Chi ha autorevolezza e chi no

Incontri che cambiano la vita

UN PENSIERO PER DOMENICA 28 GENNAIO

Marco scrive il suo Vangelo per far conoscere a quanti non lo avevano incontrato il Gesù storico. A differenza di Matteo e Luca, egli dà meno spazio all’insegnamento di Gesù e preferisce far parlare i fatti. Sono però sufficienti poche parole, come in questa IV domenica per farci capire come insegnava Gesù.

Una parola autorevole. Fin dalla prima uscita pubblica, nella sinagoga di Cafarnao (Mc 1,21-28), Gesù colpisce perché «insegnava come uno che ha autorità, non come gli scribi». La differenza era netta: mentre gli scribi si limitavano a commentare la Scrittura elencando le interpretazioni dei maestri, Gesù offre una sua interpretazione netta e autorevole. Anche oggi chi parla con autorevolezza colpisce, perché siamo sommersi da parole vuote. I nuovi media e la campagna elettorale in corso ne sono un esempio: una gara a chi fa le promesse più mirabolanti e chi riesce a trovare le affermazioni capaci di fare notizia. Non a caso l’autorevolezza della politica è ai minimi storici. Sui temi più scottanti solo chi, come il Papa, guarda più in là delle elezioni, può permettersi di parlare chiaro.

Una parola liberante. Un’altra novità dell’insegnamento di Gesù è la sua forza liberante. Egli non è solo il nuovo Mosè, che parla in nome di Dio (Dt 18,15-20), ma ha in sé la forza di Dio. La guarigione dell’indemoniato della sinagoga mostra che la sua parola risana, libera, fa crescere in umanità, apre scenari di vita nuova. Tutto l’opposto di tante parole della politica, impotenti a risolvere i problemi reali, a cacciare i demoni della corruzione, della violenza, dello sfruttamento, dell’incompetenza, del crimine.

Richiamo al primato di Dio. È lo spirito malvagio, appena cacciato a rivelare l’identità di Gesù: «Io so chi tu sei: il santo di Dio». Gesù è “santo”, in quanto vive per Dio, appartiene solo a lui. È lo stile di vita che Paolo raccomanda ai Corinzi (1Cor 7,32-35), invitando uomini e donne a prendere in considerazione la possibilità di non sposarsi, per preoccuparsi solo delle cose del Signore. Certo deve essere una scelta libera, ma questa è l’essenza della vocazione religiosa su cui siamo invitati a riflettere: rinunciare a qualcosa di buono e santo, come l’amore coniugale, perché “Dio solo basta” a dare senso e pienezza alla vita.

Lidia e Battista Galvagno

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