IL CASO – La vicenda del gioielliere di Grinzane Cavour Mario Roggero, da ieri pomeriggio (17 luglio) nel carcere milanese di Bollate fa discutere.
Sulla questione è intervenuta anche il Consiglio direttivo della Camera penale di Asti con una nota:
«La sentenza, passata in giudicato, sulla nota questione del gioielliere condannato ad anni 14 e mesi 9 di reclusione per duplice omicidio e tentato omicidio ha scatenato l’immediata reazione di una parte della politica, culminata, addirittura, nella richiesta di grazia da parte del Ministro della giustizia, con una tempistica per l’istruttoria istantanea senza precedenti.
Si assiste, attoniti, all’inversione di quello che la politica ha sempre stigmatizzato, ovvero “l’ingerenza” a gamba tesa della politica stessa nell’Amministrazione della giustizia, addirittura trasformando l’istituto della grazia, di esclusiva pertinenza del Presidente della Repubblica, in quarto grado di giudizio, tendente a modificare o annullare, secondo gli umori del popolo, le decisioni della Magistratura.
La reazione postuma della vittima di rapina, che per il nostro ordinamento non integra legittima difesa e, diremmo, nemmeno difesa, nonché il correlato sdegno collettivo per la condanna, altro non sono che l’innegabile tragico effetto di una erronea rappresentazione, in chiave meramente propagandistica, della riforma sulla legittima difesa, mediante lo slogan “difesa sempre legittima”, sbandierato su tutti i media all’indomani del fatto e divenuto virale sui social, quando invece la legittima difesa non può e non deve consistere nell’autorizzazione a eseguire autonomamente una pena, tantomeno, come nel caso in esame, di morte».
