di Lino Ferrero
BRA – Ci sono nomi che, tra i vialetti dello stadio Attilio Bravi, non hanno bisogno di presentazioni. Uno di questi è Michele Del Vecchio. Per tutti era semplicemente mister Michi, un uomo che ha dedicato la propria vita a insegnare ai più piccoli che il calcio non è solo un pallone che rotola, ma un modo per crescere insieme, passo dopo passo.
Domenica 22 febbraio quel legame profondo tra Del Vecchio e la sua comunità tornerà a farsi sentire in occasione del primo memorial a lui dedicato. Non sarà una giornata di silenzi o malinconia, ma di voci allegre, scarpini che battono sull’erba e dell’entusiasmo contagioso dei bambini nati tra il 2015 e il 2018. Una vera festa, proprio come sarebbe piaciuta a lui.
L’eredità di un maestro di campo
Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo lo ricorda come un pilastro del calcio giovanile locale. La sua non era soltanto competenza tecnica: mister Michi possedeva quella rara capacità di parlare ai bambini con semplicità, di consolarli dopo una sconfitta e di esaltarli dopo un gol, sempre con il sorriso di chi sa che il risultato conta meno dell’impegno.
Portare i colori dell’Ac Bra per lui significava soprattutto educare. Credeva fermamente che il campo fosse una palestra di vita, un luogo dove imparare il rispetto per l’avversario, la forza del gruppo e l’orgoglio della maglia. Nel panorama calcistico piemontese il suo nome era sinonimo di passione, competenza e umanità. Michele Del Vecchio è stato una figura profondamente rispettata, capace di lasciare un segno non solo nei risultati sportivi ma soprattutto nelle persone che ha formato.
La sua storia nel calcio era iniziata prestissimo. Da ragazzo aveva indossato la maglia del Torino nelle squadre giovanili, mostrando qualità e determinazione. Un grave infortunio lo costrinse però ad abbandonare la carriera da giocatore. Una battuta d’arresto che avrebbe fermato molti, ma non lui. Del Vecchio seppe reinventarsi, trasformando quella delusione in una nuova strada: l’allenatore.
Dalle radici pugliesi al cuore braidese
Nato ad Altamura nel 1954, era ormai considerato a tutti gli effetti un braidese d’adozione, profondamente legato alla città di Bra, dove ha costruito gran parte della sua vita sportiva e umana.
La sua grinta, la passione viscerale e il carattere schietto gli valsero il soprannome di Leone di Altamura, immagine perfetta di un uomo diretto, determinato e sempre fedele ai valori dello sport.
Come tecnico ha militato per anni tra Eccellenza e Serie D, guidando numerose società del territorio: Settimo, Novese, Pinerolo, Bra, Saluzzo e Sommariva Perno. Squadre diverse, ma unite dallo stesso approccio educativo che Del Vecchio portava ovunque.
Nel corso della sua carriera ha conquistato due accessi al Campionato nazionale dilettanti, uno diretto e uno attraverso i play-off, risultati che testimoniano la sua solidità tecnica oltre che umana.
Allenatore professionista con licenza Uefa pro, nel 2011 si laureò con una tesi dal titolo “L’allenatore professionista nel mondo dei dilettanti”, riflessione concreta su quella realtà che aveva scelto di vivere ogni giorno sul campo.
Per molti anni ricoprì anche il ruolo di selezionatore regionale della rappresentativa dilettanti Piemonte-Valle d’Aosta, raggiungendo uno dei momenti più alti della sua carriera nel 2003, in Germania, con la vittoria della Uefa regions’cup.
Negli ultimi anni aveva scelto una sfida dal forte valore sociale, guidando il Torino for disable, la squadra paralimpica del club granata dedicata al calcio per atleti con disabilità. Anche lì arrivarono titoli e successi, ma soprattutto crebbe un progetto umano che lo rese punto di riferimento per tanti ragazzi e famiglie.
Un maestro prima ancora che un allenatore
Chi lo ha conosciuto ricorda la sua schiettezza, l’attaccamento ai valori sportivi e la capacità di essere guida autentica per i giovani. Per lui il calcio era prima di tutto una scuola di vita: rispetto, sacrificio, responsabilità e spirito di squadra venivano prima del risultato.
Atleti e dirigenti lo descrivono così: «Un uomo che ha lasciato un segno indelebile non solo per i risultati sportivi, ma anche per la sua umanità e per il modo in cui ha vissuto il calcio».
Michele Del Vecchio si è spento il 9 settembre 2025, dopo aver lottato a lungo contro una malattia incurabile. È proprio questo lo spirito che la società giallorossa vuole onorare: un’eredità fatta di passione autentica che continua a vivere nei colleghi, nei genitori e nei tanti bambini che hanno corso sotto il suo sguardo attento.
Una festa di sport tra grandi nomi e realtà locali
Il valore umano di Michele è testimoniato anche dal prestigio delle società partecipanti. Accanto alle realtà del territorio scenderanno in campo club di primo piano come la Juventus e il Torino, insieme a storiche società piemontesi quali Pinerolo, Barcanova, Mirafiori, Caramagna e Polisportiva Mirafiori.
Una partecipazione così ampia racconta meglio di qualsiasi parola quanto mister Michi fosse stimato, non solo come allenatore, ma come educatore e uomo di sport.
Il modo più bello per ricordarlo. Sarà una domenica intensa, colorata, piena di energia. Il giallorosso si mescolerà alle tante maglie presenti in una kermesse dedicata ai piccoli amici e ai primi calci, dove il risultato passa in secondo piano e al centro resta il divertimento.
E mentre i bambini correranno felici inseguendo il pallone, qualcuno potrà quasi immaginare di vederlo ancora lì, a bordo campo, con la sua tuta, il fischietto tra le dita e lo sguardo attento ma affettuoso.
Perché certi allenatori non smettono mai davvero di insegnare. Continuano a farlo attraverso ciò che hanno lasciato negli altri. E, come ripete con affetto chi lo ha conosciuto: «Sarà sempre con noi».
