Pensiero per domenica / Chi ha fede non ha paura di quelli che uccidono

di Lidia e Battista Galvagno

XII TEMPO ORDINARIO – 21 GIUGNO

Le letture della XII domenica hanno come tema la paura. Che è una cosa seria, un sentimento umano universalmente diffuso: nessuno ne è immune. L’ha provata anche Gesù. Secondo san Paolo (Rm 5,12-15) è una delle conseguenze del peccato. Molto spesso, come recita il proverbio, «La paura è fatta di niente», tuttavia ci sono momenti in cui l’agente scatenante è ben visibile.

Pensiero per domenica / Chi ha fede non ha paura di quelli che uccidono
Pietro e Gesù, Gerusalemme, chiesa di San Pietro in Gallicantu. Pietro rinnegò Gesù, ma poi si pentì.

La cattiveria degli uomini, a volte, fa davvero male. L’ha sperimentato il giovane Geremia, come leggiamo nella prima lettura (20,10-13). Questo profeta, vissuto in un momento drammatico per il regno di Giuda, mentre Gerusalemme era assediata, è stato accusato di disfattismo, perché invitava ad arrendersi ai babilonesi per evitare quelle devastazioni e quei disastri che poi sono arrivati. Lo stesso Gesù ha prima profetizzato, e poi sperimentato, quanto male la cattiveria umana possa causare. Nel Vangelo (Mt 16,26-33) si parla espressamente di «quelli che uccidono il corpo». Da molti mesi a questa parte, le cronache parlano dei traumi da paura dei bambini di Gaza. Il cervello di questi bambini, come quello di chi ha subito violenze domestiche nell’infanzia, rimarrà segnato per sempre.

Come lottare contro la paura? Nel Vangelo, troviamo due percorsi, sul piano umano e psicologico: certo non strade facili. Il primo è credere nella forza della verità: questa è più forte della menzogna e prima o poi verrà a galla. Il secondo: la paura si annida nel corpo e nella sensibilità, ma in noi c’è una sfera profonda che può esserne immune. Papa Francesco parlava del “cuore” come area protetta. Etty Hillesum, nel campo di transito di Westerbork, anticamera di Auschwitz, riusciva a trovare nella sua interiorità uno spazio in cui pregare, un rifugio di pace. Anche Gesù ha invitato a non avere paura di «quelli che uccidono il corpo», ma non possono arrivare all’anima: parole che hanno dato serenità e forza a schiere di martiri.

Il rimedio radicale è la fede. Credere è avere la garanzia di non essere soli. La solitudine è la compagna preferita della paura. Al riguardo, Gesù ci ha rassicurato con parole e immagini molto forti, al limite del paradosso: Dio pensa a ciascuno di noi. Nessun aspetto o momento della nostra vita sfugge alla sua attenzione: «Perfino i capelli del vostro capo sono contati». Nella vita non siamo mai soli, perché almeno Dio pensa continuamente a noi! San Paolo ha approfondito il concetto e ha individuato la radice teologica della vittoria sulla paura: dalla morte-risurrezione di Cristo è scaturito un dono di grazia capace di raggiungere tutti gli uomini.

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