SKELETON Da Vancouver 2010 a Milano-Cortina 2026 si chiude un cerchio. Sedici anni dopo essere stato il primo albese a gareggiare alle Olimpiadi, Nicola Drocco diventerà il primo sportivo della nostra città a fare il bis, stavolta come tecnico. Da qualche stagione Drocco segue la Nazionale B di skeleton in Coppa Europa, ma, in vista dei Giochi che inizieranno venerdì 6, è stato inserito nello staff della squadra azzurra impegnata a Cortina. «Il mio ruolo è tecnico di pista. Una prova di skeleton si divide sostanzialmente in due fasi: la spinta e la discesa. Il mio compito è insegnare la guida dopo l’avvio. È fondamentale la massima connessione con il ghiaccio e l’attrezzo. Più sei aderente e meglio riesci a guidare», racconta Drocco.
Agli azzurri che gareggeranno a Cortina (e a quelli di Coppa Europa) Drocco mette a disposizione, oltre all’esperienza di atleta, anche le sue attuali competenze da mental coach. «L’importante è riuscire a focalizzare gli atleti sulla gara. In uno sport come lo skeleton, con prove brevi, giocate sul filo dei centesimi di secondo, se vuoi strafare, sbagli e comprometti tutto. Le Olimpiadi sono il sogno di un atleta, ma sono anche una centrifuga di emozioni ed è fondamentale riuscire a gestire la pressione», afferma Drocco, che per descrivere il passaggio dall’altra parte della barricata ricorre a un paragone efficace. «È come passare da essere figlio a essere padre. Quando sei un atleta pensi soltanto alle gare e non vedi i problemi che ci possono essere attorno a una squadra, ma se da tecnico ti ricordi com’eri da atleta, riesci a essere un allenatore migliore».

In pochi anni lo skeleton è cambiato molto. «Oggi l’età media è più bassa e ci sono atleti che arrivano direttamente a questa disciplina, mentre un tempo la maggior parte proveniva dall’atletica», afferma Drocco, approdato alle piste di ghiaccio dopo aver calcato quelle di atletica nella velocità e nel salto in lungo. «Ero nel gruppo sportivo della Marina quando ci sono state le selezioni per bob e skeleton in vista di Torino 2006. Le ho superate e tra le due specialità ho preferito lo skeleton. Aver praticato i 100 metri mi era utile nella fase di spinta e per salire sul mezzo il movimento era simile a quello del salto in lungo». A Torino Drocco ha fatto l’apripista, mentre quattro anni dopo, in Canada, ha gareggiato. Il suo rivale in quegli anni era Maurizio Oioli, attuale direttore tecnico delle Nazionali di skeleton e bob.
Analizzando le prospettive dei nostri a Cortina, Drocco si divide tra prudenza e fondate ambizioni. «A Torino e Vancouver era importante essere in gara. Ora, il movimento è cresciuto e i nostri atleti hanno ottenuto vittorie e podi in Coppa del mondo. Credo che potremo dire la nostra. Ovviamente, poter contribuire alla conquista di una medaglia per la mia nazione sarebbe fantastico».
A Cortina l’Italia schiererà Valentina Margaglio (classe 1993, di Casale), Alessandra Fumagalli (1998, di Bergamo), Mattia Gaspari (1993, di Pieve di Cadore) e Amedeo Bagnis (1999, anch’egli casalese, uomo di punta della squadra). Le gare sono in programma da giovedì 12 a domenica 15 febbraio.
Corrado Olocco

