possa curare solo chi ha denaro per le strutture private, perché la nostra magnifica Costituzione, repubblicana e antifascista, sancisce che la salute è un bene da tutelare. In Piemonte avremo 11 nuovi ospedali, già finanziati e localizzati, e il Centro unico di prenotazione, riorganizzato tramite l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, ci sta aiutando nella gestione delle esigenze di salute delle persone. Si sta inoltre compiendo uno sforzo organizzativo sui pazienti cronici, i quali assorbono il 30 per cento delle prestazioni sanitarie».

A proposito, quando vedranno finalmente la luce le due nuove case di comunità di Alba e Bra, negli ex ospedali?

«L’estate scorsa sono state bandite le gare d’appalto per la ristrutturazione del San Lazzaro e del Santo Spirito. L’investimento complessivo ammonta a 46 milioni di euro, finanziati con fondi di Stato e Regione. Si realizzeranno due case e ospedali di comunità per 40 posti letto divisi tra Alba e Bra. Per quest’ultima, è stata completata la gara per l’aggiudicazione della progettazione esecutiva e dei lavori, che inizieranno in primavera per essere conclusi in tre anni. Per Alba andremo alla fine di questo mese, ipotizzando il via al cantiere entro l’estate. Gli interventi previsti, oltre a riorganizzare i servizi sanitari, riqualificheranno due aree storiche molto importanti nelle due città».

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Il progetto per il San Lazzaro di Alba

Se parliamo di sanità, possiamo collegarci al sociale. Tra le fasce più in difficoltà, ci sono senz’altro gli anziani, che faticano a essere degnamente assistiti.

«Quando ho iniziato a fare il governatore, in Piemonte si spendevano 250 milioni di euro l’anno per le convenzioni con le case di riposo. Oggi siamo a 325 milioni per circa 15mila anziani. Ma la platea di chi ha necessità è aumentata a dismisura, con altrettante persone in lista d’attesa. La Regione dovrebbe investire altri 325 milioni di euro, che non ha».

Quindi?

«In dieci anni 7.500 persone in più sono state convenzionate e abbiamo trovato 18 milioni di euro in aggiunta per la terza età tramite l’Unione europea, oltre a 90 milioni di spesa sociale. So che non è ancora sufficiente, ma è uno sforzo enorme. Nel 2019 avevamo 6 miliardi e 100 milioni di euro di debiti, per i quali stiamo sborsando 500 milioni l’anno, come attesta con puntualità la Corte dei conti. Al momento siamo scesi sotto i 4 miliardi, puntando a trovare ulteriori fondi per ogni esigenza e mantenendo la necessaria coerenza contabile».

Il turismo vale il 10% del Pil della nostra Regione

Oggi come si pone il Piemonte a livello economico tra le regioni del Nord Italia, presidente Cirio?

«Anche in questo caso posso assicurare che tutti i dati in nostro possesso prefigurano un futuro buono, nonostante portiamo in pancia un settore, l’automotive, in difficoltà da troppi anni (sebbene Mirafiori possa tirare un sospiro di sollievo, in quanto sono state assunte 400 persone per la produzione della Cinquecento ibrida). Per il 2026 la Confederazione generale italiana del- l’artigianato, la Cgia di Mestre, prevede che Emilia, Lazio e Piemonte traineranno il Paese con una crescita del Pil (prodotto interno lordo) superiore alla media nazionale. Il quadro economico sabaudo si completa poi con agroalimentare, agricoltura e industria aerospaziale, settori che spingono la logistica».

E se ampliamo lo sguardo?

«Nel prossimo futuro, la nostra regione sarà il vero crocevia delle merci europee, perché i corridoi Lisbona-Kiev e Genova-Rotterdam saranno ultimati entro il 2030. Significa che tutti i prodotti in circolazione nel Vecchio continente passeranno da noi. E siamo già la regione d’Italia che attrae i maggiori investimenti delle multinazionali».

Molti dei nostri giovani lavorano, ma sono sottopagati. Che cosa si può fare per imprimere una svolta?

