Donne al volante meno pericolose degli uomini

GENDER GAP Parliamo di donne al volante con la ricercatrice di Ires (Istituto per le ricerche economiche e sociali) Piemonte Sylvie Occelli. Nel 2013, con 4 milioni e 100mila spostamenti, il gentil sesso piemontese superava in termini di mobilità gli uomini, per i quali se ne registravano “solo” 4 milioni (si veda anche l’articolo qui sotto). La presenza sulle strade e sui mezzi pubblici delle donne è quindi un dato di fatto, legato all’aumentata partecipazione al mondo del lavoro e alla socialità, e appare un mito da sfatare la presunta incompatibilità con i motori. Approfondendo il tema, anzi, si può dimostrare il contrario.

Quali sono le differenze più marcate che avete rilevato tra uomini e donne nel modo di spostarsi, Occelli?

«Rispetto agli uomini, le donne utilizzano di più il mezzo pubblico urbano e suburbano e l’auto come passeggero; inoltre, preferiscono spostarsi a piedi e sono nettamente meno propense a utilizzare la moto».

Questo incide sui tassi di incidentalità?

«In Piemonte l’incidentalità coinvolge soprattutto gli uomini. Nel 2017 otto morti su dieci in un sinistro stradale sono maschi. Fra i feriti gli uomini sono quasi il 60 per cento. E ancora: i maschi muoiono o restano feriti soprattutto guidando il proprio mezzo, mentre l’incidentalità colpisce in misura maggiore le donne che si spostano in automobile come passeggere e quelle che preferiscono andare a piedi (in particolare, persone con oltre 65 anni)».

Insomma, le donne sembrano più sicure per quanto riguarda la guida sulle strade: si rompe lo stereotipo di matrice sessista che le descrive come più “pericolose” rispetto agli uomini?

«Assistiamo a una situazione che, tutto sommato, può ritenersi più favorevole per le donne: sono meno coinvolte dei maschi negli incidenti stradali e utilizzano i mezzi pubblici più degli uomini. Ovviamente, non è detto che il profilo di mobilità e la situazione di incidentalità per le donne piemontesi siano soddisfacenti. Di sicuro sono migliorabili».

Esistono differenze di genere sostanziali nell’atteggiamento verso il pericolo?

«Considerando la percezione dei rischi incidentali, non emergono differenze di genere significative per quanto riguarda la possibilità di essere coinvolti in un incidente. Ma la preoccupazione delle donne relativa al fatto che l’incidente possa realizzarsi risulta più elevata. Si tratta di un risultato particolarmente interessante, se si tiene conto del fatto che la percezione di un rischio può essere interpretata come l’esito di una valutazione cognitiva, mentre la preoccupazione per il rischio coincide con un fatto solo emozionale. Lo studio suggerisce che una maggiore attenzione a quest’ultimo aspetto potrebbe essere di aiuto nei programmi formativi orientati ad adottare comportamenti precauzionali di fronte ai pericoli».

Sara Elide

Donne al volante meno pericolose degli uomini

Soltanto una persona su 3 pensa sia diffusa la discriminazione

Il 27 per cento delle persone intervistate in Piemonte da Ires considera «molto o abbastanza diffuse» le discriminazioni basate sul sesso. Ovvero i pregiudizi, il sarcasmo maligno, la svalutazione, gli stereotipi di genere e gli abusi di potere degli uomini verso le donne sono reputati da un terzo dei cittadini come problema prioritario.

Questo dato restituisce la dimensione di come il rapporto uomo-donna sia ancora lontano dalla risoluzione. Se da una parte infatti possiamo interpretare come elevato il numero di persone che riconoscono il problema, rimane pur vero che il 65 per cento degli intervistati ritiene rare queste discriminazioni, «nonostante molti studi dimostrino che la disparità tra uomini e donne resta ampia in molti ambiti della vita sociale», spiegano i ricercatori di Ires Piemonte. Si assiste dunque a una sorta di negazione collettiva, una tendenza allo sminuire la criticità. Proseguono i ricercatori: «In circa due anni di attività la Rete regionale contro le discriminazioni ha ricevuto e trattato 207 segnalazioni di potenziale discriminazione (28 negli ultimi quattro mesi del 2017, 96 nel 2018, 83 nei primi sei mesi del 2019). Naturalmente il numero non è illustrativo del fenomeno nel suo complesso, dato che chi si rivolge ai servizi dedicati rappresenta solo una piccola parte delle vittime reali. I fattori di discriminazione maggiormente rilevati sono l’origine etnica o il colore della pelle (in circa il 41 per cento delle segnalazioni) e la disabilità (circa il 26 per cento)».

m.v.

La rivoluzione femminile si vede sulle strade

«Nelle battute sarcastiche degli uomini su come guidano le donne esiste un universo emotivo, ma è il solito tentativo di dominio. Non mi piace quando mi dicono che ho sbagliato un parcheggio, perché sono una donna. La maggioranza dei miei amici maschi non guida meglio delle mie amiche. Non c’è correlazione tra il senso di sicurezza che avverto in auto e il sesso del guidatore: piuttosto mi rassicura la sua prudenza, il suo senso di attenzione e la concentrazione. Per questo mi arrabbio quando qualcuno ironizza su una donna alla guida. Dietro l’innocuità della burla si cela un pericoloso strumento di legittimazione del potere maschile, della presunta superiorità rispetto alla femmina». Parla Miriam, una giovane lettrice, che abita ad Alba e studia letteratura all’università di Torino.

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Sylvie Occelli di Ires Piemonte

Con le sue parole inizia il viaggio di Gazzetta d’Alba nel mondo delle discriminazioni di genere e della distanza che ancora oggi separa gli uomini dalle donne. Per cinque numeri pubblicheremo un servizio, in collaborazione con i ricercatori di Ires Piemonte, sulle ingiustizie quanto mai radicate, che in modo silenzioso e non esplicito creano differenza e stereotipi.

Il primo capitolo del viaggio nelle insidie della discriminazione è legato al mondo della strada. Nel 2013, ultimo anno in cui è stata effettuata l’indagine regionale, la popolazione “mobile” femminile superava – seppur di poco – quella maschile. In media, le donne facevano 2,75 spostamenti al giorno contro i 2,73 degli uomini. Suggestivo il confronto temporale: nel 2004 erano 5 milioni gli spostamenti annuali per i maschi, che scendevano a 4 milioni e 700mila per le femmine. Nel 2013 entrambi i numeri si riducevano, ma nel complesso le donne (con 4 milioni e 100mila spostamenti) superavano gli uomini (4 milioni). Assistiamo dunque a un’inversione di tendenza: se prima erano gli uomini a dominare il mondo della strada, ora lo sono le donne. La variazione più significativa si osserva per donne in età matura (tra 50 e 64 anni), sostenuta da un aumento della partecipazione al mercato del lavoro per questa fascia di popolazione.

Qual è il messaggio implicito? Le donne si svincolano dal loro ruolo domestico, creano reti e movimenti e tramutano la stasi in mobilità. La rivoluzione si manifesta a partire dalle strade, un fenomeno che però espone a maggiori pericoli (si veda anche l’intervista che apre questa pagina).

s.e.

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