Chiara Gribaudo: «Parità salariale per le donne nel mondo del lavoro»

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L’INTERVISTA L’onorevole Chiara Gribaudo (Pd) è tra le promotrici della proposta di legge sulla parità salariale, ora sottoposta all’esame delle Camere. Si apre, a breve, la fase emendativa ma, dalle parole della deputata, filtra cauto ottimismo. Il testo unificato, infatti, è stato recentemente approvato in Commissione Lavoro, ottenendo il sostegno trasversale di tutte le forze politiche.  La pandemia, e la crisi economica da essa innescata, rendono ancor più attuali i contenuti di una legge che, ci spiega Gribaudo, intende intervenire con pragmatismo su un’ingiustizia, il divario salariale fra i sessi, che separa l’Italia dalle principali realtà europee.

Onorevole, crede esista un nesso tra violenza contro le donne e la disparità di trattamento economico?

Certamente sì. Teniamo conto che molti episodi di violenza, soprattutto quella cosiddetta “di ritorno”, sono scatenati dalla mancata accettazione da parte dell’ex partner dell’emancipazione della donna, vittima di violenza. Esiste un tema culturale che ha una stretta relazione con quanto accade nella realtà lavorativa e sociale. Occorre ad esempio riflettere, allargando la prospettiva, sul mancato riconoscimento del lavoro domestico. Bisogna infatti precisare che sulle donne non per scelta libera, ma, nella maggior parte dei casi, per costrizione e obbligo culturale ricade l’onere del carico famigliare. Sia per quanto riguarda la cura dei figli, sia per la gestione dei genitori anziani. Situazione che ha un immediato riflesso in ambito lavorativo. Le cifre sono impietose: il 30 per cento delle donne lavora part-time contro l’8 percento degli uomini. E non si dica che si tratta di una scelta. La maggior parte di loro, 2 su 3, preferirebbe un contratto a tempo pieno. Ma la proposta non arriva.

Cosa può dirci della situazione nella nostra regione?

Segue il trend nazionale. Sebbene la situazione al Sud sia più grave per l’occupazione femminile, non ci sono ragioni di essere soddisfatte. Il problema principale è la mancanza di dati che possano restituire un quadro preciso della condizione femminile. Con questa proposta di legge s’intende porre rimedio a questa situazione, obbligando le aziende alla trasparenza.

Quali sono i suoi contenuti principali?

Si vogliono modificare soprattutto le dinamiche interne alle grandi aziende, qui si verificano i principali blocchi di carriera. Nuove regole porterebbero a favorire le assunzioni, una adeguata rappresentanza nei ruoli dirigenziali e maggiore trasparenza. In cambio le aziende riceverebbero sgravi fiscali e soprattutto, aspetto a cui sono molto sensibili, un beneficio per la propria reputazione.

Infatti, per molte di loro, è già partita la corsa alla certificazione…

Sì, ma attenzione. La legge intende introdurre controlli severi e non limitarsi alla distribuzione di patenti. Crediamo che la ripartenza economica debba rappresentare una cesura rispetto a scelte passate. Giusto aiutare concretamente le aziende ma a patto che condividano principi etici. No, dunque, a una cultura d’azienda che considera la maternità un pericolo da scongiurare, svilisce le competenze e relega le donne a un ruolo marginale.

La legge sulla parità si propone di colmare la distanza fra uomo e donna ma anche il divario fra Italia e altri Paesi europei. Quali le linee guida che avete seguito?

Sono arrivate indicazioni molte precise in sede europea. Prima fra tutte la richiesta di trasparenza, ma anche un investimento serio sul fronte istruzione. L’emancipazione della donna passa dalla formazione ma troppo spesso, a pari livello di istruzione, corrispondono livelli occupazionali diversi tra uomo e donna. Un dato fa riflettere: il 56% dei laureati, la maggioranza, sono donne, ma studio e impegno non sono premiati. Ci sono però segnali positive. Il mondo femminile sta prendendo coscienza di questa ingiustizia e si muove con una certa compattezza, superando le differenze di schieramento politico.

Il numero di Gazzetta  in uscita in edicola martedì dedicherà un servizio alla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Alessio Degiorgis

 

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