Comunicato stampa
PIEMONTE – L’introduzione dell’Euro digitale può rappresentare un’importante occasione per rafforzare la modernizzazione e l’autonomia strategica dell’Europa, purché vengano garantite condizioni di utilizzo semplici, eque e trasparenti per imprese, soprattutto di micro e piccole dimensioni, e consumatori. È questa la posizione di Confcommercio in relazione all’iter in corso a Bruxelles su questa grande novità, a patto che siano previsti un tetto massimo dei costi di accettazione, la traslazione diretta dei costi azzerati, la trasparenza dei dati e la comparabilità dei costi al livello del singolo imprenditore.
La digitalizzazione dei pagamenti è ormai strutturale: nel 2025, secondo l’Osservatorio pagamenti digitali del Politecnico di Milano, le transazioni digitali in Italia hanno raggiunto i 518 miliardi di euro, pari al 45% dei consumi complessivi. A livello europeo il mercato dei pagamenti è concentrato nelle mani di soli dodici grandi operatori, che controllano il 78% delle transazioni, con il 43% riconducibile a soggetti extra Unione europea. Si aggiunga che secondo la Bce le micro e piccole imprese pagano attualmente fino a quattro volte di più per l’accettazione dei pagamenti elettronici rispetto alle grandi aziende.
Occorre dunque contrastare l’idea che gli esercenti debbano essere trattati semplicemente secondo il principio “non peggio di prima”: al contrario Confcommercio sostiene la necessità di una commissione uniforme nell’intera area dell’euro indipendentemente dalle dimensioni dell’impresa, assicurando l’integrazione naturale del nuovo strumento sui quattro milioni di Pos già operativi nel Paese, oltre che sui registratori telematici e sui retail online.
«Per i piccoli negozi, i bar e gli operatori dei mercati, che vivono di transazioni sotto i 20 Euro», dichiara il presidente di Confcommercio Piemonte, Giuliano Viglione, «sarà fondamentale azzerare le commissioni su queste soglie per preservare i già ridotti margini aziendali». Particolare attenzione dovrà essere riservata all’azzeramento dei costi di commissione per le operazioni offline e quelle intra-gruppo o sullo stesso prestatore di servizi di pagamento, per cui non si applica l’inter-Psp free, puntando ad assicurare un risparmio a valle per gli esercenti e, a cascata, per i consumatori.
È inoltre necessario recepire le proposte del Parlamento europeo che prevedono la raccolta e la pubblicazione periodica di open data granulari sui costi reali dei pagamenti, sul modello della Banca centrale australiana che pubblica sul proprio sito web dati aperti e periodici sui costi effettivi di accettazione delle transazioni. Confcommercio richiede, infine, che venga difesa la norma approvata dal Parlamento europeo, secondo cui viene garantito all’esercente un prospetto chiaro, sintetico e standardizzato, indispensabile per confrontare l’offerta dell’Euro digitale rispetto alle carte commerciali. «Regole trasparenti e costi oggettivamente convenienti rappresentano i prerequisiti indispensabili perché l’Euro digitale diventi un reale ed effettivo equivalente elettronico del contante, evitando dannosi effetti reputazionali, polemiche politiche o lo spiazzamento della nuova valuta pubblica», conclude Viglione.
