Fotoservizio di Pierangelo Vacchetto
SERRALUNGA D’ALBA – Una sala gremita, un ascolto attento e oltre tre minuti di applausi finali hanno suggellato la serata di sabato 21 febbraio alla Fondazione Mirafiore, protagonista di un nuovo appuntamento all’insegna della grande musica con Raphael Gualazzi. A introdurre l’artista è stata Paola Farinetti, che ha ricordato il percorso umano e artistico dell’artista, soffermandosi non solo sul successo ma, soprattutto, sulla coerenza delle sue scelte: «Sono molto felice di avere qui una persona speciale. Molti lo hanno conosciuto grazie al Festival di Sanremo, dove vinse tra le nuove proposte con Follia d’amore, ma la cosa più bella è il suo percorso: una persona gentile, coerente, che ha seguito la musica che sentiva davvero sua». Paola Farinetti ha ricordato gli studi classici al Conservatorio di Pesaro, l’incontro con il jazz e le radici familiari, figlio di un batterista rock che suonò anche con Ivan Graziani, annunciando inoltre che Gualazzi sarà ospite speciale della serata finale del Premio Gianmaria Testa, dedicato ai giovani cantautori, che hanno partecipato in massa: «Sono arrivate 169 canzoni e siamo arrivati a cinque finalisti che saranno comunicati lunedì», ha detto Paola Farinetti.

Nel suo intervento, c Gualazzi ha accompagnato il pubblico in una riflessione profonda sul senso della musica e del jazz, partendo dal pianoforte: «È uno strumento apparentemente indiretto, ma rappresenta per me una metafora sociale. Nella storia della musica le dissonanze sono sempre esistite, imparare a celebrarle, a renderle preziose, significa guardare le cose da un altro punto di vista. Ancora una volta, la musica può darci un consiglio». L’artista ha poi parlato della scelta di allontanarsi dalle logiche del mercato dopo la grande popolarità: «A un certo punto ho deciso d’inseguire ciò che mi piaceva davvero. Il sogno più grande è ritrovare se stessi attraverso la musica. Ho difficoltà a comunicare e la musica per me è uno strumento meraviglioso di relazione».

Ampio spazio è stato concesso anche al tema della lingua, tra italiano e inglese, non una scelta di convenienza, ma il desiderio di onorare le culture musicali che lo hanno ispirato, lasciando talvolta parlare più la musica che le parole. Un racconto che si è intrecciato ai ricordi dell’infanzia, del primo coro a nove anni, delle canzoni in più lingue e degli insegnanti capaci di trasmettere entusiasmo prima ancora che tecnica. Infine, un pensiero sul palco di Sanremo e sull’Eurovision, vissuti come esperienze importanti ma decisive per capire quale strada non percorrere e una riflessione conclusiva che ha raccolto il senso dell’intera serata. Ha concluso Raphael Gualazzi: «Credo che l’origine della bellezza musicale sia la partecipazione, il sentirsi parte di qualcosa che nasce dall’incontro tra i musicisti». Un incontro intenso, fatto di musica e parole, che ha confermato ancora una volta la Fondazione Mirafiore come luogo di ascolto autentico e di dialogo culturale, salutato da un pubblico caloroso e riconoscente.
