Profondo Umano: quando il suono diventa cura

Al Mussotto la conferenza-concerto con l’audiologa Federica Di Berardino e il Coro Giovanile dell’Associazione Corale Intonando

Profondo Umano: quando il suono diventa cura

di Andrea Olimpi

ALBA – Può il suono diventare uno strumento di cura? E che cosa accade quando medicina e musica si incontrano intorno a uno dei sensi attraverso i quali costruiamo il nostro rapporto con il mondo?

Sono state queste alcune delle domande al centro di “Suoni che curano”, la conferenza-concerto ospitata venerdì 2 ottobre al Santuario della Natività di Maria Santissima di Mussotto, nell’ambito del festival Profondo Umano.

A guidare l’incontro Federica Di Berardino, dirigente medico specialista in Audiologia e Foniatria, professoressa associata all’Università degli Studi di Milano e dirigente medico dell’Audiologia della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. La sua attività clinica e di ricerca è dedicata alle patologie dell’udito e dell’equilibrio, alla sordità, agli impianti cocleari e alla riabilitazione uditiva, con particolare attenzione alla qualità della vita. Tra i suoi ambiti di studio figura anche il rapporto tra musica e riabilitazione delle persone con deficit uditivi.

Con lei sono intervenute le componenti del suo staff Laura Magnoni, Eleonora Gandolfo, Alessia Tomasin, Anna Gasbarre, alternandosi nel condurre il pubblico in un percorso alla scoperta dell’apparato uditivo umano, del suo funzionamento e dei fattori che nel corso della vita possono determinarne il deterioramento.

Un’attenzione particolare è stata dedicata all’esposizione a livelli sonori elevati e alle soglie oltre le quali il rumore può rappresentare un rischio per l’udito. Un tema che riguarda la vita quotidiana e che ha permesso di affrontare anche il valore della prevenzione e della consapevolezza dei possibili danni provocati da un’esposizione eccessiva al suono.

Dalla prevenzione lo sguardo si è quindi spostato sulle possibilità offerte oggi dalla medicina e dalla tecnologia. Apparecchi acustici e impianti cocleari consentono, in situazioni differenti e sulla base delle indicazioni cliniche, di recuperare o compensare capacità uditive compromesse, restituendo alla persona non soltanto la possibilità di percepire i suoni, ma una parte importante della propria capacità di comunicare e di entrare in relazione con gli altri.

Il percorso ha poi allargato l’orizzonte dall’udito al valore terapeutico della musica, affrontando anche il ruolo della musicoterapia e mostrando come il suono possa essere considerato non soltanto qualcosa da proteggere e preservare, ma anche una risorsa nei percorsi rivolti al benessere della persona.

La struttura stessa della serata ha trasformato la riflessione scientifica in esperienza. Agli interventi delle quattro specialiste si sono alternate le esibizioni del Coro Giovanile dell’Associazione Corale Intonando, diretto da Franco Biglino, facendo dialogare spiegazione e ascolto, medicina e musica.

Un percorso che ha mostrato le diverse facce dello stesso elemento: il suono che, quando supera determinate soglie, può danneggiare l’udito; quello che le nuove tecnologie possono aiutare a ritrovare quando viene perduto; e infine il suono e la musica che possono diventare strumenti di cura e di benessere.

“Suoni che curano”: Federica Di Berardino ospite di Profondo Umano 2026
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