BRA – Settembre è un mese particolarmente ricco di eventi nella città della Zizzola, ma quello in programma lunedì 14 settembre a Casa Arpino merita una particolare attenzione. Alle 20.30, nello storico locale di via Cavour, le associazioni culturali Albedo e Dreaming in art, con il patrocinio del Comune di Bra, proporranno “Dialoghi tra scrittura e pittura”, una serata dedicata al nuovo libro della scrittrice braidese Ivana Gianmoena Ritratto di un uomo, solo e alle opere dell’artista Franco Gotta, una delle quali è stata scelta per la realizzazione della copertina del romanzo.
A moderare l’incontro sarà Agata Comandè, presidente di Brarte, mentre le letture saranno affidate a Matteo Gotta, presidente di Dreaming in art.
L’appuntamento nasce dall’incontro fra due forme di espressione artistica, la scrittura e la pittura, ma offre anche l’occasione per conoscere più da vicino Ivana Gianmoena, arrivata con Ritratto di un uomo, solo alla sua ottava pubblicazione. Originaria di Rovereto, in Trentino, Gianmoena ha frequentato l’istituto magistrale e ha sempre avuto un rapporto molto stretto con la letteratura, prima di tutto come lettrice. Si definisce una «lettrice compulsiva» e racconta di aver sempre letto moltissimo, mentre la scrittura l’ha accompagnata fin dall’adolescenza, attraverso i quaderni sui quali provava e cercava il proprio modo di esprimersi.
«Mi sarebbe piaciuto dipingere, ma non sono abbastanza brava, mi sarebbe piaciuto suonare il pianoforte ma non sono abbastanza brava, mentre invece nella scrittura trovo spazio per le cose che voglio raccontare», spiega. Una frase che restituisce bene il rapporto personale che l’autrice ha con la scrittura, vissuta innanzitutto come uno spazio nel quale poter esprimere ciò che sente di voler raccontare.

Per molti anni, però, questa passione è rimasta in sospeso. La famiglia, i due figli, il marito impegnato professionalmente e la scuola hanno assorbito gran parte del suo tempo. Quando i figli sono cresciuti e la situazione familiare lo ha consentito, Gianmoena ha deciso di dedicare finalmente tempo anche a se stessa e alla scrittura. «Mi sono regalata il tempo e la possibilità di scrivere», racconta. Da quel momento è arrivata una produzione che l’ha portata fino all’ottavo libro, senza che il numero di copie vendute o il successo commerciale rappresentassero necessariamente il metro con cui valutare il proprio percorso.
Un percorso nel quale ha avuto un ruolo importante anche la scelta dell’autopubblicazione. Gianmoena la considera una possibilità che consente all’autore di mantenere una grande libertà rispetto alle logiche del mercato. Non significa, nel suo caso, rinunciare alla cura del testo: prima della stampa, infatti, i suoi libri vengono sottoposti a un lavoro di editing accurato, ma la decisione finale rimane sua. «L’autopubblicazione mi piace perché svincola completamente da quelle che sono le logiche di mercato», spiega, ricordando anche di aver avuto in passato un contratto con una casa editrice, poi interrotto perché il rapporto non corrispondeva al modo in cui desiderava vivere la propria scrittura. Per lei scrivere è prima di tutto un piacere e proprio per questo vuole poterlo fare mantenendo la massima libertà possibile.
La stessa filosofia riguarda il titolo e la copertina che Gianmoena considera elementi fondamentali perché rappresentano il primo contatto tra il libro e il lettore. «È la vetrina», osserva spiegando quanto sia importante poter decidere personalmente anche la veste con cui una storia viene presentata al pubblico.
Nel caso di Ritratto di un uomo, solo questa scelta ha portato direttamente alle opere di Franco Gotta. Gianmoena racconta di aver individuato nel dipinto scelto per la copertina una particolare corrispondenza con l’atmosfera del romanzo: i colori, ma soprattutto la figura solitaria immersa in una nevicata, con un sole lontano. Un’immagine che ha percepito come molto metaforica e vicina alla storia raccontata nel libro.
