Problemi a grappoli per la politica europea

C’erano una volta la Svezia e il Parlamento europeo 1

BRUXELLES Come i grappoli, con qualche anticipo presto maturi nelle nostre vigne  per la vendemmia, così qualcosa del genere accade anche nella politica europea, dove non mancano grappoli di problemi ed è incerta la vendemmia di soluzioni.

Che l’Europa sia di fronte a problemi a grappolo è un’evidenza: dalla pandemia non domata alla pressione migratoria aggravata dal dramma degli afghani, dalle incognite delle future relazioni internazionali all’incertezza che si annuncia per alcune importanti consultazioni elettorali, non solo in Germania, ma anche in Francia e in Italia.

Dalla soluzione di questi “problemi” prenderanno forma gli scenari politici europei per i prossimi anni, lasciandosi alle spalle le fragili certezze del passato, ormai in crisi irreversibile, e utili punti di riferimento che avevano aiutato l’Unione Europea a orientarsi nel corso dei suoi settant’anni di vita.

Il quadro internazionale, già precario prima, è stato sconvolto dalla vicenda afghana che non ha ancora rivelato tutto il suo potenziale dirompente. Tornati a casa i militari della coalizione occidentale, restano i problemi di un’area oggetto di molti desideri e contesa tra nuove grandi e medie potenze – come Cina, Russia, Turchia e Iran – che non mancheranno di occupare il vuoto lasciato dagli Stati Uniti e dai suoi alleati. Un altro vuoto peserà sull’Afghanistan, abbandonato da migliaia di suoi cittadini che già si sono riversati in gran numero nei Paesi limitrofi e proseguiranno la loro fuga in cerca di libertà anche nella non lontana Europa, tuttora incapace di una politica di accoglienza condivisa.

Al suo interno l’Unione Europea, ancora a lungo alle prese con la pandemia e poco coordinata nelle misure sanitarie di sicurezza, con pericolose ricadute sulla gestione delle sue frontiere tanto esterne che interne, deve affrontare nei suoi tre principali Paesi membri elezioni che potranno disegnare un nuovo quadro politico con importanti ricadute sul già fragile “governo” europeo.

Sono ormai imminenti le elezioni in Germania: in palio a Berlino la Cancelleria, guidata con crescente perizia per 16 anni da Angela Merkel, cui la storia attribuirà un bilancio di ombre e luci, queste ultime maggiormente in evidenza nel corso del suo ultimo quarto mandato, meno nei tre precedenti.

Dall’esito elettorale di settembre non dipenderà soltanto la guida della Germania, ma anche in gran parte quella dell’Unione Europea come avverrà, in misura diversa, con le elezioni presidenziali francesi del maggio prossimo: due risultati che diranno quanto potrà essere attivo nell’Ue il “motore franco-tedesco”, messo in seria difficoltà da qualche tempo a questa parte e segnato da una netta prevalenza di orientamento da parte di Berlino rispetto a Parigi.

C’erano una volta la Svezia e il Parlamento europeo
Franco Chittolina, sociologo, ha lavorato per 25 anni nelle istituzioni europee

Per completare il quadro non va dimenticato un altro importante appuntamento elettorale in Italia all’inizio del prossimo anno. Preceduta da un’importante tornata di elezioni amministrative nell’autunno, a febbraio sarà la volta dell’elezione del Presidente della Repubblica, un ruolo non assimilabile a quello dei due profili impegnati in Germania e Francia, ma la cui responsabilità in Italia e in Europa non è da sottovalutare.

L’azione del presidente Mattarella si è rivelata decisiva per la politica italiana e ha rappresentato una garanzia di credibilità agli occhi delle autorità europee. Se poi a questo si aggiunge l’incerta sorte di Mario Draghi, conteso tra una prosecuzione come Capo del governo fino almeno al 2023 e una possibile candidatura nel 2022 alla presidenza della Repubblica, allora il quadro politico italiano ed europeo cumula molte variabili con esiti difficilmente prevedibili. Un nuovo “triangolo”, non proprio equilatero, si profila alla guida dell’Ue: con la speranza che il suo lato italiano confermi la qualità delle attuali presidenze della Repubblica e del Consiglio dei ministri.

Franco Chittolina

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