La Corte dei conti piemontese ha assolto il commissario e i tre revisori dell’ex casa di riposo Città di Asti

La sentenza peserà sul procedimento penale in corso parallelamente al Tribunale di Asti per falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici

La Corte dei conti piemontese ha assolto il commissario e i tre revisori dell'ex casa di riposo Città di Asti

Manuela Zoccola

ASTI La sezione giurisdizionale della Corte dei conti del Piemonte ha assolto con formula piena Giuseppe Carlo Camisola, Luisa Amalberto, Massimo Striglia e Simone Callegher, accusati di danno erariale in riferimento ai bilanci dal 2019 al 2021 dell’ex casa di riposo Maina Città di Asti.

I giudici contabili hanno respinto, quindi, la richiesta di risarcimento di circa 1,3 milioni di euro a carico dell’ex commissario straordinario Camisola e quella dai 100 ai 174 mila euro a carico dei tre revisori dei conti Amalberto, Striglia e Callegher, stabilendo che i vertici non hanno avuto responsabilità nella crisi finanziaria della struttura, ma che da parte degli stessi c’è stata «piena diligenza nello svolgimento delle funzioni».

Si è trattato di un’assoluzione per prescrizione riguardo agli anni 2019 e 2020 e nel merito per il 2021. Per i magistrati, il crac dell’ex Ipab più grande del Piemonte (chiusa a fine dicembre del 2022 con un debito di oltre 8 milioni di euro) sarebbe stato causato da diversi fattori, tra cui morosità da parte di alcuni ospiti, pandemia e mancato credito da parte delle banche.

La sentenza peserà sul procedimento penale in corso parallelamente al Tribunale di Asti per falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici nei confronti di Camisola, dei tre revisori dei conti e dell’ex commissario Mario Pasino, subentrato a Camisola, ma non oggetto dell’indagine contabile.  

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