Ed è proprio il romanzo il cuore della serata del 14 settembre. Senza anticiparne gli sviluppi, Ritratto di un uomo, solo è costruito come una sorta di lettera nella quale il protagonista racconta se stesso e la storia d’amore vissuta con un ragazzo molto più giovane di lui. La relazione arriva alla sua conclusione, ma il racconto diventa anche un percorso di consapevolezza personale e di presa di coscienza della propria sessualità, all’interno di una società di qualche anno fa nella quale non era così semplice esprimere liberamente questo tipo di situazione. L’amore assume così un ruolo importante nella vita del protagonista, permettendogli di confrontarsi con una parte di sé che aveva a lungo negato. «È un libro di amore sull’amore, ma non è il classico libro di amore», lo definisce la stessa Gianmoena.
È una storia che, pur partendo da una vicenda sentimentale, apre quindi a riflessioni più ampie sulla solitudine, sull’identità, sulla difficoltà di vivere pienamente i propri sentimenti e sulla possibilità di arrivare, attraverso un’esperienza importante, a una maggiore consapevolezza di se stessi.
Gianmoena, del resto, non segue un unico filone nella sua produzione. I suoi libri sono abbastanza diversi fra loro e, come racconta, si dividono principalmente in due grandi percorsi: da una parte quelli più seri, come questo, dall’altra libri caratterizzati da una maggiore componente ironica. Anche il suo metodo di scrittura riflette questa varietà: spesso lavora contemporaneamente a due o tre libri e poi decide quale approfondire, lasciandosi guidare anche dal proprio stato d’animo e dalla situazione emotiva del momento.
Una libertà che per Gianmoena è fondamentale e che rappresenta anche uno dei motivi per cui considera così importante l’autopubblicazione. Il libro, nella sua concezione, deve rimanere qualcosa di profondamente personale, un po’ come accade a un artista che attraverso la pittura cerca di esprimere se stesso. «Uno che vuole esprimere qualcosa attraverso la pittura penso che non si metta a fare i conti con quello che viene visto al di là, ma esprime se stesso», osserva, trovando proprio nell’arte figurativa un parallelo con il proprio modo di intendere la scrittura.
La serata del 14 settembre a Casa Arpino permetterà così di entrare in questo mondo attraverso più linguaggi. Ci sarà la voce dell’autrice, ci sarà la lettura di alcuni brani affidata a Matteo Gotta, ci saranno le opere di Franco Gotta e ci sarà soprattutto il dialogo fra la storia raccontata nel libro e l’immagine scelta per rappresentarla. Un incontro nel quale scrittura e pittura proveranno a raccontare, ciascuna con il proprio linguaggio, emozioni e atmosfere che possono incontrarsi anche al di là delle parole.
Chi scrive ha avuto modo di leggere Ritratto di un uomo, solo e ne ha ricavato una piacevole sorpresa, non perché non conoscesse il talento di Gianmoena, ma per il modo in cui l’autrice affronta una lettera d’amore tutt’altro che banale. La lettura procede con leggerezza dentro una dimensione intimistica e profonda, permettendo al lettore di partecipare alle emozioni del protagonista e accompagnandolo verso riflessioni che arrivano anche in maniera inattesa.
È anche per questo che la serata organizzata da Albedo e Dreaming in art può rappresentare un appuntamento interessante non soltanto per chi già conosce Ivana Gianmoena o Franco Gotta, ma per chiunque abbia voglia di avvicinarsi a una storia, a un’autrice e a un modo particolare di intendere l’arte e la libertà creativa.
L’appuntamento è quindi per lunedì 14 settembre alle 20.30 a Casa Arpino, in via Cavour a Bra. L’ingresso è libero, con una consumazione minima obbligatoria di 6 euro. Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare il numero 349-59.06.451.
Marco Fiorini
