ALBA – Un tema di grande attualità è stato al centro della conviviale del Rotary club Alba. Protagonista della serata, sotto la presidenza di Luigi Minasso, è stato Marco Bertoluzzo, criminologo e direttore del Consorzio socioassistenziale Alba Langhe e Roero, che ha affrontato con chiarezza e competenza il tema della sicurezza nella città di Alba e nei territori limitrofi, soffermandosi sul rapporto tra dati relativi alla criminalità e percezione di insicurezza da parte dei cittadini.
Nel corso della relazione, il dottor Bertoluzzo ha evidenziato come il concetto di sicurezza, inteso anche come condizione di tranquillità e assenza di preoccupazioni, debba essere analizzato tenendo conto di diversi fattori. I dati statistici collocano l’Italia tra i Paesi europei con i più bassi tassi di omicidio: circa 0,5 ogni 100mila abitanti, un valore in sensibile diminuzione rispetto agli anni Novanta, quando si attestava intorno all’1,5. Di contro, sono in forte crescita i reati informatici, con un incremento indicato nel 160%, così come le truffe online e quelle ai danni delle persone anziane. I furti in abitazione continuano inoltre a rappresentare un fenomeno rilevante, particolarmente concentrato nelle grandi città.
Il quadro statistico, tuttavia, non restituisce necessariamente la reale dimensione del fenomeno criminale. Occorre considerare il cosiddetto numero oscuro dei reati, ovvero l’insieme delle violazioni subite ma mai denunciate, per sfiducia, disillusione, difficoltà burocratiche o mancanza di tempo. Si tratta di una componente difficile da quantificare, che invita a interpretare con cautela i dati ufficiali: la diminuzione delle denunce, infatti, non coincide necessariamente con una riduzione dei reati effettivamente commessi.

La percezione della sicurezza rappresenta un ulteriore elemento di analisi. Non sempre, infatti, coincide con l’andamento reale della criminalità, poiché è influenzata dal vissuto personale, dalle esperienze individuali e dal contesto sociale. Non può, tuttavia, essere liquidata come una semplice reazione emotiva. Bertoluzzo ha richiamato anche il ruolo dei mass media che, a partire dagli anni Duemila, hanno contribuito ad amplificare la sensazione di paura attraverso la vasta risonanza attribuita a casi di cronaca nera, come quelli di Omar ed Erica e l’omicidio del piccolo Samuele a Cogne.
Dalle interviste condotte nelle grandi città emerge, inoltre, una differenza significativa tra gli spazi privati, nei quali le persone tendono a sentirsi più tranquille, e quelli pubblici, dove si manifesta maggiormente il senso di disagio.
Un passaggio centrale della relazione è stato dedicato alla teoria delle finestre rotte, elaborata dai sociologi americani James Q. Wilson e George L. Kelling. Secondo questa teoria, il degrado urbano può trasmettere un senso di abbandono, suggerire l’assenza di regole e favorire comportamenti antisociali. Quando si afferma che «Alba non è più quella di una volta», ha osservato Bertoluzzo, ci si riferisce anche alla trasformazione degli spazi pubblici e alla presenza di segnali di trascuratezza, come erba alta, scritte sui muri ed edifici abbandonati o fatiscenti. La sicurezza, dunque, non riguarda soltanto la criminalità, ma anche la capacità di amministrare e curare gli spazi comuni. In quest’ottica, diventa fondamentale intervenire tempestivamente su ogni forma di danneggiamento e degrado, restituendo ai cittadini luoghi decorosi, accessibili e vivibili.
Alba, negli ultimi anni, ha attraversato una trasformazione significativa, passando da città vissuta dai suoi abitanti a centro sempre più frequentato da visitatori e persone di passaggio. La crescente vocazione turistica, con migliaia di presenze nel centro storico durante i fine settimana, ha modificato gli equilibri della città. Alla progressiva scomparsa di alcuni negozi di prossimità si è accompagnata la diffusione di attività di ristorazione e di esercizi commerciali che, secondo l’analisi del relatore, non sempre garantiscono una presenza continuativa nelle ore serali.
A questo si aggiunge il problema dell’inquinamento acustico notturno, che può diventare particolarmente gravoso per i residenti del centro storico, costretti a convivere con schiamazzi e comportamenti legati all’abuso di alcol e sostanze, talvolta protratti fino alle prime ore del mattino.
Nel suo intervento, Bertoluzzo ha individuato anche alcuni elementi positivi che possono contribuire a migliorare la situazione. La presenza sempre più diffusa di sistemi di videosorveglianza costituisce uno strumento utile per il controllo del territorio e per le indagini, con effetti anche in termini di prevenzione. Ha inoltre richiamato il progressivo ridimensionamento di alcune tipologie di rapina, come quelle ai danni di banche, farmacie e supermercati, anche in relazione alla minore disponibilità di contante e alla diffusione dei pagamenti elettronici.
Un ruolo importante è svolto dalla sicurezza partecipata, che coinvolge direttamente i cittadini nella tutela del territorio. Ne è un esempio il controllo di vicinato, sperimentato con risultati positivi in diversi paesi attraverso reti di residenti e gruppi di comunicazione che consentono di segnalare tempestivamente situazioni o movimenti sospetti, in collaborazione con le autorità competenti.
Resta tuttavia centrale, nella visione del relatore, il recupero e la cura dello spazio pubblico, considerati strumenti fondamentali per rafforzare il senso di sicurezza. A questo proposito, Bertoluzzo ha citato un progetto del Consorzio socioassistenziale che ha coinvolto un gruppo di persone con disabilità nella pulizia dei Giardini della stazione. L’intervento ha contribuito a migliorare la fruibilità dell’area, favorendo il ritorno dei bambini a giocare negli spazi verdi e modificando la percezione del luogo da parte dei cittadini.
La relazione ha affrontato anche il tema della diffusione delle armi, interpretata come possibile espressione di paura e della tendenza di alcuni cittadini a cercare forme individuali di difesa. Particolare attenzione è stata dedicata alla ricomparsa, tra i giovani, di armi da taglio, come coltelli e bottiglie rotte, nonché alle caratteristiche dei gruppi giovanili coinvolti in comportamenti violenti o criminali. Bertoluzzo ha distinto diverse realtà, dalle bande con connotazioni etniche ai gruppi legati a contesti di criminalità giovanile, fino al fenomeno dei cosiddetti maranza.
In conclusione, Marco Bertoluzzo ha ribadito con forza che il controllo, la cura e la restituzione dello spazio pubblico alla cittadinanza rappresentano elementi essenziali per promuovere una maggiore percezione di sicurezza. Una città curata, vissuta e presidiata può infatti contribuire a rafforzare la fiducia dei cittadini e il senso di appartenenza alla comunità. Al termine della relazione, le numerose domande dei partecipanti hanno dato vita a un vivace confronto, arricchendo una serata di approfondimento su un tema di grande rilevanza per il presente e il futuro della città. Gradita ospite è stata la dottoressa Monica Coscia.
