Il commercio ad Alba resiste anche al Covid

ECONOMIA È tempo di bilanci per il commercio albese, tra vetrine che si spengono e altre che si riaccendono nelle vie più fortunate dal punto di vista della clientela, mentre altre faticano ad avere visibilità.

Si parla di un settore che da almeno un decennio è alle prese con cambiamenti epocali, dall’avvento della grande distribuzione alla diffusione delle vendite on-line, ma che negli ultimi due anni si è trovato ad affrontare anche l’impatto della pandemia.

Il commercio ad Alba resiste anche al Covid

Per alcuni esercenti è stato inevitabile, dopo mesi di limitazioni, abbassare le serrande. Ma c’è anche chi ha scelto di lanciarsi in nuove attività o di prendere le redini di negozi che altrimenti avrebbero chiuso.

Come si evince dai dati rilasciati dall’Ufficio commercio, Alba rimane una città attrattiva e dinamica dal punto di vista imprenditoriale. Se si guarda infatti alle cessazioni e alle aperture, il 2021 rivela un saldo positivo di 14 unità, con un totale di 46 nuove aperture e 32 cessazioni.

Per essere precisi, se si contano gli esercizi di vendita al dettaglio, si sono registrate 43 aperture e 20 cessazioni. Si sono concretizzati anche 25 subingressi, cioè cambi di gestione, che hanno consentito di portare avanti attività che altrimenti sarebbero state a rischio.

Un discorso a parte meritano i pubblici esercizi, cioè bar, pizzerie e ristoranti, particolarmente penalizzati dalla crisi dovuta al Covid-19: nel corso dell’anno appena trascorso, sono 3 ad aver aperto in città, mentre 12 hanno chiuso in modo definitivo.

Ci sono anche stati 22 cambi di gestione, segno che le attività avviate attraggono comunque l’interesse di altri proprietari.

Gli uffici comunali forniscono anche i dettagli per le strutture ricettive – hotel, affittacamere, bed&breakfast, agriturismi e residence: nel 2021 sono 3 le nuove attività, mentre si è registrata una sola cessazione.

È il segnale che l’offerta turistica non ha registrato cambiamenti rilevanti rispetto all’anno precedente e ha retto meglio del previsto alla crisi.

Se si confrontano i dati con quelli degli scorsi anni, è interessante notare come il 2021 si sia rivelato più dinamico rispetto al periodo precedente alla pandemia.

Lo dimostrano i numeri relativi al 2019: il saldo era stato positivo di dieci unità, con 52 aperture, ma anche 42 cessazioni, di più rispetto all’anno appena trascorso. Se si torna al 2020, si può affermare invece sia stato l’anno con meno movimenti, complici i diversi lockdown e la maggiore incertezza sul futuro: ad Alba, gli uffici comunali hanno registrato 32 aperture, 30 chiusure e 15 subingressi.

Per tornare al 2021, in città risultano 1.176 attività commerciali attive: 881 sono negozi di vendita al dettaglio, quindi botteghe di vicinato, panetterie, edicole, medie e grandi strutture commerciali; 206 sono bar, ristoranti e pizzerie; 89 sono strutture per l’accoglienza turistica.

Sempre con riferimento al comparto ricettivo, possiamo allargare il campo alle realtà presenti nel territorio di Langhe, Roero e Monferrato, in base ai dati forniti dall’Atl: tra 2020 e 2021 si è passati da 2.256 strutture a 2.459, di cui la maggior parte fanno parte del settore extralberghiero. In termini di camere, oggi sono più di 11.500 quelle disponibili, per oltre 25mila letti.

Francesca Pinaffo

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