POLLENZO – Mercoledì 28 gennaio 2026 l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo ha inaugurato il suo Anno Accademico 2025/2026, aprendo il ventiduesimo anno di attività con una cerimonia che ha messo al centro tre concetti chiave del presente: contemporaneità, policrisi globali e centralità del cibo come leva per una buona vita. L’appuntamento si è svolto nella Sala Rossa dell’Albergo dell’Agenzia, con la partecipazione dell’intera comunità universitaria.
Ad aprire la mattinata è stata la relazione del Rettore Nicola Perullo, seguita dagli interventi delle rappresentanti degli studenti Elisa Carone ed Emma Maria Deandrea.
Il Rettore ha proposto una riflessione di ampio respiro, distinguendo tra “attualità” e “contemporaneità”: la prima come sguardo appiattito sul presente, la seconda come capacità di tenere insieme passato, presente e futuro. «Non adagiarsi sul presente e anticipare, costruire il futuro attraverso ciò che non ci soddisfa del presente», ha spiegato, richiamando il pensiero di Edgar Morin e il concetto di “policrisi”, intesa come intreccio di crisi climatiche, politiche, sanitarie e ambientali che si rafforzano reciprocamente.
Nel suo intervento, Nicola Perullo ha ricordato le parole di Morin sulla necessità di una “testa ben fatta”, capace di connettere i saperi e di superare la frammentazione della conoscenza: «Il futuro non è già scritto, perché il futuro è ciò che facciamo ogni giorno». Da qui l’invito a immaginare nuovi modelli di socialità e welfare, in un’ottica policentrica orientata alla “buona vita”, superando contrapposizioni sterili – come quella tra tecnofili e tecnofobici – e promuovendo un’idea di università aperta, inclusiva e capace di apprendere insieme alla società.
La visione si è tradotta anche in scelte concrete sul piano formativo. A partire da ottobre 2026, l’offerta didattica di Pollenzo sarà articolata in quattro macro-aree: cultura, riflessione critica e territorio; tecnologia, innovazione e sostenibilità; economia, impresa e managerialità; salute, benessere e qualità della vita. In questo quadro si inserisce il nuovo corso triennale interateneo con il Politecnico di Torino, “Food Tech for Ecological Transition”, che integra dimensione scientifica e umanistica. Per il Rettore, la centralità del cibo non è una “protervia accademica”, ma una necessità storica: un crocevia attraverso cui leggere insieme giustizia ambientale, salute pubblica, equità sociale e innovazione.
Significativi anche gli interventi delle rappresentanti degli studenti. Emma Maria Deandrea ed Elisa Carone hanno portato all’attenzione temi urgenti come la crisi climatica, l’ecoansia, i disturbi del comportamento alimentare e l’uso politico del cibo nei conflitti globali. Deandrea ha parlato del ruolo dei gastronomi del futuro come “custodi di una riconnessione tra anima e nutrimento”, mentre Carone ha sollecitato docenti e istituzioni a sostenere gli studenti nella costruzione di un pensiero critico non frammentato. Un momento intenso, che ha rafforzato il dialogo tra le generazioni dell’ateneo.
Cuore scientifico della giornata è stata la lectio magistralis del professor Paolo Vineis, epidemiologo ambientale all’Imperial College di Londra e membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei, dal titolo “Cibo, ambiente e salute: siamo a un punto di svolta?”. Partendo dall’Antropocene, Vineis ha affrontato il rapporto tra riduzionismo e approccio sistemico nella scienza, sottolineando come la complessità biologica non possa essere ridotta a singole soluzioni. Ha illustrato studi condotti su 500.000 europei che dimostrano come la biodiversità alimentare riduca significativamente la mortalità, citando la dieta 3V – vrai, végétal, varié – come modello virtuoso per salute e ambiente. Ha poi richiamato l’attenzione sui “crimini di sistema” alla base delle policrisi e sui rischi di un uso non critico dell’intelligenza artificiale, che potrebbe escludere saperi tradizionali e ridurre la diversità culturale.
A chiudere la cerimonia è stato l’intervento del Presidente di UNISG Carlo Petrini, che ha ribadito il percorso dell’università verso il riconoscimento del cibo come disciplina centrale, in dialogo con tutte le altre. Petrini ha annunciato l’obiettivo di trasformare Pollenzo in un polo universitario integrato con le altre università piemontesi e di rafforzare ulteriormente la dimensione internazionale, puntando a raggiungere il 60% di studenti non italiani entro tre anni. «Il gastronomo del futuro deve essere anche un soggetto politico», ha affermato, richiamando la responsabilità culturale e sociale della formazione. La conclusione è stata affidata a una riflessione netta sul tempo presente: «È finito il tempo della competizione. Si è aperto il periodo storico che dovrà basarsi sulla cooperazione e sulla condivisione».
Redazione
Galleria fotografica ©Pierangelo Vacchetto






