Fotoservizio di Beppe Malò
ALBA – Quello dell’energia è un settore economico in cui l’elevata richiesta di produzione deve tenere conto anche di questioni prioritarie come la sostenibilità. Pertanto le aziende affidano un ruolo sempre più importante alle fonti rinnovabili. Non è così lontano nel tempo, in fondo, il concetto di “carbone bianco” per indicare l’energia prodotta da turbine azionate dalle acque di torrenti e fiumi. In passato Alba poteva contare sulla centrale idroelettrica Enel in corso Coppino.
La città potrebbe tornare a ospitare un impianto: quello che la Edison Spa si propone di realizzare sulla sponda sinistra del Tanaro, valorizzando dal punto di vista della produzione di corrente il salto idraulico messo a disposizione dalla traversa all’altezza dello stabilimento Ferrero. Edison è controllata dal gruppo francese Electricité de France ed è uno dei principali attori italiani in quanto detiene il 6,7% della produzione nazionale, combinando impianti alimentati da diverse fonti.
In un contesto generale in cui l’idroelettrico sta riguadagnando consensi – consente di dare movimento ai generatori a ciclo continuo, prescinde dalle condizioni meteo e dall’avvicendamento tra giorno e notte, utilizza anche una tecnologia relativamente semplice e il rendimento energetico è positivo –, Edison ha messo gli occhi sulla traversa. Quest’ultima si trova a poca distanza dallo stabilimento Ferrero. Il progetto risale all’ottobre del 2024 e prevede la realizzazione di un impianto idroelettrico a monte del ponte Albertino e di corso Canale.
Il progetto
Dal punto di vista tecnico si prevede la realizzazione di un sistema collocato nella traversa, ma a lato dello sbarramento mobile, così da utilizzare il salto idraulico e ottenere una produzione annua di circa 9,9 gigawattora, una quantità di corrente molto grande.
Entrando nel dettaglio, si può dire che Edison prevede di realizzare uno sbarramento mobile scudato collocato sul coronamento della traversa a una quota di 156 centimetri. Lo sbarramento sarà progettato per salire sino alla quota massima di 3,2 metri sopra ai livelli idraulici attuali. In caso di superamento di questo livello, è previsto che lo sbarramento venga abbassato. La Giunta, nella riunione del 23 marzo, ha dato parere favorevole al recepimento dei contenuti e delle integrazioni presentate dalla società Edison nell’ambito della procedura di valutazione d’impatto ambientale. Le proposte: integrare il progetto con la ripulitura delle aree interessate, mettendo a dimora specie autoctone e valorizzando la zona anche nell’ambito del futuro percorso ciclopedonale verso il Roero.
Non tutti, però, sono d’accordo. Diversi rappresentanti dei quartieri coinvolti, che preferiscono rimanere anonimi, hanno espresso perplessità per quanto riguarda l’impatto dell’impianto con la sicurezza idraulica della zona, le attività agricole e le proprietà dei residenti, specialmente nel Vivaro. Ne abbiamo incontrati alcuni nell’ambito di un sopralluogo sul posto.
Il ricordo della grande alluvione
«Per noi, la memoria del ’94 è ancora presente. Viviamo ogni giorno con l’incubo di un altro evento straordinario. Anche i fenomeni meteo molto violenti che si possono verificare a causa dei cambiamenti climatici ci mettono in forte apprensione. Occorre ricordare, per capire meglio la nostra apprensione, che la zona del Vivaro fu quella che pagò un prezzo altissimo in termini di vite umane e danni materiali dovuti all’esondazione del Tanaro», ci hanno detto.
A destare preoccupazione è anche la paratia che regola la portata del rio Berlotto alla confluenza con il Tanaro, così come la costruzione di argini alti sino a 4 metri dal piano campagna. «In caso di piena o di precipitazioni estreme, se venisse chiusa la paratia l’acqua tornerebbe indietro e si riverserebbe nel Vivaro come nel 1994. Condividiamo tutti il timore che, con la costruzione di questo impianto, si possa seriamente realizzare una situazione di rischio anche per il quartiere Mussotto, per la zona di San Cassiano, per i terreni, le abitazioni e persino per lo stabilimento Ferrero».

Dal Vivaro aggiungono: «Non contestiamo la buona fede, ma sosteniamo con forza che questo non sia il posto giusto per il progetto, perché metterebbe in crisi una situazione di equilibrio idraulico». E auspicano piuttosto un abbassamento della traversa o la sua rimozione, così da lasciare maggiormente libero il de-
flusso. Anche in considerazione del fatto che la Ferrero preleverebbe a oggi poca acqua dalla traversa stessa.
Inoltre, c’è timore che, se il progetto venisse portato a compimento, segnerebbe un punto di non ritorno per la possibilità di futuri interventi destinati a mitigare il rischio idraulico nell’intera zona. «Come ha già fatto notare l’Aipo (Agenzia interregionale per il fiume Po, competente anche per il Tanaro, ndr), la situazione del fiume nel tratto tra i due ponti di Alba è già critica e quindi sarebbe da valutare con estrema attenzione la realizzazione di un’opera come questa».

