di Mirea Chiara Grimaldi
ALBA – L’Italia è tra i Paesi in Europa con il maggiore gap occupazionale per le persone con disabilità, anche maggiore rispetto a quello di genere: secondo un report del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro diffuso lo scorso dicembre – nell’ambito della Giornata internazionale per sensibilizzare sul tema –, nel 2023 solo il 33% delle persone con gravi limitazioni lavorava, arrivando al 57% di quelle con disabilità non grave, rispetto al 62% della popolazione generale.
Sono dati sconfortanti che si possono affrontare con un cambio di cultura, ma anche con azioni concrete. Nella nostra provincia, da cinque anni, Confindustria Cuneo ha introdotto per tutte le aziende associate la figura del disability manager. Per l’esattezza, sono due i professionisti che lavorano nell’ambito della cura della persona e che hanno alle spalle una formazione da assistenti sociali. Vista la sua specificità, ora la regia del servizio è passata alla nuova Fondazione industriali, che ha una vocazione in tal senso.
La proposta di Confindustria Cuneo
«Vi chiederete di che cosa si occupa un disability manager. Ci dedichiamo a tutta la parte di inserimento lavorativo di una persona con disabilità nelle aziende, ma anche del dopo, visto che il mantenimento è quasi sempre più complicato della fase iniziale», racconta Alessandra Dogliani, che esercita questo ruolo. Tutto comincia quasi sempre dalle richieste delle imprese e non dalle singole persone, tranne che nei progetti di inclusione sociolavorativa. Tra il 2023-2024, i diversi percorsi hanno portato a 31 persone inserite, con contratti a tempo determinato e anche indeterminato. In quest’ultimo anno sono stati portati avanti anche diversi progetti, a partire dai laboratori di sperimentazione della mansione, con costante affiancamento, in quattro aziende del territorio, con il coinvolgimento di otto persone con disabilità. Tra queste ultime, sono stati chiusi quattro contratti, di cui due indeterminati. Nei percorsi di formazione, cinque persone su sette hanno ottenuto un contratto. Invece, per quanto riguarda un progetto di Confindustria realizzato con un bando regionale di Agenzia Piemonte lavoro, sono stati cinque i percorsi di selezione e assunzione.
Passo per passo
Dogliani spiega come funzionano: «Si inizia dalla fase di pianificazione e ricerca, nella quale si analizzano i bisogni aziendali, ma anche le loro barriere, per capire il tipo di progetto che ogni realtà è disposta a realizzare; controlliamo tutto l’ambito relativo all’accessibilità, come i trasporti pubblici, e prendiamo contatto con i servizi sul territorio. Si passa, poi, alla fase di selezione, con la compresenza degli educatori, che conoscono meglio ogni candidato: arriviamo così a quello che chiamiamo il match perfetto».
Terre del Barolo: «Volevamo inserire una persona con disabilità non per l’obbligo legale, ma per creare un ambiente di lavoro qualificante»
«Dopo due tentativi gestiti in autonomia per inserire persone con disabilità, non andati a buon fine, abbiamo deciso di affidarci ai disability manager di Confindustria Cuneo. Noi siamo produttori di vino e non abbiamo né i mezzi né le capacità su questo tema: c’è bisogno di persone davvero competenti», racconta Stefano Pesci, direttore della cantina Terre del Barolo, che si trova in zona Uccellaccio a Castiglione Falletto.

La cantina conta già 50 dipendenti «ma, non solo come obbligo legale, avevamo il desiderio di inserire una persona con disabilità, per costruire una situazione
di lavoro qualificante e di vera valorizzazione». C’era però tutta una serie di domande: come fare? A chi rivolgersi? Dove individuare il candidato idoneo e come seguirlo? «Avevamo bisogno di aiuto. In questo modo è entrata in gioco Alessandra Dogliani». È cominciata così la collaborazione attuale con Confindustria, che ha subito impresso una svolta: «Grazie alla situazione di supporto creata, ci siamo resi conto di come ciascuno possa dare un contributo prezioso all’azienda. Siamo molto soddisfatti perché vediamo i ragazzi stabilizzarsi in una posizione, contribuire davvero e soprattutto costruire un legame solido nella nostra azienda», prosegue Pesci.
Una vera squadra
Il lavoro alla base del progetto è di creazione di una rete, avvalendosi di professionisti per seguire al meglio chi ha disabilità fisica o psichica: «La rete è un concetto che rende benissimo l’idea che regge tutto: un verso sostegno, che implica un confronto sereno quando si incontrano problemi, per permettere a ognuno di stare bene nel luogo in cui si muove». Oggi sono due i giovani assunti. Uno è stato inserito in una squadra di lavoro in un reparto molto operativo: si occupa di tutte quelle confezioni speciali, diverse per dimensione o tipologia, che non vengono fatte dalle macchine, ma manualmente. «È anche riuscito a prendere la patente del muletto: gli affidiamo inoltre lavori più complessi, come spostare bottiglie». Il secondo giovane è arrivato in cantina grazie al contatto con il consorzio socioassistenziale: «Fin da piccolo, aveva sempre aiutato in campagna. È stato naturale inserirlo sul campo, tra le vigne». Il rapporto con i colleghi si è rivelato molto positivo per entrambe le parti: «Gli spiegano i lavori e glieli mostrano: si è creata una bella squadra e, per lui, è positivo il raggiungimento di una certa autonomia, per il trasporto per esempio».
A livello pratico, poi, la rete funziona anche grazie alle verifiche periodiche effettuate dalla disability manager, ma anche dagli educatori e dagli assistenti sociali. «Ci siamo resi conto di come, per ogni persona, sia essenziale una figura di riferimento, magari un collega più anziano: in questo modo non ci si sente soli». Anche queste figure entrano a fare parte della rete. «L’inclusione si può raggiungere con il lavoro di tutti: è un traguardo condiviso», conclude.
