Piemonte: cresce la transizione energetica ma restano criticità

Il rapporto Ciro promuove rinnovabili e comunità energetiche: pesano edilizia e agricoltura

Fotovoltaico al posto dell’amianto su 200 tetti industriali

AMBIENTE – Il Piemonte si conferma tra le regioni italiane più dinamiche nel percorso verso la transizione energetica, grazie ai risultati raggiunti nello sviluppo delle energie rinnovabili, delle comunità energetiche e nella capacità di assorbimento della CO₂ attraverso il patrimonio forestale. È quanto emerge dal progetto Ciro (Climate Indicators for Italian RegiOns), la piattaforma sviluppata da Italy for Climate in collaborazione con Ispra che monitora le performance ambientali delle regioni italiane attraverso 27 indicatori chiave.

La regione ha già raggiunto il 38,5% del proprio obiettivo sulle fonti rinnovabili fissato per il 2030, un dato superiore alla media nazionale del 31%, collocandosi tra le realtà più avanzate del Paese. Anche sul fronte delle comunità energetiche il Piemonte si distingue con 26 iniziative attive registrate nel 2024, tra i numeri più elevati a livello nazionale.

La quota di energia prodotta da fonti rinnovabili copre circa il 20% dei consumi complessivi regionali, contro una media italiana del 18%. I consumi energetici pro capite risultano invece leggermente superiori rispetto al dato nazionale, un elemento ritenuto coerente con il forte tessuto produttivo piemontese.

Tra gli aspetti più positivi emerge anche la capacità di assorbimento della CO₂ garantita dalle aree forestali. Il Piemonte registra infatti 273 tonnellate di anidride carbonica assorbite per chilometro quadrato, ben oltre la media nazionale di 162 tonnellate, offrendo un contributo significativo al bilancio climatico regionale.

Permangono però alcune criticità. Nel settore edilizio i consumi energetici e le emissioni restano superiori alla media italiana, nonostante la crescente diffusione di edifici più efficienti. Anche il comparto agricolo evidenzia emissioni elevate e una diffusione dell’agricoltura biologica inferiore rispetto ad altre regioni. L’industria mostra invece risultati positivi e allineati alle aree più avanzate del Paese, mentre il settore dei trasporti si mantiene sostanzialmente in linea con la media nazionale.

Buoni risultati arrivano infine anche sul fronte della resilienza ai cambiamenti climatici. Le perdite della rete idrica si attestano al 35%, contro una media nazionale del 42%, mentre soltanto il 5% della popolazione piemontese risiede in aree a rischio alluvione, meno della metà rispetto alla media italiana dell’11,5%. Restano invece in linea con il dato nazionale sia il consumo di suolo sia il numero di eventi meteorologici estremi.

Redazione

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