Politica e 600 euro, le scuse dei consiglieri: colpa fiscalista o beneficenza

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Immagine d'archivio del Consiglio regionale

POLITICA Dagli inconsapevoli, perché «è tutta colpa del commercialista» (a volte, compagna e commercialista) a chi invece voleva intenzionalmente punire una legge sbagliata e fare beneficenza. Ma ci sono pure i “consiglieri del gettone” che, in nome dello stipendio irrisorio legato alla presenza effettiva, prendono le distanze dai furbastri più ricchi del Parlamento. Sono gli amministratori locali che hanno rivelato di aver chiesto, e spesso ricevuto, il bonus Inps da 600 euro a marzo e aprile, per partite Iva e lavoratori autonomi.

Tra le scuse più assurde c’è la spiegazione data da Diego Sarno, consigliere regionale del Pd in Piemonte: la sua compagna fa la commercialista «gestisce la contabilità riguardante la mia attività professionale», spiega in un lunghissimo post su Facebook. Così è capitato che «durante il lockdown, per provare diverse procedure ha usato la sua partita Iva e anche la mia». Da lì l’inghippo: «Quando è uscito il bonus per gli autonomi, ha usato la mia partita Iva per provare la procedura e nella contemporaneità di quelle degli altri clienti, ha concluso la mia per errore». Ma il consigliere non si è preoccupato, dando per scontato che i 600 euro gli sarebbero stati negati. E invece no. Perciò è scattato il piano B, alias donarli in beneficenza.

La strada della beneficenza è stata rivendicata da parecchi consiglieri. Contro di loro si scagliano sui social i commenti più ironici e amari. Feroce Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia-Romagna: «Se fai beneficenza la farai con risorse tue, non con il bonus ricevuto da risorse messe a disposizione dallo Stato». Per Ubaldo Bocci che un anno fa sfidò, per il centrodestra, l’attuale sindaco di Firenze Dario Nardella è stata una strategia mirata: «Volevo dimostrare che il governo stava sbagliando a dare soldi senza distinguere e non dandoli a disabili e tossicodipendenti». Alessandro Montagnoli, uno dei tre consiglieri regionali veneti della Lega che hanno chiesto l’indennità (e che il governatore Zaia potrebbe non ricandidare), li ha stornati alla Protezione civile e ha preso la decisione con sua moglie. Ora però ammette: «Con il senno di poi ho fatto una leggerezza, ma in buona fede».

Una scelta «a cuor leggero forse», confessa anche Claudio Leone, consigliere leghista in Piemonte. Ma si difende: «La politica non c’entra nulla». Al verdetto della politica è appeso Gianluca Forcolin, numero due della giunta leghista di Luca Zaia in Veneto che però il bonus non l’ha ottenuto. A chiederlo per lui è stato lo studio di commercialisti di cui è socio. Era andato “in automatico” dopo le ferie forzate e la cassa integrazione ad alcuni dipendenti. «Ma io non lo sapevo», ricostruisce due giorni dopo la bufera dei bonus.

Dice di aver già provveduto a restituire il bonus Matteo Gagliasso, consigliere regionale del Piemonte, eletto lo scorso anno con la Lega. Gagliasso, nato ad Alba e residente nel saviglianese, coordinatore provinciale dei giovani padani spiega che la pratica per ottenerlo sarebbe stata avviata dal suo commercialista perché l’azienda immobiliare per cui il consigliere regionale lavora era rimasta chiusa durante il lockdown. Venerdì scorso, quando si è recato dal commercialista prima delle vacanze, sempre secondo quanto si apprende, Gagliasso ha subito chiesto di avviare la pratica per la restituzione dei 600 euro percepiti per due mensilità.

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