«I livelli di occupazione giovanile in Piemonte sono i più elevati degli ultimi vent’anni, anche se il problema in questione è vero: occorre indagare il tipo di lavoro e il modo in cui viene retribuito. Tuttavia, resto fiducioso. Berlusconi mi ha insegnato ad avere il sole in tasca, non per ottimismo di maniera, ma come risultato dell’impegno e del contatto con l’impresa».

Il Piemonte può dirsi una regione turistica?

«Il turismo piemontese ha sfondato il tetto del 10 per cento del prodotto interno lordo. Il comparto sta funzionando molto bene, non solo ad Alba, ma anche a Torino, dove i musei registrano numeri da record».

C’è chi dice anche troppo…

«Il disagio è relativo se correlato ai vantaggi, per esempio vedere rivalutato il valore della propria casa. Mi sono laureato in giurisprudenza, studiando con il sottofondo dei tamburi della Fiera del tartufo di Alba, a cui resto molto legato. Ritengo sia meglio che i ragazzi stiano in piazza a sbandierare per il loro borgo invece che attaccati al telefonino. Siamo molto cresciuti sul turismo. Mi ha di recente inorgoglito l’operazione di un’azienda coreana che produce creme con il brand “D’Alba Piedmont”, promuovendole sui taxi di tutta Tokyo».

Lavoro vuole dire anche integrazione?

«Mi piace lo stimolo che ha lanciato Carlo Petrini, fondatore di Slow food. Le Langhe del vino possono diventare un positivo modello d’integrazione per avere un prodotto buono, pulito e giusto, nel rispetto dell’ambiente e delle persone. Le nostre aziende hanno bisogno di manodopera: se arriva chi intende lavorare seriamente dobbiamo stendere il tappeto rosso. In Piemonte stiamo cercando di affrontare con determinazione il tema dell’immigrazione, rigorosi con quella irregolare, ma agevolando quella buona. A Saluzzo, la Regione finanzia il piano di ospitalità, puntando all’integrazione e alla legalità».

«A Roma prima del 2029? Resto qui fino a quando serve»

A proposito di futuro, c’è chi dice che sarà presto lontano dal Piemonte, in vista di prestigiosi incarichi romani. Conferma?

«Ringrazio per la stima, ma l’unica diversità nella mia vita rispetto al passato è il ruolo da vicesegretario nazionale di Forza Italia: il ministro Antonio Tajani mi ha chiesto di affiancarlo. Per me è un grande orgoglio, un incarico che mi aiuta a guardare i fatti attraverso un’ottica nazionale. Ma sarò il presidente della Regione Piemonte fino a quando sarà necessario».

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L’inaugurazione dell’edizione 2024 della Fiera, con Cirio e Tajani.

Cioè fino al 2029, quando finirà il suo secondo mandato in Regione e si andrà a nuove elezioni?

«Fino a quando sarà necessario, ripeto. Intendo concentrarmi sui problemi e sul verbo “servire”. Bisogna essere utili, avendo il ruolo che serve al proprio territorio. In questo momento cerco di essere un buon presidente. Se si aprirà l’opportunità di avere incarichi più importanti per il Piemonte, non per la mia carriera personale, la prenderò in considerazione. Ma ora sono felice di fare la cosa più difficile della mia vita, governare la terra che amo sempre di più».

Come ha trovato il Piemonte nel 2019 e come pensa di averlo cambiato?

«Non credo di avere cambiato il Piemonte. Ritengo di avere mutato un metodo, che può permettere di trasformare la Regione, restituendole centralità politica, fondamentale per risolvere i problemi. Non ci sentiamo più ai confini dell’impero, ma sediamo al tavolo quando il Governo nazionale decide. Lo dimostra il caso del parco della salute di Torino: a pochi mesi dall’insediamento dell’Esecutivo Meloni, abbiamo ottenuto la nomina di un commissario, atto che ha permesso di sbloccare un cantiere da un miliardo di euro. La sintonia aiuta, perché si pensa allo stesso modo e si hanno relazioni personali utili a una maggiore immediatezza. Il Piemonte è divenuta la regione italiana che ospita gli eventi più importanti del momento. Insieme al sindaco Stefano Lo Russo (del Pd, ndr), abbiamo fornito centralità d’immagine (che significa promozione) a Torino e alla regione, portando nel capoluogo Eurovision, le Atp e i più grandi avvenimenti sportivi del basket e del volley».

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