di Serena Corradi
ALBA – Nelle scorse settimane, sotto le torri si è riunito il tavolo comunale sul tema del lavoro agricolo. Facciamo il punto con l’assessora alle politiche sociali Donatella Croce.
Quali sono stati i principali temi affrontati e quali ricadute ci saranno in vista della prossima vendemmia, Croce?
«L’obiettivo è mettere in rete tutti gli enti che offrono percorsi di inclusione sul territorio, come il consorzio socioassistenziale, l’Ufficio stranieri, Caritas, la cooperativa Motiva con il progetto Sai e il “Common ground”, la Frati minori Onlus, Apro e Weco. Durante l’ultimo incontro, si è parlato anche di accoglienza per gli stagionali per la prossima vendemmia, anche in vista della firma del protocollo con la Prefettura e all’avvio della seconda edizione del “Common ground”. Ad Alba, oltre alle azioni già introdotte con Caritas e consorzio, con l’apertura del dormitorio di via Pola anche in estate e la disponibilità di docce accessibili anche a chi non pernotta nella struttura, come Comune abbiamo stipulato un accordo con la Regione per l’attivazione di ulteriori 30 posti letto destinati agli stagionali».
Dove saranno i posti?
«L’accordo prevede lo stanziamento di fondi destinati al reperimento e alla locazione di spazi dedicati e, in quota minore, alla gestione degli alloggi e al trasporto dei lavoratori verso i luoghi di impiego. Le attività saranno coordinate dal Comune, che garantirà la regia dell’intervento e il raccordo con la Regione Piemonte. La gestione sarà affidata, secondo le direttive e le procedure previste dalla normativa, a soggetti terzi che sono in possesso di una comprovata e documentata esperienza nel settore. I soggetti incaricati opereranno in collaborazione con gli operatori del “Common ground 2”, responsabili del reclutamento e dell’accompagnamento dei lavoratori sotto il profilo legale, amministrativo, sindacale, abitativo e sociale, assicurando così un intervento coordinato. L’accordo avrà durata fino all’autunno del 2028, con un percorso di costruzione progressiva: già dalla vendemmia 2026 sarà possibile avviare le prime azioni sperimentali».
Si guarda al modello costruito a Saluzzo, in parte già consolidato?
«Non solo. Le specificità della nostra area richiedono delle soluzioni diverse. Guardiamo anche a un’accoglienza stabile, in grado di offrire servizi essenziali ai lavoratori, rispondendo allo stesso tempo ai bisogni delle imprese».
