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Al via la stagione di incontri 2026 di Ithaca con Daniela Sironi della Comunità Sant’Egidio Piemonte

Si parlerà dell'importanza della diplomazia nel contesto globale di oggi. La Comunità è impegnata nel mondo nella difesa della pace

Al via la stagione di incontri 2026 di Ithaca con Daniela Sironi della Comunità Sant'Egidio Piemonte 1
Attacco russo in Ucraina. Foto Ugcc.

di Davide Barile

ALBAIthaca ha scelto per la sua stagione di incontri il tema “Il futuro da costruire”. Lunedì 12 gennaio, alle 18.30, nel palazzo Banca d’Alba Daniela Sironi, presidente della Comunità di sant’Egidio Piemonte, spiegherà perché “Senza diplomazia c’è la guerra”. L’assertività del titolo del suo intervento è dovuto, dice, al suo essere «l’esito del pensiero di una generazione che, dopo la Seconda guerra mondiale, ha sostenuto la creazione di organismi, per esempio l’Onu, in grado di contrastare l’insorgere di conflitti. C’era stato un grande movimento che richiedeva diplomazia e dialogo per affrontare le controversie internazionali: oggi, però, si torna all’antico, pensando che gli uomini non possano fare a meno di combattersi. Non si pensa a chi verrà, ma soltanto al vantaggio di chi governa le sorti dei Paesi e delle economie».

Cos’è cambiato, Sironi?

«La malattia del nostro tempo è il presentismo, il circoscrivere tutto alla nostra realtà senza prospettiva e morale. Alla base del dialogo diplomatico, al contrario, c’è la necessità di riconoscere che il nemico diventi un avversario. Davanti all’avanzata della tecnocrazia, tutto ciò può sembrare ingenuo, ma credo non esistano alternative alla diplomazia. Dobbiamo tornare alla libertà degli umani contro la dittatura economica e affarista in cui il forte schiaccia il debole. Già nel 2014 papa Francesco parlava della necessità di armare i giovani con la sapiente arte del dialogo come disciplina trasversale».

Perché si sta preferendo la via della guerra?

«In parte perché sta scomparendo chi ha vissuto gli orrori della Seconda guerra mondiale e si è prodigato nel farli conoscere. San Giovanni Crisostomo diceva che “la guerra è bella solo per chi non l’ha fatta”. Le voci delle vittime sono inascoltate, le ondate migratorie sono solitamente costituite da persone che cercano scampo dalla guerra. I profughi sono ambasciatori di un mondo in fiamme, in cui il 95 per cento delle vittime dei conflitti sono civili. Ucraina, Gaza, Myanmar, Nigeria, Ciad sono tutti luoghi in cui la violenza diventa l’unico modo in cui si vuole far prevalere il proprio interesse. Si irride il diritto, che è l’unico modo per garantire ai deboli di avere i propri spazi».

Al via la stagione di incontri 2026 di Ithaca con Daniela Sironi della Comunità Sant'Egidio Piemonte
Daniela Sironi

La Comunità di sant’Egidio lavora per la pace da tempo e in 70 Paesi del mondo.

«La prima esperienza internazionale fu in Mozambico: qui, la trattativa di pace durò ventisette mesi. Occorse avere pazienza: all’inizio dei negoziati le due parti restavano in stanze separate e, poco per volta, si arrivò alla stretta di mano. Siamo presenti in settanta Paesi e operiamo in tantissimi fronti. D’altronde, oggi per fermare la terza guerra mondiale a pezzi, pure la pace deve avvenire a pezzi».

Ci sono esempi più recenti del vostro lavoro?

«Nella Repubblica Centrafricana in mano alle bande armate si è riusciti a radunare tutte le parti per esporre le ragioni dell’uno e dell’altro: al termine degli incontri, diversi gruppi hanno consegnato le armi. Nella Libia in preda al caos abbiamo provato a lavorare con alcune tribù nomadi che, di fatto, sono padrone del Fezzan, la regione del sud da cui passano i trafficanti di esseri umani, e si è arrivati a una pacificazione. Altrove invece abbiamo ricevuto dei rifiuti. C’è sempre chi vuole prolungare le guerre. Le armi sono anche un grande interesse economico».

È stata manifestata la volontà, in Italia, di aumentare le spese per la difesa.

«Investire sulla guerra porta altra guerra. Non possiamo pensare di tornare a considerare le nuove generazioni come carne da macello. In Italia, penso sia necessario appellarsi di nuovo all’autorità morale dei papi. Da Benedetto XV in avanti sono stati contrari alla guerra. Dovremmo essere da guida per gli altri popoli». 

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