di Manuela Zoccola
ASTI – Grande partecipazione all’ospedale Cardinal Massaia di Asti per la Messa celebrata dal vescovo Marco Prastaro in occasione della trentaquattresima Giornata mondiale del malato, che si è svolta nei giorni scorsi. Un momento intenso, di raccoglimento e di comunità, che ha riunito pazienti, familiari, operatori sanitari, volontari e rappresentanti delle istituzioni.
Nella sua omelia il vescovo ha richiamato le parole di Papa Leone XIV: «Il messaggio scelto per celebrare questa Giornata mondiale del malato ci riporta alla figura evangelica del buon samaritano, invitandoci a trasformare la sofferenza in amore vero e vissuto. Amare il prossimo non è una questione di sola teoria, ma è carità concreta, capace di abbattere le barriere culturali, religiose e sociali».
Il vescovo ha proseguito: «È amare facendosi carico del dolore dell’altro e aiutandolo a sostenere il peso della fragilità provocata dalla malattia. La compassione, infatti, non è solo sentimento, ma si traduce in gesti concreti e impegno condiviso: è fermarsi senza passare oltre, farsi vicini all’altro e prendersi cura di chi soffre».
Sull’eco di queste parole, il direttore generale dell’Asl At Giovanni Gorgoni ha ricordato come un’antropologa americana faccia risalire la nascita della civiltà umana al ritrovamento di un femore fratturato e guarito in epoca preistorica: «La guarigione, in epoche senza bisturi e antibiotici, sarà stata possibile solo perché una comunità se n’è fatta carico. Oggi vogliamo ringraziare tutti i soggetti esterni all’organizzazione sanitaria (Comuni, volontari, Forze dell’ordine, imprenditori), i quali si sono uniti a noi quest’anno per essere comunità civile che si prende cura dei più fragili. Ringraziamo, poi, i nostri operatori sanitari per tutte le volte che hanno saputo svolgere, oltre alla professione, una missione».
Gorgoni ha concluso: «E ringraziamo i malati, che sono stati “pazienti” con noi quando non siamo stati all’altezza delle loro aspettative: non lo abbiamo fatto mai per superficialità, ma solo per umana imperfezione e con immutata passione».
