Festival biblico: questa sera si parla di imprenditorialità, intrattenimento e poesia

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La compagnia Olimpia Fortuni che sarà alla prossima edizione di Mirabilia

ALBA «Quando la visualità incontra la sonorità si creano sinergie potenti, messaggi dal forte valore comunicativo»: così Pier Mario Mignone, direttore dell’Alba film festival, racconta la collaborazione tra il “suo” progetto e il Festival biblico che dal 5 al 9 giugno proporrà incontri nel territorio albese.

Questa sera, sabato 8 giugno alle ore 21, in sala Beppe Fenoglio (nel cortile della Maddalena) il festival prosegue con l’incontro dal titolo “Fuori dalla polis, tra le polis”. Spiega Mignone: «Proporremo una riflessione sul vivere in provincia, in piccole città, paesi di campagna e natii borghi selvaggi. Si parlerà di imprenditorialità, intrattenimento e poesia con la partecipazione di protagonisti del territorio e documentazione video». Interverranno in particolare il fondatore e patron di Eataly Oscar Farinetti e Fabrizio Gavosto, direttore artistico del festival Mirabilia (vedi intervista qui sotto). La docente Daniela Paganelli, per chiudere la serata condotta dal direttore di Gazzetta d’Alba Giusto Truglia, leggerà l’Infinito di Giacomo Leopardi.

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Oscar Farinetti

L’ultimo incontro del Festival biblico sarà domenica 9 giugno (ore 11 in sala Beppe Fenoglio) con il concerto del flautista Giuseppe Nova accompagnato dagli Archimedi. Verrà proposto un viaggio sonoro e cinematografico avente come tema la grande città.

Nel pomeriggio della domenica in sala Alberione di piazza San Paolo (ore 17) verrà infine proiettato il pluripremiato film Goodbye Lenin a 30 anni dalla caduta del muro di Berlino.

Conclude Mignone: «Quest’anno il tema della polis è centrale nel festival, intendendo con questo termine il centro abitativo minimale: l’abitazione di famiglia, il villaggio, il paese. La comunità più elementare del convivere umano a partire dalla quale le relazioni tra persone assumono significato e si realizzano. La co-presenza di musica e cinema ci consentirà di vivere un’esperienza multisensoriale ed emotivamente molto intensa».

v.g.

«L’uomo cerca la meraviglia»

Fabrizio Gavosto è il direttore artistico del festival Mirabilia, dedicato all’arte circense e performativa, che quest’anno si terrà a Piozzo, Torino, Savigliano, Fossano, Busca, Costigliole Saluzzo, Saluzzo, Castelmagno e Vignale Monferrato dal 21 giugno al 30 agosto.

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Fabrizio Gavosto, direttore artistico del festival Mirabilia

Sabato 8 giugno (ore 21 in sala Beppe Fenoglio, nel cortile della Maddalena; vedi sopra) Gavosto sarà tra i relatori dell’incontro dal titolo “Fuori dalla polis, tra le polis” nella cornice del Festival biblico. Insieme a lui Oscar Farinetti.

Perché Mirabilia assume un valore particolare per un contesto come la provincia di Cuneo, per i piccoli e sovente dimenticati borghi?

«Mirabilia è un processo di interazione col territorio attraverso le arti performative. È uno strumento fluido e duttile, adatto ad agire in modo sempre nuovo. L’enorme lavoro sviluppato negli anni su Fossano ha consentito di individuare sempre nuovi metodi e luoghi da trasformare in veri e propri protagonisti di narrazioni condivise. Ne sono esempi quest’anno le cave di Alabastro di Busca, Castelmagno, il Museo ferroviario di Savigliano e tanti altri scenari scelti non per ospitare semplici spettacoli, ma per essere le stelle dirette e attive che interagiscono col pubblico».

Sembra che molti paesi e aree si stiano accorgendo del valore delle arti performative, non solo a livello di intrattenimento ma anche dal punto di vista sociale e culturale.

«Il mondo cambia intorno a noi a velocità sempre crescente e le performing arts rappresentano sia uno degli strumenti di espressione del cambiamento, sia uno dei motori promossi con forza dalla Comunità europea. La Catalogna, la Francia, lo stesso Piemonte e la Compagnia di San Paolo, ora anche il Portogallo e i Paesi nordici stanno orientando i propri programmi culturali in una nuova ottica di sviluppo, stimolando la nascita di professionalità inedite all’interno dell’universo culturale. Mestieri in grado di interagire e collegare i vari settori, dall’industria all’agricoltura, dal sociale all’alberghiero, per adeguarsi a nuove regole di gioco e sviluppo».

Il concetto di meraviglia, su cui il vostro festival sembra poggiare le basi, è ancora vivo nella nostra società?

«La meraviglia è insita nell’animo umano. L’uomo cerca la meraviglia in ogni cosa, in ogni esperienza, e non sempre la trova, in un mondo bombardato da stimoli continui. Ma quando la incontriamo ci affascina e cattura. La meraviglia è uno strumento potente, capace di stimolare grandi emozioni, grandi pensieri, o anche solo di rendere più viva e interessante la nostra vita quotidiana. Essa è la base dei primi riti sciamanici, della musica, della letteratura. È molto sviluppata nel bambino, ma anche nell’adolescente e nell’adulto. Credo che ancor più oggi, inseriti in una società che oscilla tra il digitale e il reale, la meraviglia sia parte della nostra vita e della nostra società. A vedere cosa succede durante il festival, dove la meraviglia per il luogo, o per la situazione o per la performance diventa protagonista, direi anzi che è sempre più presente e viva».

Matteo Viberti

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